domenica 5 gennaio 2014

Il Papa apre nella Chiesa la discussione su famiglie omosessuali e divorziati


I figli che vivono in una famiglia di divorziati risposati, con un genitorie solo, con una coppia omosessuale, in una famiglia allargata, sono tagliati fuori dalla fede, dal rapporto con la Chiesa? Se quest'ultima si fonda solo su norme e dogmi, su un potere autoritario e ideologico, alla fine sì. E il rischio è il progressivo isolamento del cristianesimo nell'età contemporanea. Per questo Francesco chiama il mondo ecclesiale a confrontarsi con le nuove realtà familiari, con l’umanità, insomma, in tutte le sue variante ed esperienze di vita. E sullo sfondo si apre il grande dibattito sul sinodo straordinario sulla famiglia



Quest’articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX

Come possono essere educati alla fede figli di genitori separati o di coppie omosessuali, figli, insomma, “che vivono situazioni complesse”, irregolari, non conformi alla dottrina? La questione è stata posta di nuovo dal Papa lo scorso 29 novembre quando ha incontrato in Vaticano l’Unione superiore generali, vale a dire i capi di congregazioni e ordini religiosi di tutto il mondo, molti dei quali impegnati nel campo educativo, nelle scuole e nelle università. Il testo pubblicato dalla rivista dei gesuiti italiani la Civiltà cattolica, continua a riservare sorprese. Fra queste un passaggio in cui il Papa si pone apertamente la questione delle famiglie omosessuali, magari createsi dopo un divorzio. E’ una novità di grande rilievo che si inserisce nella discussione più generale avviata nella Chiesa universale in vista del sinodo della famiglia.

Pochi mesi fa, infatti, Francesco ha deciso di far diffondere un questionario rivolto a tutte le chiese locali e alle comunità dei fedeli, in cui si affrontavano i temi tradizionalmente più ostici per la morale cattolica: dalla contraccezione alle coppie di fatto, dalle unioni omosessuali alla comunione per i divorziati risposati.

Tuttavia nel colloquio con i Superiori religiosi Bergoglio ha affrontato il tema citando, come fa spesso, un esempio concreto tratto dalla sua esperienza a Buenos Aires. “Ricordo il caso – ha affermato il Papa - di una bambina molto triste che alla fine confidò alla maestra il motivo del suo stato d’animo: ‘la fidanzata di mia madre non mi vuol bene’”. “La percentuale di ragazzi che studiano nelle scuole – ha aggiunto - e che hanno i genitori separati è elevatissima. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Come annunciare Cristo a questi ragazzi e ragazze? Come annunciare Cristo a una generazione che cambia?”. Quindi l’affermazione forse più impegnativa: “Bisogna stare attenti a non somministrare ad essi un vaccino contro la fede”. Il punto è infatti questo, che una Chiesa fatta solo di dogmi, norme e divieti, alla fine si perda un bel pezzo di popolo di Dio. La  pluralità delle esperienze umane va compresa e accettata, non si cambia la dottrina, dice il vescovo di Roma, ma la Chiesa non è un tribunale che deve emettere condanne.

Non per caso il punto 5 del questionario diffuso in vista del sinodo straordinario sulla famiglia del prossimo ottobre, era  dedicato alle “unioni dello stesso sesso”. Si chiedeva quale fosse il quadro normativo in materia per ogni Paese, ma soprattutto venivano posti quesiti assai più delicati: quale attenzione pastorale adottare verso gli omosessuali che vivono in questa condizione? Con tale domanda il credente gay è stato di fatto sdoganato, reso concreto, da Bergoglio; quindi veniva sollevata la stessa questione toccata dal Papa di fronte ai religiosi: “nel caso di unioni di persone dello stesso sesso che abbiano adottato bambini come comportarsi pastoralmente in vista della trasmissione della fede?”. A questa casistica papa Francesco aggiunge poi i figli dei divorziati. E

’ l’umanità ‘normale’ che fa irruzione nella Chiesa dopo i decenni dell’ossessione bioetica pure denunciata da Bergoglio, l’omosessualità diventa condizione visibile e non più negata dalla Chiesa – ‘chi sono io per giudicare una persona gay che cerca il Signore con buona volontà?’ -  il che apre, di conseguenza, problemi interni al mondo ecclesiale. La questione dell’ammissione degli omosessuali nei seminari, per esempio. Negli anni scorsi una certa lettura moralistica del fenomeno degli abusi sessuali fra i preti, smentita poi da diverse ricerche condotte in particolare all’interno del clero americano, faceva risalire lo scandalo alla presenza di gay fra i sacerdoti. In realtà la questione è assai più complessa e legata a un approccio sessuofobico che porta a comportamenti deviati. Anche per questo il Papa ha affermato ancora parlando ai Superiori, che i seminari sono aperti ai peccatori - ‘tutti siamo peccatori’  - ma non ai corrotti. 

Non può nemmeno essere dimenticato che quando l’Argentina approvò in tempi recenti la legge sul riconoscimento dei matrimoni omosessuali, l’arcivescovo di Buenos Aires si oppose con una certa durezza al provvedimento, ma è noto che espresse la sua disponibilità a una norma che desse cornice giuridica alle unioni civili anche fra persone dello stesso sesso. In tale contesto è assai probabile che il prossimo sinodo sulla famiglia diventi un campo di battaglia fra conservatori e riformatori.

Francesco Peloso


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