martedì 20 maggio 2014

Bergoglio prende il comando della Cei e Bagnasco non fa più la prolusione

Il Papa ha preso in mano i destini della Chiesa italiana e, con mossa annunciata ma non per questo meno ad effetto, ha deciso di tenere la relazione d'apertura dell'assemblea dei vescovi al posto del cardinale Angelo Bagnasco. Quest'ultimo si è limitato a un breve saluto iniziale, poi si è seduto al tavolo della presidenza insieme al nuovo Segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, che sembra aver assunto sempre di più le funzioni di uomo di fiducia del pontefice in questa fase di transizione nella vita della Cei. E' quanto è accaduto ieri in Vaticano dove sono iniziati i lavori dell'assise convocata, coma da tradizione, nel mese di maggio. Nell'aula del Sinodo in prima fila erano seduti i cardinali poi, a salire lungo le tribune, seguiva il muro compatto di berrette viola appartenenti a decine di vescovi rappresentati di quella Chiesa italiana cui il Papa ha voluto dare un'ulteriore scossa.


Oggi comunque interverrà anche il cardinale di Genova e dirà la sua sulla Chiesa e sul Paese; e tuttavia appare evidente come il discorso d'apertura del papa – largamente incentrato sui compiti della Chiesa italiana - abbia fortemente diminuito il peso specifico delle parole di Bagnasco.

Di fatto la relazione di papa Francesco farà da catalizzatore del dibattito, anche per la densità del messaggio. In questo quadro quanto resisterà ancora il cardinale presidente al suo posto? A novembre, secondo voci interne alla Cei, quando si terrà una seconda assemblea generale, lascerà il suo posto; ma c'è chi prevede che questo avvenga molto prima, anche a breve. Non va però sottovalutata neppure la capacità di resistenza dello stesso Bagnasco il quale, in ogni caso, ha provato a interpretare il suo ruolo nonostante le difficoltà di questi mesi.

La sintonia con il papa a livello personale non è mai sbocciata, e tuttavia questo poteva essere un ostacolo superabile se nel merito l'arcivescovo fosse stato un promotore consapevole delle riforme chieste da Francesco. Esattamente un anno fa, infatti, nel corso dell'ultima assemblea generale, il papa chiese ai vescovi di cambiare gli statuti della Cei per permettere l'elezione diretta del presidente; quest'ultimo, nella visione di Bergoglio, non doveva più essere nominato dal papa. Ma l'episcopato non ha proceduto spedito su questa strada offrendo invece una soluzione intermedia: quella di votare una rosa di nomi fa i quali il pontefice avrebbe poi dovuto scegliere il futuro presidente. 

In tal modo una parte dei vescovi intendeva mantenere inalterato il rapporto privilegiato della chiesa italiana con la Santa Sede; ma questa soluzione non è stata gradita da Bergoglio che voleva, al contrario, i vescovi italiani autonomi e uguali a quelli degli altri Paesi. Francesco aveva anche insistito sulla necessità di ridurre il numero delle diocesi, di aprire a laici, giovani e donne, di dare maggior peso delle conferenze episcopali regionali. Senza contare le nuove priorità pastorali che nel corso di questi 12 mesi il papa ha proposto attraverso i suoi gesti.

Pur non toccando direttamente la questione 'statuti', ieri Bergolglio ha ribadito con forza questi concetti invitando i vescovi in primo luogo a discutere liberamente fra di loro senza paura della diversità. Allo stesso tempo ha sottolineato come invece “le chiacchiere, l'invidia, le consorterie” siano un peccato grave che porta alla divisione interna la Chiesa. I vescovi, inoltre, devono avere uno stile semplice, misericordioso e non confidare “sull'abbondanza di risorse e strutture”. 

Quindi Francesco ha riscritto le priorità pastorali della Chiesa italiana: in primo luogo la famiglia, con la difesa della vita del nascituro e dell'anziano, senza dimenticare però l'attenzione a quanti hanno visto fallire il proprio “progetto di vita”, cioè le coppie che si separano. Poi i disoccupati, i cassintegrati, gli imprenditori che non ce la fanno, per quella che ha definito “un'emergenza storica”; ancora i migranti, i temi dell'accoglienza e dell'integrazione. Bergoglio ha infine ricordato i nodi dell'ambiente e della crisi finanziaria globale, ha parlato della necessità di un “nuovo umanesimo” e ha chiesto all'Italia di non cedere al catastrofismo.

Francesco Peloso
Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX




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