giovedì 17 aprile 2014

Roncalli mai solo agli altari (il papa del Concilio che salva la Chiesa)

E' uno strano destino quello di Giovanni XXIII, il papa buono che in soli cinque anni di pontificato impresse un'accelerazione formidabile alla storia della Chiesa con la convocazione del Concilio Vaticano II. Dal 2000 ad oggi, infatti, è diventato prima beato e poi santo (la celebrazione si svolgerà il prossimo 27 aprile a Roma) ma, particolare non secondario, in entrambe le occasioni si è trovato in compagnia di un altro papa. Sembra quasi che il mantello ampio di Roncalli si debba stendere da una parte all'altra della Chiesa, in epoca moderna, per coprirne eccessi e mancanze.



Il Papa che portò il cattolicesimo nella modernità attraverso “l'evento religioso più importante del XX secolo” come è stato spesso definito il Concilio dagli studiosi, è oggi il simbolo di un cambiamento cui, fra tanti passi indietro, incertezze, discussioni, la Chiesa non può rinunciare e papa Francesco ne sembra ben consapevole.

E' accaduto in ogni caso che il 3 settembre del 2000 la beatificazione di Roncalli fu accompagnata da quella di un altro pontefice, Pio IX, il famoso Mastai Ferretti del Risorgimento, il papa dell'enciclica 'Quanta cura' contro la modernità e i suoi mali, seguita dal 'Sillabo' che elencava gli errori dei tempi nuovi e dal 'non expedit' con il quale si intimava a cattolici di non prendere parte alla vita pubblica e politica; senza contare le condanne a morte dei patrioti, l'opposizione alla presa di Roma, il dogma dell'infallibilità. Ma certo è che quando Giovanni Paolo II assunse la decisione di farlo salire agli onori degli altari durante il grande Giubileo del 2000, le polemiche furono in parte contenute dalla presenza di quell'altro papa che gli era affiancato e che richiamò tanti fedeli in piazza San Pietro.

La scelta di Bergoglio è certo diversa eppure anche in lui ci sono elementi di novità significativa. Questa volta il papa nato a Sotto il Monte, nel bergamasco, si troverà fianco a fianco con Giovanni Paolo II per una doppia santità che sembra una sorta di evento 'monstre' postmoderno della fede. Francesco ha certamente un rapporto positivo con Wojtyla, il papa che lo ha prima nominato arcivescovo di Buenos Aires poi cardinale; d'altro canto Bergoglio era il volto moderato di una Compagnia di Gesù che, in America Latina, si era schierata con le istanze di cambiamento sociale più radicali.

Eppure le radici nell'esperienza ecclesiale latinoamericana sono forti nell'attuale papa, la ripresa dei temi del Concilio è il tratto distintivo del suo governo, la sua riforma della Chiesa si muove dentro la modernità, non contro di essa. Per questo Francesco ha preso una decisione anche di natura politica: prima ha confermato i tempi stretti e straordinari per la canonizzazione di Wojtyla (già beatificato da Ratzinger) per non deludere i fedeli e la corrente wojtyliana ancora presente in Curia, quindi ha prodotto un ulteriore elemento di strappo alla regola: Giovanni XXIII è diventato infatti a sua volta “santo subito” ma senza miracolo.

Non è stata insomma necessaria nessuna guarigione eccezionale, il Papa ha deciso che Roncalli, per la sua stessa vita, meritava gli altari. Non è una novità assoluta dal punto di vista teologico, ma certo la scelta potrebbe modificare, almeno in parte, le 'regole' della santità per il futuro. Affiancare Roncalli a Wojtyla significa però circoscrivere l'immagine papolatrica di Giovanni Paolo II, ridurre cioè la funzione monarchica e reale del papato (Francesco si è spesso autodefinito, al contrario, “il vescovo di Roma”) in favore di una visione più aperta e collegiale. D'altro canto fra vivi e morti in piazza San Pietro il 27 aprile ci saranno quattro papi (anche un emerito): tutti pontefici nessun pontefice o papismo all'ennesima potenza? Si vedrà, ma in due sugli altari sono già un bel colpo di scena.

Quest'articolo è stato pubblicato dal Secolo XIX

Francesco Peloso

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