sabato 22 marzo 2014

I conti allo Ior, la riforma, il caso Scarano e gli ordini religiosi

“L’economo deve assumere la responsabilità di una contabilità fedele, cioè di una contabilità che rispecchi in modo esatto tutto l’attivo e tutto il passivo dell’istituzione. La trasparenza esige che non ci siano né operazioni né conti segreti. Nel caso di uno specifico budget, è necessaria l’approvazione scritta del Consiglio Generale”. Così parlò fratel Álvaro Rodríguez Echeverría, Superiore dei Fratelli delle scuole cristiane (i lasalliani), originario del Costa Rica, personalità di spicco nell’ambito dell’ educazione cattolica, e soprattutto fra i relatori al convegno mondiale degli economi delle congregazioni e degli ordini religiosi svoltosi a Roma l’8 marzo scorso. Ne sono arrivati più di 600 da tutto il mondo su invito del dicastero vaticano degli istituti di vita consacrata, l’indicazione era venuta però dal Papa il quale aveva chiesto un impegno straordinario nella gestione onesta dei beni ecclesiastici, “senza ulteriore elementi di speculazione e di accumulo” dicono al dicastero.


Il punto è, ha spiegato il cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto vaticano della vita religiosa, che i “consacrati possono trasformarsi in amministratori mediocri o cattivi appannando così l’immagine della Chiesa stessa”. Il pensiero vola al mitico don bancomat, Evandro Biasini, l’economo dei missionari del preziosissimo sangue coinvolto nelle indagini sulla ‘cricca’ di Balducci, Anemone e Bertolaso; e ancora ai padri concezionisti dell’Idi -  l’Istituto dermopatico dell’Immacolata – la cui congregazione è stata coinvolta in un crack finanziario accompagnato da indagini giudiziarie, e poi  - ancora nella sanità – al recente scandalo dei padri camilliani fra arresti e accuse di affarismo e clientelismo.

In alcune di queste vicende, direttamente o indirettamente, è stato tirato in ballo lo Ior. E non  c’è da stupirsi. Secondo quanto si legge nel bilancio dell’Istituto pubblicato per la prima volta l’ottobre scorso, il gruppo di clienti “più significativo è quello degli ordini religiosi che, nel 2012, hanno costituito la metà dei nostri utenti”, il tutto nell’ambito di una gestione patrimoniale che tocca i 6,3 mld di euro. Non è insomma un caso che papa Francesco abbia mobilitato i vertici della Congregazione vaticana responsabile dei religiosi per parlare di trasparenza finanziaria; “qualcuno di loro non è contento che si stia guardando così da vicino nei loro conti” dicono nei sacri palazzi, ma pazienza, la strada è obbligata, anche perché quel riferimento a “operazioni e conti segreti” è già di per sé un segnale di allarme. Competenza, controlli, certezza della decisione, organi direttivi informati: la Chiesa universale e le sue strutture hanno ora pure questi comandamenti che verranno presto codificati in un documento apposito rivolto a tutte le congregazioni religiose del mondo.

E intanto allo Ior va avanti un lavoro particolarmente delicato: lo screening di tutta la clientela dell’istituto che dovrebbe essere terminato entro un paio di mesi. Vengono incrociati i  controlli anagrafici con la documentazione relativa ai conti, i tecnici del Promontory financial group – la società di consulenza finanziaria che da mesi sta rovesciando come un guanto l’istituto - lavorano fianco a fianco con i dipendenti dello Ior. La nuova gestione, quella del tedesco Ernst Von Freyberg, fa un vanto della linea di “tolleranza zero” verso le situazioni sospette, “la clientela ora è pulita” dicono Oltretevere; e tuttavia il caso di monsignor Nunzio Scarano ha lasciato il segno.

Il contabile dell’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) arrestato la prima volta nel giugno scorso, veniva  accusato fra l’altro di aver riciclato denaro illecito attraverso i suoi conti allo Ior; la notizia mise in difficoltà il banchiere tedesco che doveva salvare l’Istituto. In effetti Scarano era già stato sospeso dal proprio incarico all’Apsa da circa un mese quando i fatti divennero di pubblico dominio. Dunque il nuovo vertice dello Ior – insediato da pochi mesi – venne tenuto appositamente all’oscuro del problema Scarano da altri ambienti vaticani? Lo scopo dell’operazione, sospetta oggi qualcuno Oltretevere, poteva essere quello di  dimostrare l’inadeguatezza di Freyberg e aprire così la strada a un possibile ricambio della governance dello Ior in un momento in cui papa Francesco non aveva ancora in mano le redini della macchina vaticana. 

L’effetto però fu quello di innescare una controreazione a  catena: direttore e vicedirettore dello Ior, Paolo Cipriani e Massimo Tulli si dimisero, l’Aif – l’autorità di controllo finanziario del Vaticano – firmò un protocollo di collaborazione con l’Uif, l’analoga struttura della Banca d’Italia, dopo anni di incomunicabilità, nei mesi successivi venne redatto un report di 100 pagine sugli ultimi 10 anni di movimentazione dei conti di Scarano e quando a gennaio, per la seconda volta, il prelato venne arrestato, la magistratura di Salerno ringraziò pubblicamente il Vaticano per la collaborazione; un fatto nuovo che il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ripeté con soddisfazione più volte.

Nel torrione Niccolò V, dove ha sede lo Ior, si sta fra l’altro indagando sulla possibile collaborazione passata dello stesso Istituto con le varie operazioni opache del monsignore. La corsa contro il tempo fatta dalla Santa Sede sulla vicenda Scarano era dovuta però anche all’approssimarsi della seconda relazione di Moneyval prevista per il dicembre 2013: se in Vaticano si attendeva con ansia la promozione da parte dell’organismo del Consiglio d’Europa che si occupa di antiriciclaggio, un’indagine come quella sul capo contabile dell’Apsa poteva rivelarsi fatale.

Infine è anche per rispondere alle richieste di Moneyval che l’Aif  - dopo essere stata oggetto di un lungo braccio di ferro fra le diverse fazioni del potere ecclesiale - è stata definitivamente potenziata da Bergoglio con un nuovo statuto che attribuisce ampi poteri al direttore  - l’esperto di finanza e antiriciclaggio svizzero René Bruelhart – il quale ora gode di una forte libertà di manovra, e lascia a presidente e consiglio direttivo (tutti italiani), soprattutto dei compiti d’indirizzo. In pochi anni l’organismo è passato da una sola segnalazione l’anno, a circa a 200 (anche se non tutte della stessa gravità). Infine il Papa ha cambiato pure il presidente sostituendo il cardinale Attilio Nicora, da molti anni ai vertici economici della Santa Sede - ma considerato avversario del precedente Segretario di Stato Tarcisio Bertone – con monsignor Giorgio Corbellini, che ha ricevuto però l’incarico ad interim, in futuro è possibile che anche per questo ruolo si scelga un laico.

Quest'articolo è apparso su Pagina99 

Francesco Peloso



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