giovedì 23 gennaio 2014

Monsignor Scarano, potere e malaffare: l'altro Vaticano di questi anni


Il secondo arresto di monsignor Nunzio Scarano segna una svolta significativa nella qualità delle indagini italiane e vaticane su quanto è avvenuto allo Ior e in generale nei sacri palazzi in questi anni. Scarano faceva affari con l’amante (un prete), aveva tele preziose in casa, riciclava milioni di euro: era monsignore per caso o per professione? Cosa ha significato in questi decenni essere un prelato con un incarico importante in Vaticano? A che tipo di potere dava accesso un ruolo di questo tipo? Al di là del tentativo di procedere sulla strada della trasparenza portato avanti dalla Santa Sede, questa vicenda comincia a illuminare una zona inquietante dei rapporti fra Chiesa, denaro, potere e criminalità. 

Monsignor Scarano e la sede dello Ior

Quest’articolo è apparso sul Secolo XIX del 22 gennaio  

Nuovo arresto per monsignor Nunzio Scarano, l’ex contabile vaticano in forza all’Apsa – l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica – che sempre di più si sta rivelando una sorta di Mario Chiesa dei sacri palazzi. Con una differenza rispetto al celebre caso del ‘mariuolo’ che dette il via a Mani pulite: questa volta si registra una inedita collaborazione fra istituzioni – nel caso in questione autorità vaticane e magistratura italiana - per scovare il marcio. Scarano già finito agli arresti l’estate scorsa per un vorticoso giro di milioni legati ad attività di riciclaggio, è stato sottoposto di nuovo al provvedimento di custodia cautelare per iniziativa della Procura di Salerno. Le accuse che gli sono state rivolte sono pesanti: riciclaggio e falso in relazione a versamenti di somme illecite per milioni di euro su conti correnti presso lo Ior e reimpiegate nel salernitano per iniziative immobiliari e societarie.

L’indagine è ampia, coinvolge 58 persone fra le quali un altro sacerdote, Luigi Noli, e il notaio Bruno Frauenfelder. Una circolazione vorticosa di denaro – circa 6milioni di euro - che passava da società off shore ai conti attivi presso lo Ior riconducibili a Scarano (oltre due milioni ora sotto sequestro); le somme provenivano, secondo gli inquierenti, dalla famiglia di armatori romani D'Amico e in apparenza avevano finalità assistenziali. Al contrario, dietro tale copertura, si nascondeva un’attività di riciclaggio attraverso investimenti immobiliari e costituzioni di società realizzati dal prelato.

La novità, sottolineata dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, è la collaborazione offerta dalla Santa Sede alle autorità italiane che anzi è all’origine del positivo “procedere delle indagini”; in sostanza, h detto padre Lombardi, è stata data risposta a tutte le rogatorie presentate dall’Italia. Lo Ior, poi, ha confermato al Secolo XIX che “i conti di monsignor Nunzio Scarano sono stati congelati fin dal luglio scorso e tutte le informazioni riguardanti gli ultimi dieci anni di attività su questi conti sono state sottoposte alle autorità vaticane”. Queste ultime hanno poi comunicato agli inquirenti italiani le informazioni necessarie a portare a compimento l’indagine. Dunque anche il congelamento dei beni di monsignor Scarano è dovuto a una stretta intesa fra la magistratura italiana e quella d’Oltretevere. E’ una pagina del tutto nuova nelle relazioni fra Italia e santa Sede sottolineata anche dalla procura di Salerno.

Certo è che 10 anni di attività su conti sospetti possono rivelarsi un vaso di pandora con conseguenza non del tutto prevedibili negli intrecci opachi fra Italia e Vaticano. D’altro canto va sottolineato che la revisione dei conti presso lo Ior ormai avviata dal maggio scorso e che doveva concludersi entro il 2013, va avanti e si prolungherà fino alla primavera. Quello che sta emergendo, fra l’altro, è che non solo i conti dei laici possono costituire un problema ma anche quelli di alcuni prelati, in ogni caso gli ultimi sviluppi indurranno un’ulteriore accelerazione nel processo di riforma dello Ior.

Francesco Peloso


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