giovedì 30 gennaio 2014

Reliquie: il senso della fede in un'ampolla, dal Graal a Wojtyla

Il recente e rocambolesco furto delle reliquie con il sangue di Wojtyla in un santuario abruzzese, ha gettato nuova luce su un fenomeno mai del tutto sepolto e ricorrente nella storia del cristianesimo: il culto delle reliquie. Ma col tempo anche questo è cambiato, oggi la reliquia è il corpo del santo, venerato dai fedeli nei santuari o portato in giro con appositi pellegrinaggi. Ma tutto cominciò con i cavalieri della Tavola rotonda
 


Le reliquie sono state per secoli testimonianza di fede, prova concreta dell’esistenza di un martire o di un santo, di un papa e di una religiosa dalle doti eccezionali, resto tangibile di una vita vissuta per la Chiesa nel segno della trascendenza. Quasi mai autentiche, sono però venerate come vere al di là di ogni dato scientifico o semplicemente razionale. Con il tempo alcuni di questi resti vengono quasi dimenticati e altre reliquie prendono il posto delle antiche per essere adorate con nuovo fervore. Il fenomeno non è un’esclusiva cristiana, nelle tradizioni orientali come nell’Islam c’è un filone analogo, ma certo nel cattolicesimo hanno avuto un peso rilevante, tanto  da essere fra i fattori all’origine della Riforma protestate.

C’è infatti anche lo scandalo del commercio delle reliquie (che faceva il paio con quello delle indulgenze) nella storica divisione delle chiese del nord Europa da Roma; un traffico talmente diffuso da far  indignare il riformatore di origine francese Giovanni Calvino che dedicò al tema pure un “Trattato delle reliquie” prendendosela, fra l’altro, con gli innumerevoli resti del latte della Madonna conservati in fin troppe chiese e santuari. 

E certo se si mettessero insieme tutti i pezzi e frammenti della croce di Cristo che nel tempo hanno circolato in Europa, probabilmente si otterrebbe una struttura ben più grande del necessario, lo stesso dicasi per le spine della corona di rovi che circondava nell’iconografia classica la testa di Cristo. Fra le storie e le mitologie che più profondamente hanno caratterizzato la storia delle reliquie, c’è quella leggendaria del sacro Gral, di volta in volta il calice dell’ultima cena o la coppa dove venne raccolto il sangue di Cristo. Il mito in questo caso è sfociato nella letteratura e nei poemi cavallereschi di tradizione anglo francese: Lancillotto, Perceval re Artù. Ma la favola è arrivata fino a noi con Indiana Jones e “l’ultima crociata” (non a caso).

E tuttavia se nel passato un femore, un dito, braccio, potevano rappresentare reliquie allettanti e ricercate per i fedeli in cerca di qualcosa in cui sperare, oggi il fenomeno non si è estinto, è però mutato. Sono finiti i tempi in cui si moltiplicavano i corpi di San Bartolomeo (uno si trova all’isola Tiberina a Roma, un altro a Benevento, pezzi della testa sono conservati invece a Canterbuy, in Inghilterra, a Colonia in Germania e a Francoforte).  Certo la stagione delle ampolle di sangue non è del tutto terminata e lo insegna proprio la vicenda di Giovanni Paolo II, le cui reliquie sono in un certo modo state gestite dal suo segretario personale, Stanislaw Dziwisz, oggi cardinale di Cracovia. Però le reliquie che contano, in ogni epoca, sono quelle legate ai santi e alle figure spirituali che la gente ricorda.

E’ il caso di San Pio da Pietralcina, il cui corpo è conservato nella chiesa di San Giovanni Rotondo. Il culto di padre Pio è diffuso in tutto il mondo e ha caratteristiche uniche, per questo i suoi resti umani sono ancora venerati come avessero un potere che resiste nel tempo, il santuario pugliese è meta ininterrotta di pellegrinaggi. Lo stesso vale per il corpo ‘mummificato’ di Giovanni XXIII, conservato e reso visibile, dopo elaborate procedure, in una teca trasparente dentro la basilica di San Pietro. Ancora oggi i fedeli si fermano davanti alla figura distesa del papa buono. Non è un caso che Roncalli sarà canonizzato insieme a Wojtyla il prossimo 27 aprile, la chiesa ha bisogno dei suoi santi e per questo ne promuove e ne fa vivere la memoria.  

Altre vicende come quella del sangue di San Gennaro che si liquefà ogni anno, sono a metà fra il folklore e la tradizione; la Chiesa ne tollera il culto, così ogni anno l’arcivescovo Cescenzio Sepe, di fronte a una folla straripante e accanto alle autorità politiche di turno, può mostrare il rinnovarsi del miracolo. Naturalmente la storia delle reliquie è andata violentemente a cozzare con la scienza in epoca moderna, inevitabilmente la reale derivazione dall’epoca di Cristo di tanti resti, è stata messa a dura prova. Fra le reliquie contemporanee che ancora hanno un peso nella Chiesa e fra i fedeli, c’è sicuramente la sacra sindone intorno alla quale si è acceso un dibattito durato decenni sulla sua reale datazione.   

Il lenzuolo è in cui sarebbe stato avvolto Cristo lasciando sul panno le tracce del suo volto e del suo corpo, è ancora venerato, la Chiesa decide l’ostensione per brevi periodi di tempo richiamando a Torino centinai di migliaia di turisti e fedeli. Nel 2015 l’evento si ripeterà e forse nella città piemontese andrà in vista anche papa Francesco. In ogni caso le autorità ecclesiastiche scelgono un linguaggio prudenziale circa l’autenticità del tessuto e preferiscono parlare di simbolo, di reliquia che conserva una tradizione e ha una sorta di forza spirituale. Infine le reliquie viaggiano, quelle dei santi più moderni in modo particolare, è il caso dei resti di San Giovanni Bosco conservati in una teca che dal 2009 al 2015 toccheranno i cinque continenti.  

Francesco Peloso

Quest'articolo è apparso anche sul Secolo XIX

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