martedì 28 gennaio 2014

Bergoglio e la sfida delle vocazioni, fra crisi europea e rinascita afro-asiatica

Il papa non avrà forse divisioni corazzate acquartierate in Vaticano, ma di certo anche lui può contare sulle sue ‘truppe’: si tratta del grande e composito esercito pacifico di preti diocesani e religiosi sparsi per il mondo; in tutto, stando all’annuario statistico del Vaticano, sono 413mila. Il dato risale al 2011, l’ultimo disponibile, ma è in linea con quanto è avvenuto nell’ultimo decennio: una leggera crescita del numero di sacerdoti (nel 2001 toccavano quota 406mila) dovuta soprattutto alle tante vocazioni di Africa e Asia; la stabilità o stagnazione vocazionale in America e la conferma del calo costante del clero in Europa. Questa la fotografia sullo stato di salute della Chiesa cattolica nel momento in cui si compiono i primi dieci mesi di pontificato di papa Francesco. 



Formalmente il dato non è negativo, a livello globale infatti l’emorragia di vocazioni si è fermata, e tuttavia la tendenza generale segnala altri aspetti che preoccupano non poco le autorità di Roma: da una parte si assiste alla progressiva diminuzione di sacerdoti religiosi, cioè appartenenti a ordini e congregazioni (migliorano invece i diocesani), quindi vanno sempre peggio le vocazioni femminili. Si registra in questo settore infatti una decrescita del 10% nel decennio che va dal 2001 al 2011 (le religiose erano 792mila nel 2001); non va dimenticato che le suore costituiscono tuttora la parte di gran lunga la parte preponderante del clero a livello mondiale, sono infatti 713mila. Tuttavia anche in questo caso vanno segnalate notevoli differenze continentali: Europa, America e Oceania hanno un andamento negativo che supera il 20%, Africa e Asia fanno registrare invece una fioritura vocazionale, dunque anche nell’universo femminile la vita religiosa si sposta nelle terre di nuova evangelizzazione.

I dati statistici possono poi dire molte altre cose, e tuttavia già questi numeri indicano tendenze generali importanti: la Chiesa trova nuova linfa nelle regioni più popolose del pianeta, Africa e Asia appunto, che sono pure quelle dove meno radicato e strutturato è il cattolicesimo, o quanto meno la sua tradizione non è così antica e diffusa come in Europa. Un discorso a parte vale per l’America Latina che complessivamente ‘resiste’ al processo di erosione delle vocazioni anche se sempre più a fatica mentre il nord del mondo fa registrare un calo di vocazioni che va avanti, fra alti e bassi, da più di un secolo. Ufficialmente i cattolici nel mondo sono poi 1 miliardo e 200 milioni, ma questo rischia di essere un dato solo demografico; in realtà la variazioni all’interno degli stessi praticanti, fra coloro che si riconoscono di ‘cultura’ cattolica ma non vanno a messa, senza contare i battezzati che poi ‘diventano’ non credenti, disegnano un quadro estremamente più variegato del rapporto fra società e Chiesa.

Pure in questo caso, in Europa, il numero di credenti praticanti è in calo costante. Intanto i preti diminuiscono anche in Italia: ormai sono scesi sotto le 30mila unità mentre l’età media è di 60 anni, un terzo di essi si trova fra Lombardia e Veneto e le proiezioni per il futuro non sono tanto rosee.

In un contesto considerato dunque di crisi vocazionale – ma tutt’altro che uniforme a livello mondiale - è arrivato papa Francesco. Un luogo comune va smentito, a questo punto, per comprendere meglio la portata quanto sta avvenendo in questi mesi. Spesso le componenti più conservatrici o tradizionaliste della Chiesa, comprese quelle che si pongono quasi al di fuori di essa come i lefebvriani, hanno addebitato al Concilio Vaticano II, cioè all’apertura della Chiesa alla modernità, la ‘colpa’ del crollo vocazionale. I numeri dicono altro. Uno dei picchi positivi di ordinazioni sacerdotali  si verificò in Italia proprio negli anni successivi al Concilio,  e un qualche segno di ripresa si ebbe ancora all’inizio del terzo millennio.

L’arrivo di Francesco al Soglio di Pietro porterà quasi certamente una primavera vocazionale piccola o grande che sia, corrispondente all’entusiasmo suscitato dal nuovo Pontefice; tuttavia la vera scommessa per la Chiesa di Roma è fare sì che una tale ventata non si riveli effimera. Per questo Bergoglio ha già affrontato diversi temi connessi alla vita delle comunità di fedeli, a cominciare dalla questione femminile. Il papa ha ribadito che se non potranno esserci preti donne, a queste ultime dovrà essere aperto l’accesso a posizioni di guida e governo sia nella Chiesa che nella curia vaticana. Se Giovanni Paolo II parlò infatti di apostasia silenziosa dell’Europa per definire il dilagante indifferentismo religioso che attraversava il continente, un’altra scissione, quasi uno scisma non proclamato che colpisce però la Chiesa nella sue fondamenta, è quello femminile.

Su un altro versante papa Francesco ha chiesto un’apertura non solo di facciata ai laici e al loro protagonismo. Si tenga presente che cambiando il rapporto fra Chiesa e vita sociale, mutano pure le forme della ‘militanza’ ecclesiale, non è dunque un caso che a far registrare una crescita uniforme per aree continentali nelle vocazioni sono i diaconi permanenti, ovvero battezzati celibi e sposati che possono impartire benedizioni, celebrare matrimoni e altre liturgie. Come recita la nota vaticana sull’andamento delle vocazioni, “i diaconi permanenti sono in forte espansione sia a livello mondiale sia nei singoli continenti, passando complessivamente da oltre 29.000 nel 2001 a circa 41.000 unità dieci anni dopo, con una variazione superiore al 40%”.

E’ in questo contesto che si è riaperto il dibattito sull’ordinazioni delle donne diacono mentre resta aperta la possibilità di ordinare ‘viri probati’, ovvero uomini sposati di specchiata condotta religiosa e pubblica che, in determinate circostanza, possono sostituire in tutto e per tutto il sacerdote.

Il Papa venuto dal sud del mondo (ma da un Paese di tradizione latina e cattolica come l’Argentina), rappresenta quindi al meglio la svolta che il sacro collegio ha voluto dare alle sorti della Chiesa universale spostandone il baricentro fuori dall’Europa per aprire le porte a sensibilità e problematiche che appartengono alle popolazioni protagoniste della storia di quest’epoca. Così i grandi temi della povertà, della testimonianza cristiana nelle periferie del mondo, della salvaguardai del Creato, del riequilibrio fra nord e su del Pianeta, hanno trovato un rappresentante e un leader nella nel vertice della Chiesa di Roma. Una simile svolta però non cancella d’un sol colpo le crisi gravi che hanno eroso la credibilità del clero negli ultimi decenni, a cominciare da quella degli abusi sessuali. Quest’ultimo è stato un capitolo drammatico dal quale è emerso quanto ancora, sul fronte della formazione della selezione dei candidati al sacerdozio, l’episcopato debba lavorare rinnovando molte cose al suo interno e aprendo una stagione di collaborazione con il laicato cattolico più impegnato nella vita delle diocesi.  

Francesco Peloso 
  
Quest’articolo è apparso su La Provincia di Como


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