martedì 7 gennaio 2014

Quando il Vaticano litigava con Cristina sulle Malvinas e il cardinale Bergoglio faceva discorsi patriottici

COLD CASE/ Quest’articolo è stato pubblicato sul quotidiano Europa nel luglio del 2008. Vi si ritrova la storia complicata della presenza ecclesiastica nelle Malvinas-Folkland, un intervento patriottico del cardinale Bergoglio, un confronto non facile fra Cristina Kirchner e il Segretario di Stato del tempo, Tarcisio Bertone. Più qualche altra nota oggi superata su piccoli e grandi litigi diplomatici fra Argentina e Santa Sede. Di acqua sotto i ponti, da allora, ne è passata tanta. 

Un grumo di isole circondate dall’Oceano Atlantico al largo della Terra del Fuoco, di fronte alle coste estreme dell’Argentina: le Malvinas – Falkland per gli inglesi che su di esse esercitano la sovranità – si trovano al centro di una nuova disputa diplomatica nella quale sono coinvolti il Vaticano e Buenos Aires. Certo è che i contrasti fra le due parti non sono mancati in tempi recenti, qualcosa insomma non va per il verso giusto fra la Casa Rosada e San Pietro.

L’ultimo capitolo di una sottile incrinatura nelle relazioni bilaterali riguarda il progetto di creazione della diocesi della Terra del fuoco da parte della Santa Sede; dal nuovo territorio ecclesiastico sarebbero però escluse proprio le isole Malvinas. Una scelta che evidentemente non soddisfa il governo di Buenos Aires secondo il quale - in base a una legge del Congresso risalente al 1990 – la provincia della Terra del Fuoco comprende anche le isole contese e reclamate alla Gran Bretagna, quelle dell’Atlantico del sud. Così il governo ha fatto capire al Vaticano che non era il caso di procedere in quella direzione  perché di fatto,  in base ai nuovi assetti della diocesi, la Santa Sede non avrebbe riconosciuto la sovranità argentina sulle isole; situazione di stallo dunque. 

E in effetti Roma almeno dall’800 si è ingegnata a non impelagarsi in una contesa territoriale complessa e di difficile soluzione che è sfociata nel  breve e sanguinoso conflitto del 1982. In sostanza la Santa Sede ha creato nelle Malvinas una Prefettura apostolica, cioè una istituzione ecclesiastica che si applica ai territori di missione ed ha un valore leggermente inferiore a quello della diocesi. Sui circa 4500 abitanti delle isole infatti i cattolici sono poche centinaia, una minoranza a fronte di una maggioranza che però è di fede comunque cristiana anche se anglicana. Tanto bastò nel 1952 a Pio XII per creare la prefettura delle Malvinas che, in quanto territorio di missione, dipende dalla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, dunque direttamente dalla Santa Sede.

Dal ‘500 le isole finirono prima sotto la corona di Spagna, quindi furono sottoposte al dominio inglese e francese e successivamente rioccupate ancora dagli spagnoli. Nel 1810 l’Argentina diventa indipendente e fa sue le Malvinas, ma già nel 1833 arrivano gli inglesi e issano la loro bandiera di fronte alla Terra del Fuoco. Sacerdoti irlandesi, dominicani, salesiani, preti provenienti dall’Europa, nonché le suore Figlie di Maria Ausiliatrice, hanno garantito una difficile presenza cattolica sulle isole fino a quando Pacelli non trovò una soluzione giuridicamente neutra per la Santa Sede.

Alla metà degli anni ’60 le Nazioni Unite tentarono una composizione pacifica del conflitto fra Argentina e Gran Bretagna ma il tentativo fallì, così i due Paesi hanno continuato a fronteggiarsi nell’Atlantico meridionale. E’ del 2 aprile del 2008 il Messaggio per l’anniversario del conflitto delle Malvinas del cardinale Jorge Maria Bergoglio, gesuita, arcivescovo di Buenos Aires, nel quale si afferma: “La ferita è aperta, non finisce di cicatrizzarsi e non credo che possa farlo perché ancora s’imprime nella carne viva di molti combattenti”. E di seguito: “Oggi è un dovere patriottico e di carità onorare i morti della Guerra delle Malvinas”. Queste le parole di uno degli alti prelati più in vista dell’America Latina per ricordare i 649 caduti argentini e i reduci del breve conflitto con la Gran Bretagna di Margaret Tatcher. E pensare che quella rapida quanto disastrosa operazione militare promossa dalla Giunta militare guidata da Lepoldo Galtieri con l’occupazione delle isole e la netta sconfitta militare, assestò il colpo finale alla cadente dittatura argentina.

Al recente vertice della Fao svoltosi a Roma nel giugno scorso il Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, ha avuto un lungo colloquio con la presidente Cristina Kirchner per appianare una serie di problemi fra cui, naturalmente, anche questo, ma non solo. L’Argentina non ha infatti in questo momento un ambasciatore presso la Santa Sede in quanto quello nominato, Alberto Iribarne, era un cattolico divorziato e non poteva ricevere il placet vaticano. Fatto increscioso e non ancora risolto da Buenos Aires. L’altro contenzioso riguarda l’arcivescovo militare Antonio Bassotto, fortemente conservatore,  allontanato dal governo nel 2005 per contrasti politici sul tema dell’aborto. Baseotto, attraverso una citazione evangelica, affermò che chi faceva male ai bambini doveva essere buttato in mare. Visti i trascorsi dell’Argentina in materia il Presidente Nestor Kirchenr destituì l’arcivescovo e il Vaticano continuò a riconoscerlo fino alla scadenza naturale del mandato un anno fa. Il cardinale Bertone andrà a visitare Argentina e Cile all’inizio di gennaio per celebrare i 30 anni dalla positiva mediazione vaticana fra i due Paesi che rischiavano la guerra a causa di rivendicazioni territoriali e di confine nella Terra della Fuoco. Occasione particolarmente propizia per appianare i contrasti.

Francesco Peloso


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