domenica 2 febbraio 2014

I vescovi italiani non decidono come eleggere il loro presidente


Il Papa vuole cambiare la Cei a cominciare dal vertice
La Cei è in mezzo al guado e non è detto che sappia come uscirne. Il fatto è che nel maggio scorso il Papa aveva chiesto ai vescovi italiani una profonda riforma della conferenza episcopale a cominciare dal vertice, cioè dal presidente che non doveva essere più di nomina pontificia ma eletto dall’assemblea. E’ quello che avviene in tutti gli altri episcopati del mondo con l’eccezione italiana motivata dal “rapporto particolare con il vescovo di Roma”. Una consultazione è stata avviata, ma nel frattempo appariva ogni giorno più chiaro che l’attuale presidente, il cardinale Angelo Bagnasco, non godesse più della piena fiducia del Papa. 

 

Francesco provvedeva poi, con mossa a sorpresa, a sostituire il Segretario generale della Cei Mariano Crociata collocando al suo posto monsignor Nunzio Galantino, vescovo della piccola diocesi di Cassano Jonio in Calabria. E ieri Galantino, reduce dal suo primo consiglio episcopale permanente, ha incontrato i giornalisti nella sede della Radio Vaticana. C’era molta attesa per le sue parole, ma dal resoconto di Galantino è emersa una Chiesa ancora ingolfata nei suoi dilemmi.

Le primarie per il nuovo presidente
Di fatto Galantino ha comunicato che “la stragrande maggioranza dei vescovi italiani ritiene che la nomina del Presidente della Cei debba continuare ad essere riservata al Papa”. Il che da una parte corrisponde a una forma di rispetto verso il Pontefice, dunque ha un valore puramente esteriore, dall’altra nasconde divisioni profonde che stanno attraversando l’episcopato italiano. In questo senso la spaccatura è tra le diocesi di piccole e medie dimensioni e le grandi, alcune delle quali rette da vescovi si scuola ruiniana, quindi non molto in sintonia con il nuovo corso di Bergoglio. Allo stesso tempo, però, si cerca una mediazione possibile e quindi di garantire il coinvolgimento dei vescovi nella scelta del loro presidente. In pratica il meccanismo allo studio,  piuttosto farraginoso, prevede prima la consultazione di tutti i vescovi, il risultato di questo sondaggio arriva alla Segreteria della Cei che fa “una scrematura”  e individua una cinquantina di nomi, questi ultimi vengono portati all’assemblea generale che seleziona un nuovo elenco di circa 15 candidati da sottoporre al Papa il quale, infine, sceglie il presidente.

‘Se il Papa lo chiede,ci sarà elezione diretta’
Lo stesso Galantino ha ammesso che il processo è in fieri e che per ora “si è svolta solo una prima tappa del percorso” dunque i  numeri potranno cambiare. L’ipotesi informale che circola, più credibile, parla di ‘primarie’ dalle quali emergerebbero 3 o 5 candidati da sottoporre al papa. A questo punto però il Segretario generale della Cei ha anche precisato che se Bergoglio insistesse nella richiesta di elezione diretta del presidente, “non ci sarebbe nessuna difficoltà”. Il che la dice lunga sul clima generale. E per quanto monsignor Galantino abbia detto che “non c’è nessuna fretta”, l’appuntamento della prossima assemblea generale della Cei di maggio sembra quello decisivo.

La fine della diversità italiana
In ballo in realtà c’è la fine della diversità della Cei, del rapporto preferenziale con il Papa e con la Curia, la sua ‘normalizzazione’ e assimilazione alle altre conferenze episcopali del mondo; in pratica la fine dell’eccezione italiana e del suo peso specifico nella Chiesa universale. Dunque è anche una questione di potere. Nel frattempo il Papa ha trattato male Bagnasco dal quale forse già da tempo si attendeva le dimissioni. Nei giorni precedenti l’ultima riunione del consiglio episcopale permanente, il Papa non ha ricevuto secondo consuetudine il presidente della Cei per informarsi sui temi della prolusione, ma ne ha parlato con  lo stesso Galantino.

Lo sgarbo di Bagnasco a monsignor Bassetti
Lo stesso Bagnasco ha fatto una relazione ridotta al minimo e non ha nemmeno citato la recente nomina cardinalizia del vescovo di Perugia, vicepresidente della Cei, Gualtiero Bassetti. Uno sgarbo clamoroso, tanto più che con la nomina di Bassetti dopo quella di Galantino, il Papa sembra aver scavalcato le lentezze della Cei e indicato già un quadro per la successione visto la fatica nel procedere con la riforma.  Nel frattempo l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, l’ala ruiniana e quella legata al cardinal Piacenza, sono rimasti a bocca asciutta all’ultimo giro di nomine cardinalizie, di fatto gli antibergogliani delle varie correnti, sono ora coalizzati. L’arcivescovo di Milano Angelo Scola, intanto, ha sigillato l’Istituto Toniolo che controlla  l’Università Cattolica inserendo nel comitato d’indirizzo, Gianni Letta, l’eterno braccio destro del Cavaliere.   

Francesco Peloso

Quest’articolo è uscito sul Secolo XIX

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