sabato 1 marzo 2014

Compagnia di Gesù, in due secoli dalla crisi al papato (1814 – 2014)

Duecento anni fa, nel 1814, la Compagni di Gesù veniva ricostituita dopo essere stata soppressa e dispersa nell’arco di alcuni decenni; fu Pio VII a restituire ai gesuiti ruolo e libertà, alle spalle c’era stato il periodo forse più buio della storia dell’Ordine, quello successivo alla soppressione proclamata da Clemente XIV con la bolla ‘Dominus ac Redemptor’ nel 1773. La ricorrenza è al centro di studi e di celebrazioni, anche perché si tratta di un passaggio storico che riguarda l’intera Chiesa approfondito solo in parte da ricercatori e studiosi; ma indubbiamente il fatto che a duecento anni da quella rinascita sia stato eletto il primo papa gesuita della storia, per altro proveniente dal Sud America, non è elemento secondario in questa rinnovata attenzione verso le vicende dell’Ordine fondato da Sant’Ignazio di Loyola. 

rovine di una missione in America Latina
Secondo padre Gianpaolo Salvini, ex direttore della Civiltà Cattolica, l’antica rivista dei gesuiti italiani, “quello della soppressione della Compagnia di Gesù è un periodo storico relativamente poco studiato da parte degli stessi storici gesuiti. Probabilmente ha influito un certo pudore nell’affrontare una pagina dolorosa della vita dell’Ordine, e anche la difficoltà di decifrare pienamente le complesse cause che portarono al suo scioglimento nel 1773”. “L’Ordine infatti – aggiunge Salvini - al momento della sua soppressione, contava circa 5.000 gesuiti in più (oltre 22.000) di quanti ne conti oggi, dopo la diminuzione degli ultimi decenni e sembrava ben solido”. E’ dunque  “anche per questo che i gesuiti dell’epoca vennero colti di sorpresa e non si resero affatto conto di quanto stava avvenendo a loro spese”. “Colpendoli – afferma il gesuita - si voleva certamente indebolire la Chiesa e un organismo universale, come era anche la Compagnia, nell’epoca della nascita degli Stati nazionali”. “I gesuiti, o molti di essi, – rileva ancora il religioso -  erano anche allora uomini di frontiera e invischiati in polemiche di ogni tipo”,da qui l’opportunità di “riprendere e approfondire gli studi storici in proposito, anche perché la storia non passi invano. Quell’epoca si è ormai chiusa e dovrebbe perciò essere possibile comprenderne con la calma necessaria vicende, motivazioni e lezioni certamente interessanti anche per un mondo così diverso come il nostro”.

La Compagnia di Gesù, rappresentava indubbiamente nella seconda metà del ‘700, una delle espressioni più forti e diffuse nel mondo dell’universalità della Chiesa e quindi anche direttamente o indirettamente, del suo potere. Nei decenni che vanno dal 1750 circa alla fine del secolo, l’illuminismo conosce la sua fase di fioritura più ampia, entra nelle corti reali europee, accende dibattiti, si diffonde fra gli strati borghesi.

La Francia attraverserà la fase rivoluzionaria e poi quella napoleonica, si aprirà un ciclo di mutamenti che schiuderà le porte alla modernità. E’ in questo contesto che i gesuiti cominciano ad essere contestati insieme ad altre istituzioni ecclesiali come l’Inquisizioni, solo che la Compagnia si occupa in modo massiccio di educazione, di scuole e di università. La presenza dei gesuiti in questi campi è diffusa da un capo all’altro dell’Europa e giudicata spesso di grande qualità, tuttavia la spinta a liberare l’istruzione dalla loro presenza è fra le ragioni di fondo che inducono gli Stati a espellerli. Ma l’Ordine, con i suoi uomini, i suoi cappellani, è anche all’interno delle corti dove i gesuiti vengono reputati intriganti e manipolatori e diventano il simbolo di un potere ecclesiale tanto raffinato quanto insidioso e in grado di costruire congiure e complotti.

Verità e leggenda si mischiano in una simile rappresentazione, e tuttavia gli Stati europei, dalla Polonia, all’Austria, alla Francia, dal Portogallo, alla Spagna, ai piccoli Stati italiani come il Regno delle due Sicilie, il Granducato di Toscana e il ducato di Parma, procederanno progressivamente alla soppressione dell’Ordine e non di rado all’espulsione dei gesuiti dai loro territori.

La decisione di Clemente XIV è dunque il frutto di questa pressione concentrica delle corti europee, per altro piuttosto diverse fra loro. Non tutti i sovrani, inoltre, promulgarono l’editto papale. Federico II di Prussia, che aveva da poco acquisito i territori cattolici della Slesia, si rifiutò, così come Caterina II di Russia; entrambi sovrani illuminati lasciarono ai gesuiti le prerogative che essi avevano nell’insegnamento.

Forse però il caso più emblematico è quello del Portogallo. Nella seconda metà del ‘700 il marchese di Pombal, prende le redini dell’ormai cadente nazione lusitana; è in quel periodo che un trattato coloniale divide i territori del’America Latina fra Spagna e corona portoghese. Nelle mani di quest’ultima finiscono una parte della cosiddette ‘reducciocnes’  - Riduzioni – situate in Paraguay dove decine di migliaia di indios convertiti al cristianesimo, dividendosi secondo principi collettivistici i frutti del loro lavoro sfuggendo allo stesso tempo a forme di schiavismo; infine producono beni concorrenziali a quelli delle colonie. Portogallo e Spagna ingaggiano una dura lotta contro le Riduzioni, queste ultime resisteranno dando battaglia fino al loro annientamento. Nel 1759 Pombal, pure sull’onda di questo conflitto, scioglie la Compagnia di Gesù; un vecchio gesuita, padre Malagrida vene condannato al rogo da un’Inquisizione passata dalla parte di Pombal, il quale per altro verso combatte l’alleanza fra nobiltà e Chiesa.

Clamoroso, sotto un altro profilo, è il caso francese dove il padre gesuita Lavalette gestì in modo spregiudicato – da manager moderno si direbbe - le proprietà della Compagnia nella Martinica e in Dominica (nonostante vi fosse un divieto governativo); le sue operazioni non andarono a buon fine, ne scaturì anzi una bancarotta di dimensioni insostenibili. I Parlamenti di Aix en Provence e Parigi condannarono l’intera Compagnia di Gesù a sanare il debito, da qui il precipitare di una crisi che portò all’espulsione dei gesuiti dal Paese nel 1764. Ovunque i governi espropriarono la Compagnia dei bene e delle terre (in Sicilia, per esempio, dove le proprietà dei gesuiti erano notevoli) delle scuole e degli edifici, dei conventi e dei seminari.

Nel 1814, quando si compie la Restaurazione al termine dell’età napoleonica, Pio VII ricostituisce la Compagnia e da allora prende il via una seconda fase della sua storia. Sono gli anni delle indipendenze nazionali, della lotta contro il papato,  le idee liberali e socialiste si diffondono in Europa e si rinfocola una violenta campagna antigesuitica mentre una parte della Compagnia avversa con decisione il Risorgimento. D’altro canto nelle famiglie di molte personalità della stagione risorgimentale – si pensi a Silvio Pellico, al garibaldino Nino Bixio, a Massimo D’Azeglio – s’incontrano dei parenti gesuiti. I membri della Compagnia di Gesù in quest’epoca si distingueranno di nuovo come studiosi  - antropologi, biologi, storici – saranno decisi sostenitori del papato e si troveranno non di rado al centro di molte delle battaglie ideologiche e delle scelte politiche condotte dalla Chiesa nei decenni che arrivano fino al secondo conflitto mondiale. Ma certo la rottura del 1773 e poi la rinascita nel 1814 segna uno spartiacque decisivo nel rapporto fra gesuiti, Chiesa e età moderna, un rapporto che subirà un’ulteriore e decisiva svolta con il Concilio Vaticano II.

Francesco Peloso

Quest’articolo è stato pubblicato sulla Provincia di Como


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