venerdì 13 dicembre 2013

Estela Carlotto, "la Chiesa ci può aiutare a ritrovare i nipoti rubati dalla dittatura”



ARGENTINA/ La presidente delle abuelas de plaza de Mayo spiega quale contributo possono dare oggi i vescovi e il Papa al ritrovamento dei nipoti nati dai figli dei sequestrati. Una storia tragica con molte complicità anche nel clero. Ma ora è iniziata una nuova stagione. 

Questa intervista è stata pubblicata su: Linkiesta

Di Francesco Peloso 

“La Chiesa ci sta aiutando a ritrovare i nostri nipoti: se 30 anni fa fu complice della dittatura, ora si è aperta una pagina speriamo nuova; stiamo lavorando concretamente insieme. Credo che incontrerò di nuovo anche il Papa, anche il Vaticano si sta muovendo”. A spiegare a Linkiesta la svolta ecclesiale sul caso dei figli dei desaparecidos argentini adottati illegalmente da famiglie spesso complici del regime militare,  è Estela Carlotto,  presidente delle ‘Abuelas de plaza de Mayo’, l’associazione che si batte da molti anni per il ritrovamento dei bambini  - oggi adulti – figli di ragazze e donne sequestrate negli anni della dittatura argentina (1976- 1983). Fino ad ora 109 nietos, nipoti, hanno ritrovato le loro famiglie d’origine, di altri 400 circa non si sa nulla, compreso il nipote della Carlotto. Estela ha ricevuto di recente la cittadinanza onoraria di Roma, quindi ha preso parte alla presentazione della ‘campagna per il diritto all’identità’ all’università di ‘Roma Tre’ un’iniziativa che coinvolge tutti gli atenei italiani. Si tratta del tentativo di ritrovare quei nipoti oggi adulti che potrebbero trovarsi in Italia, un’ipotesi verosimile considerato che più del 50%  degli argentini ha origini italiane e che già alcuni dei ragazzi recuperati sono stati rintracciati in Paesi diversi dall’Argentina, ma ancora nessuno nel nostro Paese.

Signora Carlotto, la Chiesa vi sta aiutando nella ricerca dei nipoti rapiti durante la dittatura?
Facciamo un po’ di storia: per la sparizione e il sequestro dei nostri figli, la prima porta alla quale abbiamo bussato, come cattolici, fu quella della Chiesa argentina, e dopo abbiamo saputo che il vertice della Chiesa argentina fu complice della dittatura, o in modo diretto o per omissione. Molti vescovi stavano festeggiando con i militari i sequestri, altri si voltarono dall’altra parte e non ci aiutarono in nessun modo. D’altro canto la base della Chiesa cattolica sì, ci sostenne, e alcuni vescovi, sette o otto in totale, furono solidali. In tutto questo tempo abbiamo sempre cercato di parlare con la Santa Sede, di incontrare il Papa, anche quando il Papa veniva in Argentina cercavamo di  avere un colloquio con lui. Però mai abbiamo avuto questa fortuna. Nel 1998 due nonne di plaza di Mayo, in un’udienza del mercoledì, riuscirono a consegnare al pontefice il materiale relativo alla ricerca dei nietos, dei nipoti. E ora, nell’aprile di quest’anno, abbiamo potuto parlare con il Papa Francisco, il nostro papa argentino, di nuovo nel corso un’udienza del mercoledì; gli abbiamo chiesto di aiutarci nella ricerca dei nipoti, abbiamo ricevuto e stiamo ricevendo risposte positive in questo momento da parte della Chiesa, tanto in Argentina come in Vaticano.

Secondo voi gli archivi della Chiesa possono conservare traccia delle adozioni illegali?
La Chiesa può aiutarci molto perché abbiamo le prove che certi organismi dipendenti dalla Chiesa (come per esempio il movimiento familiar cristiano), consegnavano, regalavano i nostri nipotini ai militari dopo il sequestro. Allora devono esserci registri, archivi dove è rimasta traccia di questi fatti. Così abbiamo chiesto a papa Francisco di aprire gli archivi, e lo stesso abbiamo fatto con i responsabili della conferenza episcopale argentina; siamo su questa strada, abbiamo molta speranza di riuscire a ottenere informazioni utili a sapere dove si trovano ora i nipoti. La Chiesa coopera e noi diamo il nostro voto di fiducia alla Chiesa, diciamo questo: la Chiesa che non ci aiutò allora oggi ci può aiutare a ritrovare i nipoti.

I vescovi argentini e la Santa Sede stanno collaborando con voi?
Abbiamo avuto un incontro con il nuovo presidente della conferenza episcopale argentina che ha sostituto Bergoglio, José María Arancedo, e da parte sua c’è stata una disposizione molto molto buona, e abbiamo cercato di costruire una strategia per ottenere informazioni attraverso gli archivi, siamo in questa fase. E con il Papa anche va molto bene, con noi è stato molto positivo, affabile. E questa è stata  una cosa un po’ strana, perché in Argentina non avevamo rapporti con lui, si diceva che non si interessava alla cosa, e per noi è stata una sorpresa veramente molto bella il suo cambiamento, la sua nuova disposizione qui in Vaticano; quando ci ha incontrato a Roma ci ha detto: ‘contate su di me’ e questo significa una speranza, è stato inoltre molto accogliente, non ha posto distanze, c’è stato un abbraccio, un saluto caloroso, e ci ha dato molta fiducia e molta speranza e credo che avremo altri incontri conl ui, proseguiamo lavorando affinché il Vaticano ci aiuti.

Quindi vedrà di nuovo papa Francesco?
Non è ancora pianificato un incontro con il papa perché penso che dovrà essere organizzato attraverso l’ambasciata presso la Santa sede, credo però che ci sarà in una data non lontana, sicuramente sì.

Di recente in Vaticano si è svolto un importante convegno sulla tratta di esseri umani nel quale si è proposto di creare una banca dati genetica per ritrovare le persone scomparse o rapite è molto simile alla vostra iniziativa, voi del resto avete già creato una banca dati del dna dei desaparecidos per ritrovare i nipoti…
E’ un segno certamente positivo perché la tratta delle persone è un dramma universale, la tratta delle persone e la sparizione dei bambini, in Argentina e nel mondo, e costituire una banca dati genetica per ritrovarli con il passare degli anni è molto importante e se ci chiedono la nostra opinione, se ci chiedono un aiuto, certamente lo daremo, è comunque un segno molto positivo, è una cosa che vediamo molto bene.

Nessun commento:

Posta un commento