giovedì 6 febbraio 2014

Clero e abusi sessuali, per l'Onu l'Italia è il Paese dell'impunità

Nel rapporto delle Nazioni Unite sullo scandalo pedofilia nella Chiesa, viene citata anche l’Italia e non fa una bella figura. Il nostro Paese viene descritto come il regno dell’impunità per quei membri del clero che si macchiano del reato di abuso sessuale su un minore, per questo fra le raccomandazioni espresse alla Santa Sede c’è anche quella di revocare quelle parti dei trattati internazionali che coprono l’impunità. 


Nel caso italiano, per altro, si tratterebbe della revisione delle norme concordatarie, insomma il rapporto ci va giù pesante. “La Santa Sede – si afferma – ha firmato trattati con determinati Stati, in particolare con l’Italia, che garantiscono ai funzionari vaticani, compresi vescovi e preti, l’immunità dal perseguimento giudiziario di reati che rientrano fra quelli compresi in questo documento”. Il documento in questione è un secondo protocollo diffuso dall’Onu  che riguarda sempre la Santa Sede e tocca materie come la pornografia e la prostituzione minorile. 

In questo testo si fa esplicito riferimento anche al tema dell’estradizione. Si cita il caso recentissimo dell’arcivescovo Jozef Weslowski, ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, dove è stato accusato formalmente di abusi sessuali e pedofilia. Il nunzio si è rifugiato in Vaticano, quindi la Polonia - Paese in cui negli ultimi mesi è scoppiato lo scandalo – ne ha chiesto l‘estradizione al Vaticano che però l’ha negata asserendo che processerà monsignor Wesolowski sia penalmente che canonicamente. Tuttavia va ricordato che il primo processo penale celebrato in Vaticano dopo moltissimi anni, è quello dell’ex maggiordomo trafugatore di documenti, Paolo Gabriele. Insomma il fatto è piuttosto raro. E’ anche vero che un paio di mesi fa il cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo della diocesi di Boston – uno degli otto cardinali consiglieri del Pontefice – ha promosso con il placet di Bergoglio una commissione vaticana che dovrà affrontare ogni aspetto dello scandalo abusi sessuali. 

E tuttavia in questo quadro il riferimento agli accordi con l’Italia brucia anche perché la conferenza episcopale guidata dal cardinale Angelo Bagnasco, si è distinta per il fortissimo ritardo con il quale ha messo a punto le proprie linee guida antipedofilia, per altor in un primo tempo bocciate dal Vaticano. 

Il nuovo segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ha di recente confermato che il testo è tornato all’attenzione della Congregazione per la dottrina della fede, ha spiegato che l’attenzione alle vittime sarà prioritaria ma ha anche sorpreso tutti precisando, nella sua prima conferenza stampa, che il vescovo non sta né con la vittima né con l’accusato, deve anzi restare super partes e gestire con equilibrio la vicenda. Parole che sembrano in una certa misura dare ragione al duro rapporto delle Nazioni Unite. D’altro canto la Chiesa italiana è fra quelle che più ostinatamente ha negato in questi anni il problema fino a quando una serie di casi più o meno clamorosi sono finiti nel ciclone mediatico. Di certo se ora le linee guida dei vescovi italiani non conterranno un chiaro riferimento al tema della collaborazione con le autorità italiane, è probabile che il testo verrà nuovamente bocciato dal prefetto della dottrina della fede, il quasi cardinale Gerhard Muller.

Francesco Peloso 

Quest'articolo è apparso sul Secolo XIX

Nessun commento:

Posta un commento