sabato 8 marzo 2014

Vaticano: ci sarà anche un ‘Marx’ al dicastero economico, ma è un cardinale

Sarà il cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco a coordinare la commissione di esperti, mista di cardinali e laici (rispettivamente 8 e 7) che dovrà supportare il nuovo prefetto posto dal papa alla guida della Segreteria per l’economia. Dunque il dicastero appena creato da papa Francesco per gestire e organizzare le finanze vaticane, svolgere opera di revisione dei conti e lavorare sui bilanci, ha una trazione internazionale del tutto particolare: il cardinale prefetto è infatti l’australiano George Pell, c’è poi il tedesco Marx alla testa della commissione, quindi segretario dello stesso organismo, è un maltese, Alfred Xuereb, segretario personale del Papa. 



Da non dimenticare poi che alla testa del gruppo di laici e vice coordinatore della commissione mista, troviamo un altro maltese,  un economista ed esperto di finanza, Joseph Zahra, che già da tempo frequenta i sacri palazzi con incarichi  significativi sotto il profilo economico. L’unico italiano in questa schiera di nomine è Francesco Vermiglio, docente di business administration all’università di Messina e alla Luiss di Roma.

Ora, a parte l’ironia della sorte, diciamo così, di un ‘Marx’ è alla guida del superdicastero economico del Vaticano, quello che emerge di nuovo con estrema evidenza è l’estromissione degli ‘italiani’ dai vertici del governo economico della Santa sede con poche o pochissime eccezioni. Se c’è un dato che caratterizza il pontificato di Bergoglio al di là delle tante novità sul piano pastorale e del rinnovamento ecclesiale, è proprio questo. Sotto tale profilo, anzi, è giusto dire che il nuovo papa sembra aver rispettato pienamente il mandato per il quale era stato eletto, cioè far uscire i palazzi vaticani dalla crisi di potere in cui erano precipitati anche in ragione delle lotte intestine fra le varie componenti di una chiesa italiana fin troppo convinta del proprio ruolo di esclusività e privilegio nella gestione degli affari della Chiesa. 

Non c’è dubbio che un simile rovesciamento di prospettiva abbia creato problemi, suscitato malumori e fastidi, creato disorientamento nel mondo ecclesiale italiano. Per altro il Papa ha anche mostrato di saper scegliere dei collaboratori italiani, ma è mutato il loro profilo e il loro ruolo (in particolare li ha trovati nella schiera dei diplomatici). Stiamo assistendo a un ridimensionamento complessivo della Chiesa italiana nella nuova visione di una Chiesa globalizzata offerta da papa Francesco? E’ ancora presto per dirlo in modo definitivo, ma la strada imboccata sembra quella. 

Francesco Peloso 

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