domenica 19 gennaio 2014

Il Papa prepara l’addio al celibato obbligatorio? il tema non è più un tabù

Fra le riforme del pontificato anche una revisione del celibato obbligatorio, è questa la voce che circola in Vaticano. Il problema endemico della carenza di vocazioni e il prolungarsi dello scandalo pedofilia potrebbero accelerare la svolta. Benedetto XVI aprì la strada con l’ordinariato per gli anglicani.
  



Quest’articolo è apparso sul Secolo XIX di domenica 19 gennaio
 
Città del Vaticano. Quella della revisione del celibato obbligatorio potrebbe essere una delle prossime riforme cui metterà mano papa Francesco, o quanto meno è possibile che venga avviata un’ampia discussione sul tema. “La dottrina non verrà toccata, ma la tradizione della Chiesa potrebbe essere oggetto di interventi circoscritti importanti e significativi” affermano fonti qualificate nei sacri palazzi. “Due temi fra gli altri spiccano: quello della comunione ai divorziati risposati e quello del celibato, d’altro canto il Papa dovrà procedere con la necessaria cautela perché un ‘prete sposato’ non è accettato da molte comunità, quindi bisognerà valutare l’impatto di un cambiamento di questo genere. E però il problema celibato esiste”. In effetti, sotto questo profilo, le diverse realtà ecclesiali del mondo hanno sensibilità differenti.

Più volte nel corso degli ultimi sinodi generali svoltosi in Vaticano, i vescovi delle regioni più lontane da Roma, non ultimi quelli dell’America Latina, hanno lamentato la scarsità del clero e la necessità di promuovere iniziative come quella dei ‘viri probati’,cioè laici anche sposati di provata fede, che possono sostituire il prete in tutte le sue funzioni per non lasciare comunità prive della messa. Fino ad ora questa opzione è stata respinta, ma potrebbe rientrare in gioco. Più in generale, però, è probabile che l’ipotesi dell’abolizione del celibato obbligatorio venga affrontata in un ampia discussione, come un sinodo.

Nel settembre scorso il neo Segretario di Stato Pietro Parolin, prima di arrivare a Roma dal Venezuela dove finiva il suo servizio come nunzio, spiegava che si poteva discutere anche del tema celibato obbligatorio in quanto rientrava nella tradizione ecclesiastica (non nel dogma di fede) e che la sua applicazione era in realtà divenuta rigida a partire dal Concilio di Trento in poi. Quindi Parolin indicò una strada: modifiche su punti come questi possono essere apportate ma senza danneggiare l’unità della Chiesa, insomma senza provocare strappi.

D’altro canto se è vero che nell’ultimo decennio le vocazioni sono tornate a crescere leggermente, il problema resta, la carenza di preti è destinata a crescere. E allo stesso tempo la questione abusi sessuali lungi dall’essere risolta a circa 12 anni dalla sua esplosione nell’opinione pubblica, continua a lasciare il segno e a danneggiare enormemente la Chiesa. Negli ultimi giorni è emerso che in soli due anni del pontificato di Ratzinger, il 2011 e il 2012, sono stati ridotti allo stato laicale circa 400 preti.

E’ un numero enorme – confermato dalla Santa Sede - perché non esaurisce tutta la casistica e corrisponde all’impegno straordinario profuso da Benedetto XVI sul tema che ha prodotto una svolta nella parte finale del pontificato. Nei giorni scorsi la Santa Sede ha dovuto rispondere anche alle Nazioni Unite sullo scandalo abusi; monsignor Charles Scicluna capo della delegazione vaticana a Ginevra, e fra i prelato più attivi nella lotta agli abusi, ha anche dato ieri un altro numero: nel 2013 dovrebbero essere stati circa 100 i sacerdoti ‘spretati’ il che porta il totale a 500 nell’ultimo triennio. C’è poi da considerare che dai maroniti ai greco-cattolici, già esistono pezzi di Chiesa cattolica in cui i preti sposati sono ammessi. A questi si aggiungono gli anglicani che hanno deciso di convertirsi, per loro Benedetto XVI ha costituito appositi ordinariati nazionali nei quali spesso si trovano ex sacerdoti anglicani ora cattolici con mogli e figli.

Francesco Peloso

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