lunedì 13 gennaio 2014

Geopolitica cardinalizia, il Papa cambia le carte del sacro collegio

Quest’articolo è stato pubblicato dal Secolo XIX

Città del Vaticano - Ieri mattina, 12 febbraio, Papa Francesco al termine dell’angelus ha annunciato la nomina di 19 nuovi cardinali, 16 di loro sono elettori – cioè hanno meno di 80 anni e quindi avranno diritto di voto in conclave – per altri tre si tratta di una sorta di riconoscimento a fine carriera. In quest’ultimo gruppo rientra il nome di una personalità eccezionale, quella di monsignor Loris Capovilla, 98enne, ex segretario personale di Giovanni XXIII, il papa che indisse il Concilio Vaticano II.

I cardinali verranno ‘creati’ da Francesco in una cerimonia, il concistoro, che si terrà il prossimo 22 febbraio. Con le nomine di ieri il Papa ha infine disegnato una nuova geografia politica della Chiesa. Il baricentro comincia a spostarsi verso America Latina, Africa e Asia, l’Europa non fa più il pieno delle ‘porpore’ e il potere ecclesiale viene rimodellato anche in Italia.

Bergoglio ha nominato anche quattro cardinali in Curia, tre di loro sono italiani in effetti, ma si tratta di alcuni dei più stretti collaboratori del Pontefice da lui stesso chiamati al governo centrale della Chiesa nei mesi scorsi, tutti per altro hanno avuto esperienze importanti come nunzi apostolici in Paesi latinoamericani. Fra di loro spicca naturalmente il nome del nuovo Segretario di Stato, Pietro Parolin (ex nunzio in Venezuela), che presto dovrebbe sostituire il suo predecessore anche in un altro ruolo: la presidenza della commissione cardinalizia di controllo dello Ior. A fianco a questo gruppo troviamo il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il ratzingeriano Gerhard Ludwig Muller, il resto della Curia non sembra destinato per ora a ricevere altre berrette rosse.

Ma a fare la differenza sono state le nomine cardinalizie degli arcivescovi residenziali, cioè quelli a capo di diocesi. In Europa l’unica berretta rossa che va a una sede pesante è quella dell’inglese Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster. In Italia ottiene l’ambito riconoscimento Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, vicepresidente della Cei e già nominato dal Papa membro della Congregazione per i vescovi (l’organismo vaticano che decide le nomina in tutto il mondo) al posto di Bagnasco. Niente porpore per sedi storiche come Torino e Venezia, diocesi rette dal ruiniano mons. Cesare Nosiglia e da mons. Francesco Moraglia, vicino al cardinal Piacenza già allontanato dal Papa dalla guida dalla Congregazione vaticana per il clero.

Francesco però ha scelto anche delle grandi metropoli: Buenos Aires, Santiago del Cile, Rio de Janeiro (la città della giornata mondiale della gioventù dell’estate scorsa); qui diventano cardinali Mario Poli (altro argentino di origini italiane e successore di Bergoglio), Ricardo Ezzati, Orani Joao Tempesta. Quindi due berrette rosse vanno rispettivamente a Managua, capitale del Nicaragua, e ad Haiti con monsignor Chibly Langlois, vescovo di Les Cayes; piccoli Stati centroamericani e caraibici segnati dalla povertà. Haiti, poi, è stata messa sullo stesso piano della Repubblica dominicana (l’isola di Hispaniola è divisa a metà fra i due Stati), dove già c’era un cardinale; di recente i due Paesi hanno avuto contrasti legati alla forte migrazione da Haiti verso la Repubblica dominicana e la Chiesa, da una parte all’altra del confine, ha assunto posizioni diverse e contrastanti sulla questione. La Santa Sede, attraverso il cardinale americano Sean O’Malley, si è schierata con i migranti.

L’Africa avrà due cardinali, uno in Costa d’Avorio ad Abidjan e l’altro, anche qui una sorpresa, monsignor Philippe Nakellentuba Ouedraogo,  arcivescovo di Ouagadougou, in Burkina Faso. In Asia è stato premiato l’arcivescovo di Seoul, Corea del Sud, e quello di Cotabato, nelle Filippine. Cotabato si trova nell’isola di Mindanao dove le comunità cristiane spesso si confrontano con una forte presenza musulmana. In tutto i 16 porporati elettori provengono da 12 Paesi differenti, ma certamente saltano agli occhi le nomine in Paesi remoti o poverissimi, senza contare il rafforzamento del blocco latinoamericano. L’arcivescovo di Bruxelles, monsignor André Leonard, è tra quelli rimasti fuori dalla distribuzione di porpore. D’altro canto se le ultime nomine di Benedetto XVI e ora più decisamente quelle di Francesco, hanno in parte ridisegnato il volto del potere ecclesiale, Europa e Italia continuano ad avere un peso determinante fra i cardinali elettori. Tuttavia gli equilibri nell’arco di un paio di anni potrebbero cambiare in modo definitivo.

Francesco Peloso

Nessun commento:

Posta un commento