sabato 25 gennaio 2014

Diplomazia e realpolitik, così Francia e Santa Sede cercano un'intesa

Quest'articolo è apparso sul Secolo XIX
Città del Vaticano. La realpolitik è tornata in Vaticano ed è entrata dalla porta principale, quella che ha condotto il presidente francese Francois Hollande in visita ufficiale dal Papa. La diplomazia della Santa Sede guidata da monsignor Pietro Parolin, ha scelto dunque la via del dialogo anche con gli interlocutori più distanti, almeno sul piano dei principi bioetici, per focalizzarsi su alcuni grandi temi internazionali. 

Così il colloquio fra Hollande e Bergoglio nella sala del Tronetto è durato 35 minuti, un tempo considerato lungo dal punto di vista diplomatico; poi il presidente se l’è vista col Segretario di Stato e con il ministro degli esteri vaticano, il francese di origine corse monsignor Dominique Mamberti. In questa seconda fase dei colloqui il Vaticano ha espresso le proprie preoccupazioni per i provvedimenti del governo su aborto, eutanasia, nozze gay. Ma andiamo con ordine. 

L’agenda dell’incontro era centrata su Siria e crisi africane, quindi  i due leader hanno parlato di ambiente, sviluppo, migrazioni. Diversi sono gli aspetti rilevanti della visita di ieri. Intanto la Santa Sede in questo momento individua nella Francia forse l’unica potenza tradizionale europea impegnata nei punti caldi del mondo. Le truppe di Parigi – dopo essere entrate in Mali per arginare i gruppi fondamentalisti - sono sbarcate nella Repubblica Centrafricana  per fermare il dilagare di violenze e conflitti interni; non va poi dimenticato che sul nodo siriano Parigi guida il fronte anti-Assad. Per questo il presidente francese ha chiesto ieri al Vaticano di ricevere anche i rappresentanti dell’opposizione al regime. Sotto questo profilo si tenga conto che l’incontro con l’inquilino dell’Eliseo s’inserisce in un ritorno in grande stile della Santa Sede sulla scena internazionale; a settembre Francesco indirizzò un lungo  messaggio a Putin chiedendo l’impegno della comunità internazionale per fermare il conflitto in Siria, poi si mobilitò contro il rischio di  un’escalation della guerra causata dai bombardamenti Usa-Francia. A marzo Bergoglio vedrà poi il capo della Casa Bianca Barack Obama.  

Da parte sua Hollande ha voluto sottolineare che “la Francia è mobilitata perché i cristiani rimangano là dove sono sempre vissuti per secoli e perché non prendano la strada dell’esilio. I cristiani d'oriente devono essere ovunque sostenuti e protetti”, quindi ha ribadito che va garantito l’accesso ai luoghi santi. Parigi, ha aggiunto, s’impegna a difendere ovunque la libertà religiosa. Anche la protezione dell’ambiente è stato un argomento comune e anzi, in questo senso, il presidente ha detto che il Papa “sta preparando un testo su questo tema”, si tratta forse della prima enciclica di Francesco. Se l’incontro con Hollande è stato lungo ma formale, Bergoglio ha poi abbracciato calorosamente Georges Vandenbeusch, il prete rapito e di recente rilasciato in Camerou che era nel seguito presidenziale. Nel frattempo qualche preoccupazione è venuta da un allarme bomba in piazza San Pietro, scattato dopo una telefonata anonima, e rivelatosi infondato dopo l’intervento degli artificieri. 

Tuttavia se questa è stata la cornice vaticana dei colloqui, non può sfuggire che solo pochi giorni fa il Parlamento francese abbia modificato la legge sull’aborto eliminando la nozione di “sofferenza” nel caso in cui una donna volesse farvi ricorso. Così è stato sancito in modo più netto il fatto che l’interruzione di gravidanza non ha come presupposto un requisito morale ma costituisce un diritto. Secondo il governo si tratta di un ammodernamento della legge, al contrario per le opposizioni di centrodestra la norma ha carattere “dogmatico” nel senso dell’eccesso di laicità. Eppure alcune deputate dell’Ump, il partito di opposizione al governo socialista, hanno votato con la maggioranza. 

Presto, inoltre, Hollande presenterà una normativa sull’eutanasia. Tutto questo ha fatto sì che una parte consistente dei movimenti cattolici più impegnati sui temi bioetici si siano mobilitati contro il presidente. E però la Santa Sede ha rinunciato al muro contro muro – ma non alle proprie ragioni - puntando sul largo consenso che gode la figura di Bergoglio anche Oltralpe e valutando che era meglio interagire con il governo francese piuttosto che autoescludersi dal confronto. 

Francesco Peloso

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