sabato 5 aprile 2014

Il mito del papa comunista, da 'Nikita Roncalli' a Bergoglio ma è un dibattito Usa

Il Papa non è comunista perché si occupa dei poveri, è il Vangelo, al contrario, che mette al centro i poveri. Francesco puntualizza di nuovo che fra lui e il marxismo non c'è niente in comune, o quasi. Lo ha fatto conversando con un gruppo di giovani fiamminghi, cioè del Belgio, nel corso di un'intervista realizzata lo scorso 31 marzo nel palazzo apostolico dalla tv pubblica fiamminga e diffusa ieri. E' nota del resto la forte critica espressa dal papa al capitalismo finanziario quale motore del processo di globalizzazione economica. A far da detonatore al problema del rapporto del papa con il comunismo, è stato il documento più importante del magistero di papa Francesco: l'esortazione apostolica Evangelii gaudium. 



Nel testo si fa riferimento alla teoria in base alla quale qualsiasi crescita economica “favorita dal libero mercato” produce “una maggiore equità”. “Questa opinione – spiegava il pontefice nel testo - che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante”. Sono state dunque considerazioni di questo tenore, e il papa ne ha fatte diverse, a suscitare l'allarme della destra repubblicana americana le cui frange più estreme – come il 'tea party' – hanno accusato il papa di essere vicino alle teorie marxiste e in odore di quella teologia della liberazione tanto detestata dagli ambienti 'teocon' nordamericani.
“Per me – ha detto il papa precisando poi la questione con i ragazzi belgi - il cuore del Vangelo è dei poveri. Ho sentito, due mesi fa, che una persona ha detto, per questo: ‘Ma, questo Papa è comunista!’. E no! Questa è una bandiera del Vangelo, non del comunismo: del Vangelo!”. 

Il tema dei poveri, ha aggiunto, è stato spesso ideologizzato. E tuttavia il pontefice in questi mesi, ha messo l'accento sul tema della giustizia e non solo su quello della carità, anche per questo l'eccessivo parlar di poveri del pontefice - sia pure stabilendo una distanza netta dal 'comunismo' - non tranquillizza troppo i fautori della 'religione' neoliberista.

Va inoltre ricordato che Francesco in varie interviste, ha sottolineato come, per quanto non condividesse l'ideologia marxista, aveva pur sempre conosciuto dei marxisti per bene. Con il papato dell'argentino Bergoglio si rinnova dunque l'incubo-utopia, o il mito, del papa che, in un modo o nell'altro, mette in discussione l'ordine sociale, cioè di una Chiesa non più sostenitrice dell'ordine costituito ma 'sovversiva'. Del resto si tratta di un antico dualismo del cristianesimo che ha raggiunto un nuovo apice nella seconda metà del '900 con il pontificato di Giovanni XXIII (il papa del Concilio che presto sarà santo) soprannominato in termini dispregiativi: Nikita Roncalli.

Tale visione trova riscontro in figure di sacerdoti come don Andrea Gallo o don Luigi Ciotti – il prete leader di 'Libera' che di recente ha svolto con il papa un emozionante cerimonia in memoria delle vittime di mafia. Con la parziale eccezione di don Gallo, la definizione di 'comunista' resta ampiamente sbagliata per queste diverse personalità, eppure il fatto che venga tirata fuori, mostra quali timori susciti una Chiesa che improvvisamente di schiera, come dice il papa, dalla parte dei poveri.


Va anche ricordato che nella prima lunga intervista concessa l'estate scorsa dal papa alla rivista dei Gesuiti 'Civiltà cattolica', Bergoglio aveva anche affermato: “io non sono mai stato di destra”. E' stato poi il direttore della rivista, padre Antonio Spadaro, a spiegare che con quella frase il pontefice voleva significare la propria distanza dalla destra argentina, cioè del suo Paese. Eppure anche in quel caso un cattolicesimo ufficiale abituato a considerarsi ultramoderato o tradizionalista, ebbe un soprassalto. Infine da notare che il Papa nel suo dialogo con i giovani ha anche detto in riferimento ai politici del suo Paese ma forse non solo: non importa che siano di destra o di sinistra, sono giovani “e io credo che in questo momento la gioventù deve prendere la luce e andare avanti”.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX

Francesco Peloso

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