mercoledì 18 dicembre 2013

Il movimento gay Usa applaude il Papa, la destra vaticana insorge

The Advocate, antica rivista del movimento gay degli Stati Uniti, elegge Bergoglio ‘persona dell’anno’, la sua frase: ‘Chi sono io per giudicare un gay?’ ha avuto un impatto enorme. Ma il cardinale Burke non ci sta…

Quest’articolo è uscito sul Secolo XIX

“Se una persona gay cerca il Signore chi sono io per giudicarlo?” questa frase pronunciata da papa Francesco sul volo di ritorno dal Brasile a Roma dopo la giornata mondiale della gioventù di Rio, rischia di diventare davvero importante. Se infatti Time ha dedicato la sua classica copertina di dicembre a Bergoglio eleggendolo ‘persona dell’anno’, lo stesso titolo è stato assegnato al vescovo di Roma da un’altra rivista: ‘The Advocate’, storica testata del movimento Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) americano. D’altro canto anche un’altra prestigiosa rivista d’Oltreoceano come ‘The New Yorker’, ha messo in luce la straordinaria novità del pontificato di Bergoglio in un servizio che aveva per titolo: “Chi sono io per giudicare?”. La misericordia, l’accoglienza, si sottolineava nell’articolo, prendono il posto della norma rigida, del principio non negoziabile. E anche il movimento gay, a quanto pare, ha colto la novità.



 "Papa Francesco – afferma The Advocate - è leader di 1,2 miliardi di cattolici in tutto il mondo, piaccia o meno quello che dice fa la differenza”. Quindi veniva sottolineata l’importanza della famosa frase: “la brevità di tale dichiarazione e l'attenzione straordinaria che ha ottenuto subito, sono la prova dell’influenza del papa”. Il suo semplice porre una domanda:’Chi sono io per giudicare ?’ - rileva ancora The Advocate – “è diventato un segnale per cattolici e per il mondo che il nuovo papa non è come il precedente”. Già, perché un dato che la rivista vuole far emergere è proprio questo: la differenza di linguaggio e di approccio fra Bergoglio e i suoi due predecessori, Wojtyla e Ratzinger. Ancora, nelle motivazioni della scelta, si ricordano elementi critici come l’opposizione dell’arcivescovo di Buenos Aires ai matrimoni omosessuali bilanciata però dalla disponibilità al riconoscimento delle unioni civili manifestata in varie occasioni prima di essere eletto al Soglio di Pietro. 
 Viene inoltre citata un’affermazione chiave di questi primi mesi di pontificato, ovvero la dichiarazione del papa in merito alla necessità che la Chiesa smetta di occuparsi ossessivamente di nozze gay, aborto, uso dei contraccettivi, poiché le posizioni del magistero in materia sono ben note, mentre la condizione umana nel suo insieme è assai più meritevole dell’attenzione di sacerdoti e vescovi. Si tratta – non a caso - delle stesse parole che hanno messo in allarme diversi esponenti della linea ‘conservative’ del cattolicesimo americano e non solo. Proprio da quest’area, del resto, è infine uscita una presa di posizione pubblica decisamente critica verso il Papa. Il cardinale americano di Curia Raymond Burke, attualmente prefetto della Segnatura apostolica (un tribunale della Santa Sede), ha sostenuto in un’intervista all’emittente cattolica Ewtn,  che “non parleremo mai abbastanza di temi come l’aborto o la difesa del matrimonio”, mentre il recente documento del Papa ‘Evangelii Gaudium’, nel quale fra l’altro si criticava aspramente il capitalismo finanziario, non è sicuro che possa definirsi come magistero del pontefice.

Sta di fatto che Francesco nei giorni scorsi da una parte ha confermato i vertici della Congregazione per i vescovi a cominciare dal prefetto, il cardinale canadese Marc Ouellet, e però – allo stesso tempo - sui trenta membri dell’organismo che valuta le nomine dei nuovi vescovi in tutto il mondo, ben 12 hanno dovuto lasciare l’incarico, molti per raggiunti limiti di età, ma non tutti. Fra questi ultimi due nomi brillavano: quello del cardinal Burke e quello del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei. Intanto ieri il pontefice ha festeggiato il suo 77settesimo compleanno e per l’occasione tre persone senza fissa dimora sono state inviate a prendere parte alla messa mattutina a Santa Marta e poi a fare colazione con il papa.  

Francesco Peloso 

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