giovedì 10 aprile 2014

La reazione del Vaticano all'abolizione del divieto di fecondazione eterologa

In Vaticano non è giunta inaspettata la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il divieto dell'eterologa, il giudizio, che di fatto rende nulla la legge 40, era atteso. D'altro canto nel 2005, quando si tenne il referendum abrogativo della norma, la Chiesa s'impegnò a fondo sul fronte astensionista. A guidare quella battaglia fu la Cei del cardinale Ruini, ma tutte le gerarchie si schierarono compatte. 



Oggi i toni non sono quelli dell'anatema, tuttavia si rilevano diversi aspetti critici. “I problemi maggiori sono per l'identità del figlio e nelle relazioni che si vanno a creare all'interno della famiglia” spiega al Secolo XIX monsignor Renzo Pegoraro, Cancelliere della Pontificia accademia per la vita, il dicastero della Santa Sede che segue la materia.

A distanza di dieci anni dall'introduzione della legge però, qualcosa è cambiato anche in Vaticano ed è noto che papa Francesco, pur non rinunciando ai principi in campo bioetico, non vuole trasformarli in una trincea ideologica. Anche per questo la Cei, ieri, ha osservato una certa prudenza nelle reazioni. “Si tratta di una sentenza – spiega mons. Pegoraro - che riguarda la regolamentazione italiana ma resta difficile capire dove sia l'incostituzionalità, bisognerà vedere le motivazioni”. 

Ci sono i problemi legati al donatore, sottolinea il Cancelliere della pontificia accademia pro vita, la sua responsabilità, i problemi legati all'identità del figlio e del genitore. “Per esempio, resta l'anonimato circa l'identità del padre biologico o dopo i 18 anni questo decade? Inoltre: ci si muoverà in regime di libero mercato? Quali sono le garanzie e le tutele per i figli? Ci saranno due padri, uno biologico e uno affettivo, quali saranno le conseguenze sui figli?”. Sotto questo profilo bisognerà tener conto anche della nuova legge che equipara i figli nati dentro e fuori dal matrimonio anche in relazione al diritto a conoscere i propri genitori; insomma le questioni aperte sono diverse rileva il prelato, “anche per questo il ministero della Salute dovrà comunque regolamentare il vuoto che si crea”.

Ma ci sono anche altri nodi delicati che dovranno essere affrontati. In generale, secondo monsignor Pegoraro, “il problema è la tutela di chi nasce, è quello il soggetto più debole, non si può valutare solo il desidero di chi vuole avere un figlio. C'è un problema di identità e relazioni familiari, bisognerà evitare anche forme di discriminazione. Che rapporto ci sarà fra i diversi genitori?”. Ancora vanno prese in considerazione “dinamiche complicate - continua Pegoraro - che si possono creare all'interno della coppia. Nel caso dell'adozione, per esempio, i due genitori sono alla pari, qui ce n'è uno, la madre, che ha un'esperienza di maternità completa, l'altro no. Come reggeranno le famiglie questa situazione? Con l'eterologa la tecnica sembra superare una barriera ma apre nuovi problemi”. La legislazione negli altri Paesi, poi, può essere d'aiuto fino a un certo punto: “anche all'estero c'è un'evoluzione, in alcuni casi si è andati verso un abolizione dell'anonimato del genitore biologico, in altri si comprano i kit per l'inseminazione via internet”.

Da Famiglia cristiana, infine, è arrivata una nette bocciatura della sentenza della Corte: “Questa sentenza – affermava il settimanale cattolico - ignora il diritto del neonato, che è il soggetto più debole e indifeso, ad avere un padre e una madre riconoscibili e riconosciuti”. Secondo l'associazione Scienza e vita, ora “si apre un inesorabile vuoto normativo che prelude al ritorno a quel far west procreativo che in questi ultimi dieci anni era stato possibile contenere”.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX

Francesco Peloso

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