venerdì 21 febbraio 2014

Il cardinal Kasper gioca all’attacco, la riforma comincia dai divorziati-risposati

'Give peace a chance’, date un possibilità alla pace, diceva un celebre inno pacifista degli anni 60. Date una possibilità alla Chiesa, sembra essere il motto scelto da papa Francesco che ha ingaggiato una lotta contro il tempo per sradicare le gerarchie dal proprio immobilismo. Il tema cruciale della famiglia è infatti al centro di una discussione decisiva all’interno della Chiesa: proprio in questi giorni è in corso in Vaticano un concistoro straordinario – vale a dire una riunione di tutto il collegio cardinalizio – che ha cominciato a dibattere la questione affrontando anche gli aspetti più delicati, compresa la possibilità di dare la comunione ai divorziati risposati. Francesco ha poi chiesto di recente al tribunale della Rota romana, una maggiore sensibilità  pastorale nelle cause di annullamento matrimoniale, insomma maglie un po’ più larghe.

il cardinale Walter Kasper

 L’appuntamento chiave sarà quello del prossimo ottobre quando a Roma si svolgerà il sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia; in quell’occasione lo scontro fra conservatori e liberal entrerà nel vivo. Per altro  sarà quella la sede in cui le decisioni dovrebbero essere prese e poi confermate dal papa. Su questa vicenda, anche più che sulla riforma della Curia romana, il papa si gioca tutto: se la Chiesa riuscirà infatti a sanare la frattura aperta nel rapporto con la modernità alla fine degli anni ’60 dall’enciclica ‘Humanae vita’ di Paolo VI che chiudeva ad ogni ipotesi di riforma in campo sessuale e famigliare, la sfida di Francesco sarà almeno in parte vinta.

Tuttavia il cammino intrapreso dal papa è arduo: gli strappi non sono consentiti, il tessuto ecclesiale è ormai fragile e indebolito, allo stesso tempo un eccesso di mediazione può causare la fine del processo riformatore. E così papa Francesco ha deciso di lanciare nell’agone l’anziano cardinale tedesco Walter Kasper, teologo ed esponente storico della corrente progressista, che ha aperto ieri con una sua relazione i lavori del concistoro. Kasper, nel corso di un convegno a Roma, aveva spiegato senza tante reticenze come la pensa: “La dottrina – ha detto – non è come un lago stagnante. Anche la tradizione è viva, è un torrente. E le esperienze del popolo di Dio devono essere rispettate”. Non solo: ciascuno si può pentire e convertire, per questo “non è immaginabile che se uno cade in un buco, non ci sia nessuna uscita. Questa immagine non è conciliabile con la misericordia. C’è un’uscita per colui che si pente e si converte. Dunque c’è una seconda chance se la persona è aperta”.

Kasper come altri esponenti di spicco nella Chiesa, non vuole intaccare la sostanza della dottrina ma chiede un pragmatismo che si concili con i tempi. Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Gerhard Muller, è contrario ad ogni apertura, assai prudente si è mostrato anche l’arcivescovo di Boston Sean O’Malley; sul fronte opposto si collocano il cardinale Oscar Maradiaga, coordinatore del ristretto gruppo di cardinali-consiglieri papali, quindi un altro tedesco di peso, l’arcivescovo di Monaco Richard Marx.

Inoltre con la convocazione del sinodo sulla famiglia è stato distribuito un questionario che, sia pure in tempi troppo breve, è servito a raccogliere le opinioni dei fedeli su temi diversi. Dai risultati diffusi fino ad ora è emerso un cattolicesimo centroeuropeo che disattende largamente l’insegnamento della Chiesa su questioni come la contraccezione e i rapporti prematrimoniali. Su molti altri temi si registrano incertezze, dubbi, incomprensioni. Il Papa ha così voluto mettere a nudo davanti alla sua stessa Chiesa l’inefficacia e infine l’irrilevanza di un magistero che potrebbe portare alla progressiva emarginazione del cattolicesimo. Un punto dirimente, per altro, attiene a una valutazione più generale: i cambiamenti intervenuti nella vita sessuale e di relazione corrispondono a un cedimento alle mode a una trasformazione profonda della vita di coppia? E’ dunque anche su questa interpretazione differente della modernità che il dibattito si è aperto nella Chiesa. In questo contesto la comunione ai divorziati risposati è il punto più accessibile dal quale cominciare a cambiare le cose, già Ratzinger aveva infatti avviato una discussione in merito.  Ma è altresì evidente che le speranze suscitate da Beroglio sono molte, per questo il papa ha una sola possibilità: dare risposte all’altezza delle aspettative.

Francesco Peloso

Quest’articolo è apparso sul Secolo XIX


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