giovedì 6 febbraio 2014

E l'Onu sganciò l’ordigno ‘fine di mondo’ sul Vaticano

Qualcuno si ricorderà ‘l’ordigno fine di mondo’ del celebre film di Stanley Kubrik “Il dottor Stranamore”. Le Nazioni Unite che attendevano la Santa Sede al varco da molti e molti anni, alla fine hanno puntato dritto sul Vaticano affrontando il tema abusi sessuali, e hanno sganciato il loro 'ordigno fine di mondo'. La gran parte delle cose citate dal rapporto Onu erano note ma non per questo meno vere. Molte vicende, poi, non sono state nemmeno ricordate. E se di certo qualche passo avanti negli ultimi anni è stato compiuto dalla Chiesa, al di là della retorica, il problema nella sua sostanza è ancora tutto lì. La novità, ed è una novità di carattere politico e ideologico, è che all’Onu si stabilisce un nesso fra pedofilia nel clero, e posizioni della Chiesa sessuofobiche, battaglia contro i diritti dei gay, rifiuto della contraccezione, Aids, aborto e salute della donna. Insomma un bel pacchetto recapitato tutto insieme ai sacri palazzi che forse non se l’aspettavano. L’effetto Francesco si è fermato a Ginevra.


Città del Vaticano. E’ arrivato come un pugno nello stomaco per i sacri palazzi l’atteso rapporto del Comitato per i diritti dell’infanzia dell’Onu sullo scandalo abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Un lungo, impietoso resoconto di decenni di insabbiamenti, di depistaggi, di protezioni elargite da una diocesi all’altra, in ogni parte del mondo, a sacerdoti e vescovi colpevoli di aver aggredito sessualmente qualche minore. 
Sul banco degli accusati finisce il Vaticano
E sul banco degli accusati è finito lo stesso Vaticano reo di non aver messo in atto politiche tali da favorire la denuncia di quanti, fra le file del clero, si sono resi colpevoli degli abusi. Il rapporto però non si limita a questo: critica anche le politiche della Chiesa in materia di omosessualità e aborto: le prime troppo discriminatorie rischiano di favore le legislazioni ostili ai gay, nel secondo caso si chiede alla Chiesa, ed è forse la prima volta che questo succede in una sede istituzionale di così alto livello, di cambiare posizione aprendo all’interruzione di gravidanza nel caso in cui sia in pericolo la salute della donna e addirittura il rapporto invita a modificare le norme del codice di diritto canonico in materia.
I Legionari e il caso del card. Castrillon
Vengono citati alcuni casi clamorosi di violazioni avvenute nel corso dei decenni: si parla dei Legionari di Cristo e della recente presa di distanza dalla congregazione fondata da padre Marcial Maciel, pedofilo e criminale, da parte della conferenza episcopale francese; del celebre caso dei collegi Magdalene,  in Irlanda, dove venivano recluse le ragazze che avevano avuto figli fuori dal matrimonio; di una lettera ormai celebre inviata ai vescovi di tutto il mondo dal cardinale Dario Castrillon Hoyos nel 2001 nella quale si invitavano le diocesi a mantenere il riserbo più assoluto sui casi di abuso sessuale.
Violati i diritti dell’infanzia
Il Comitato che ha esaminato la Santa Sede è composto da 18 esperti di diritti dell’uomo di differenti nazionalità, di fronte a questo organismo alcune settimane fa la Santa Sede ha risposto alle domande e ai quesiti che venivano posti. E’ in quell’occasione che monsignor Charles Scicluna, oggi vescovo a Malta e in passato promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, esperto della materia, aveva parlato di circa 500 preti ridotti allo stato laicale negli ultimi anni in gran parte da Ratzinger. Tuttavia la Santa Sede si era anche difesa sottolineando i numerosi passi avanti per arginare il fenomeno compiuto con Benedetto XVI e proseguiti dal nuovo pontefice. Non è bastato. “Il Vaticano ha violato la convenzione per i diritti dell’infanzia fino ad ora perché non ha fatto ciò che avrebbe dovuto”, questo è stato il commento della presidente del comitato, la norvegese Kristen Sandberg.
Per la Santa Sede rapporto prevenuto
A sua volta l’Osservatore della Santa Sede all’Onu di Ginevra, monsignor Silvano Tomasi, ha criticato l’impianto del rapporto: “viene la tentazione di dire che probabilmente quel testo era già scritto e che non riflette gli input e la chiarezza, se non in qualche aggiunta affrettata” delle spiegazioni date dalla Santa Sede. Quindi Tomasi lancia un’accusa precisa: “Probabilmente delle Organizzazioni non governative - che hanno interessi sull’omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni - hanno certamente avuto le loro osservazioni da presentare e in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica”.
Il nodo resta la collaborazione con la giustizia
D’altro canto il rapporto inizia rammaricandosi per il ritardo con cui la Santa sede ha presentato la sua seconda “relazione periodica”al comitato, la prima risale al 1995. Nel merito si chiede alla Santa Sede di far “decadere immediatamente dalla carica che ricopre”, qualsiasi persona sospettata di abuso sessuale e soprattutto “di riferire ogni caso all’autorità giudiziaria competente per le indagini”. E in fondo è questo uno dei punti dolenti di sempre di tutta la vicenda. Se in effetti il Vaticano ha varato negli ultimi anni norme e regolamenti nei quali si chiede alle chiese locali di collaborare pienamente con la giustizia, queste prese di posizione rimangono spesso, si afferma nel testo, lettera morta. Dunque non vengono applicate. In realtà, sotto questo profilo, ci sono chiese come quella americana o austriaca che questa strada l’hanno seguita, molte altre frenano, insomma il panorama non è uniforme.  
‘La Santa Sede non ha riconosciuto l’entità del problema’
La relazione evidenzia poi la “profonda preoccupazione per l'abuso sessuale dei bambini da parte di membri della Chiesa cattolica posti sotto l'autorità della Santa Sede”,  un fenomeno, si spiega, “che coinvolge decine di migliaia di bambini nel mondo”. Il Comitato ha quindi espresso “profonda preoccupazione per il fatto che la Santa Sede non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi e abbia omesso di adottare le misure necessarie per far fronte a casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini” e allo stesso tempo sia andata avanti con “politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione di tali aggressioni e all’impunità per i colpevoli”.
Diritti per i figli dei preti
Il comitato tocca poi un altro tema delicato, quello dei figli dei preti nati clandestinamente. In questo senso la Santa Sede viene esortata a “valutare il numero di bambini nati da preti cattolici, a scoprire chi sono e a prendere tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini di conoscere i loro padri e di essere curati da essi”. Altra raccomandazione importante riguarda è quella in cui si chiede alla Santa Sede di porre fine alla pratica degli “accordi di riservatezza” nell’ambito di piani di sostegno finanziario per le madri. Ancora si invita la Chiesa a fare “pieno uso della sua autorità morale per condannare tutte le forme di molestia, discriminazione o violenza contro bambini sulla base del loro orientamento sessuale”.
La responsabilità giuridica del Vaticano
Da ultimo, ma non per importanza, il Comitato spiega perché chiama in causa il Vaticano. L’organismo si mostra consapevole della specificità giuridica della Santa sede sia come Stato che come entità religiosa diffusa in tutto il mondo. A tale proposito ricorda che se i vescovi e i preti non sono “delegati” del Papa ad esso però devono obbedienza, ma soprattutto si precisa che la Santa Sede “ratificando la Convenzione, si è impegnata ad attuarla non solo sul territorio dello Stato della Città del Vaticano”, ma anche , in ragione “del supremo potere della Chiesa fra gli individui e le istituzioni posti sotto la sua autorità”. Il che apre una breccia importante nei procedimenti giudiziari, in particolare negli Stati Uniti, in cui per un sacerdote accusato di abusi veniva chiamata in causa la responsabilità vaticana.

Francesco Peloso

Quest'articolo è apparso sul Secolo XIX


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