domenica 23 febbraio 2014

Da Haiti a Mindanao la chiesa di papa Francesco vira a sud

Arrivano da isole poverissime e popolose dell’Asia e dell’America, da piccoli paesi africani, da territori vittime di una natura impietosa dove alla fatica della sopravvivenza quotidiana si somma la difficile convivenza fra cristianesimo e islam; altri provengono dalle metropoli dell’America Latina, il continente che ha espresso il nuovo capo della Chiesa di Roma. Sono i cardinali ‘creati’ - secondo la dizione classica - da papa Francesco nel concistoro svoltosi ieri nella basilica vaticana. Si tratta in tutto di 19 i nuovi porporati (16 sono gli elettori in conclave con meno di 80 anni), e rappresentano nell’insieme la nuova Chiesa di Francesco.

Se alcuni di loro sono stati scelti fra i più stretti collaboratori del pontefice, i nuovi cardinali esprimono in generale l’idea di Chiesa aperta al mondo che Bergoglio ha provato a dispiegare in questi mesi. Mondi lontanissimi dal centro del potere romano sono così entrati, da ieri, a far parte del sacro collegio; fra di loro spiccava il primo cardinale di Haiti, il vescovo di Les Cayes  Chibly Langlois, 55 anni. L’isola caraibica vive, non da oggi, condizioni difficilissime. Pochi anni fa è stata colpita da un terremoto violentissimo che ha praticamente raso al suolo ogni infrastruttura. I morti furono più di 220mila, e ancora 170mila haitiani vivono in campi di accoglienza, mentre una  crisi politica complica le cose. Molti haitiani sono emigrati nell’altra metà dell’isola, la Repubblica Dominicana, provocando una crisi internazionale.

La Chiesa, nel frattempo, si è fatta portavoce di un tentativo di mediazione interno per arrivare alle elezioni. “Ci siamo impegnati a pacificare i diversi partiti politici e anche le istituzioni, come il parlamento e il potere esecutivo affinché, dialogando, possano trovare una via d’uscita da questa crisi”, ha detto in questi giorni il cardinale Langlois. E la sua storia è simile a quella di altre chiese locali che, in varie parti del mondo, svolgono spesso un ruolo politico di supplenza, mediano fra diverse fazioni, intervengono nelle situazioni di massima crisi.

Ancora dalle Filippine arriva un neocardinale la cui nomina ha rappresentato una sorpresa: si tratta di Orlando Beltran Quevedo, ottavo porporato nella storia del Paese asiatico a larga maggioranza cattolico; Quevedo è però a capo della diocesi di Cotabato, una località che si trova nell’isola di Mindanao caratterizzata da una forte presenza islamica, territorio difficile e periferico del grande arcipelago filippino. Quevedo è in linea con il progressista e riformatore cardinale Luis Tagle, arcivescovo di Manila, una delle ultime nomine compiute da Ratzinger. 

Fra i nuovi porporati c’è anche Mario Aurelio Poli, il successore di Bergoglio a Buenos Aires, nominato da Francesco a capo della diocesi portena a tempo di record; da ieri ha pure la berretta rossa. Si aggirava per piazza San Pietro indossando clergyman e scoppola nera, in perfetto stile bergogliano. Poli dovrà anche rappresentare il forte interesse del papa argentino per la Chiesa e la vita politica del suo Paese, in un certo modo avrà il compito di diventare interlocutore della presidente Cristina Kirchner da tempo in crisi di consensi e in passato avversaria di Bergoglio. Poli come il suo predecessore, vanta radici italiane, il padre infatti era originario di San Miniato, in provincia di Pisa, poi per un breve periodo visse anche a Casale Monferrato. C’è poi Philippe Nakellentuba Ouédrago, 69 anni, dal 2010 arcivescovo di Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, piccolo Paese dell’Africa occidentale. Il Burkina Faso è segnato da una forte presenza musulmana – circa il 60% della popolazione – come da una povertà endemica, da corruzione, clientelismo lotte fra clan. Ouédrago è impegnato nel dialogo interreligioso ed è schierato in favore di una chiesa dei poveri come i suoi colleghi filippini.  

Da segnalare ancora la nomina di Andrew Yeom Soo jung, Arcivescovo di Seoul in Corea del Sud, altra megalopoli questa volta asiatica; proprio in Corea, fra l’altro si dovrebbe recare papa Francesco che ha intenzione di visitare diversi Paesi dell’estremo oriente. A guidare l’intero gruppo di neoporporati c’era infine il  segretario di Stato Pietro Parolin, italiano di origini venete, ma negli ultimi anni nunzio apostolico del turbolento Venezuela.

Francesco Peloso

Quest’articolo è uscito sul Secolo XIX

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