mercoledì 1 gennaio 2014

Roma e la grande bellezza secondo papa Francesco

Nel corso dei primi vespri celebrati il 31 dicembre a San Pietro, il Papa ha parlato della grande bellezza di Roma, e l’ha messa in relazione al mondo reale del disagio, dei rifugiati, dei sottopagati, dei senza lavoro. Un discorso forte e un po’ sottovalutato dai media sempre più spesso presi dalla smania dell’encomio acritico verso il vescovo di Roma, un encomio che punta in definitiva a sommergere nell'elogio retorico i passaggi più ostici dei suoi interventi. Francesco racconta l’altra faccia della città eterna, speculare e contigua a quella messa in scena nel bel film di Paolo Sorrentino e ci dice qualcosa sul ‘chi siamo’. Ancora una volta, tuttavia, parla di ingiustizia, accoglienza, equità. E pone in una prospettiva nuova la stessa Chiesa chiamata ad essere la prima proprio su questa frontiera. 





“…E poi pensiamo, noi cittadini romani, pensiamo a questa città di Roma. Che cosa è successo quest’anno? Che cosa sta succedendo, e che cosa succederà? Com’è la qualità della vita in questa Città? Dipende da tutti noi! Com’è la qualità della nostra “cittadinanza”? Quest’anno abbiamo contribuito, nel nostro “piccolo”, a renderla vivibile, ordinata, accogliente? In effetti, il volto di una città è come un mosaico le cui tessere sono tutti coloro che vi abitano. Certo, chi è investito di autorità ha maggiore responsabilità, ma ciascuno di noi è corresponsabile, nel bene e nel male.

Roma è una città di una bellezza unica. Il suo patrimonio spirituale e culturale è straordinario. Eppure, anche a Roma ci sono tante persone segnate da miserie materiali e morali, persone povere, infelici, sofferenti, che interpellano la coscienza di ogni cittadino. A Roma forse sentiamo più forte questo contrasto tra l’ambiente maestoso e carico di bellezza artistica, e il disagio sociale di chi fa più fatica.
Roma è una città piena di turisti, ma anche piena di rifugiati. Roma è piena di gente che lavora, ma anche di persone che non trovano lavoro o svolgono lavori sottopagati e a volte indegni; e tutti hanno il diritto ad essere trattati con lo stesso atteggiamento di accoglienza e di equità, perché ognuno è portatore di dignità umana.

È l’ultimo giorno dell’anno. Che cosa faremo, come agiremo nel prossimo anno, per rendere un poco migliore la nostra Città? La Roma dell’anno nuovo avrà un volto ancora più bello se sarà ancora più ricca di umanità, ospitale, accogliente; se tutti noi saremo attenti e generosi verso chi è in difficoltà; se sapremo collaborare con spirito costruttivo e solidale, per il bene di tutti. La Roma dell’anno nuovo sarà migliore se non ci saranno persone che la guardano “da lontano”, in cartolina, che guardano la sua vita solo “dal balcone”, senza coinvolgersi in tanti problemi umani, problemi di uomini e donne che, alla fine… e dal principio, lo vogliamo o no, sono nostri fratelli. In questa prospettiva, la Chiesa di Roma si sente impegnata a dare il proprio contributo alla vita e al futuro della Città - è il suo dovere! -, si sente impegnata ad animarla con il lievito del Vangelo, ad essere segno e strumento della misericordia di Dio...”

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