sabato 24 maggio 2014

P.Lombardi: la preghiera al Santo Sepolcro passo avanti nel dialogo ecumenico

“E' la prima volta che ci sarà una preghiera ecumenica comune al Santo Sepolcro, Il Papa e il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I infatti pregheranno insieme lì. I cristiani naturalmente pregano tutti nel Santo Sepolcro, ma in modo separato. E' dunque un passo avanti anche rispetto a quanto avvenne 50 anni fa quando Paolo VI e il patriarca Athenagora si incontrarono per la prima volta proprio a Gerusalemme”. E' quanto spiega al Secolo XIX il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, alla vigilia della partenza di Francesco per la Terra Santa.
Papa Francesco e Bartolomeo I

 E certo l'abbraccio fra la Chiesa di Roma e il cristianesimo ortodosso d'oriente rappresentato da Bartolomeo, è un dato centrale di questo viaggio di Bergoglio. “E' stato detto chiaramente dal Santo Padre – ci dice ancora padre Lombardi - che l'occasione del viaggio è il 50esimo anniversario dell'incontro fra Paolo VI e Athenagora (avvenuto nel 1964, ndr) che sarà vissuto ora con il patriarca Bartolomeo, un incontro dal significato ecumenico importantissimo”. 

Si tratta dunque di “un viaggio durante il quale saranno toccati i luoghi fondamentali della nostra fede”, ma non sarà una visita rivolta solo al dialogo fra i cristiani: “nel momento in cui il Papa andrà in Terra Santa toccherà tutti gli aspetti di una realtà complessa” e il viaggio avrà al suo centro un messaggio “di riconciliazione fra i popoli e le religioni anche oltre l'incontro ecumenico”.

Per tre giorni a partire da oggi e con ritorno lunedì, il Papa raggiungerà dunque quella Terra Santa toccata già da tutti i papi da Paolo VI in poi. Da sottolineare che un giorno su tre della visita è dedicato alla Giordania dove, rileva ancora padre Lombardi, oltre al dialogo con l'Islam, “credo che il momento dell'incontro del Papa con i rifugiati sarà di grande importanza, lì ci sono siriani, iracheni, palestinesi, la Giordania è un Paese in un'area di conflitti”.

Intensi poi i due giorni fra territori palestinesi e Israele. Come spesso è avvenuto anche in passato, l'arrivo del Papa è accompagnato da polemiche e dibattiti. In questo caso il problema è sorto intorno al Cenacolo, il luogo in cui secondo la tradizione cristiana, si svolse l'ultima cena. Ma l'edificio è anche considerato da parte ebrsaica il luogo che ospita la tomba di re Davide. 

Il papa vi dirà messa, il che ha scatenato la proteste degli ultraortodossi. Per la verità anche Giovanni Paolo II celebrò la messa nell'edificio, mentre Benedetto XVI vi si raccolse in preghiera con gli altri vescovi cattolici di Terra Santa.Stavolta però è diverso perché il timore degli estremisti ebraici è che il Cenacolo sia diventato moneta di scambio nei lunghi negoziati fra santa Sede e Israele circa la giurisdizione e la fiscalità dei luoghi santi e di diverse proprietà della Chiesa a Gerusalemme. La commissione bilaterale fra le due parti di recente ha fatto registrare “significativi progressi” ma è pur vero che la trattativa non si è ancora conclusa. Tuttavia si sono contati diversi arresti fra i militanti più duri del gruppo estremista “pricetag”, legato anche alla realtà dei coloni, che spesso trascende nell'azione violenta. E così l'allarme per la sicurezza del pontefice è alto – come sempre del resto – tenendo anche conto del fatto che il papa ha chiesto, come già avvenne in Brasile, di non essere protetto da un'auto blindata.

Fra gli aspetti inediti della visita la sosta al Monte Herzl, sacrario in memoria di Theodor Herzel, ispiratore del sionismo e fra i padri dello Stato ebraico. Si tratta di una novità introdotta dalle autorità israeliane nel protocollo ufficiale delle visite dei leader stranieri nel Paese. Oltre alla sosta allo Yad Vashem, il museo della Shoah, ora c'è quella al Monte Herzl. Per la Chiesa però la questione ha un aspetto particolare in quanto nel 1904 Herzl si recò da Pio X chiedendo il sostegno della Santa Sede alla fondazione di uno Stato ebraico in Palestina. Tale appoggio fu recisamente rifiutato dal Pontefice, così la sosta di Francesco su quella tomba assume oggi il significato di una riconciliazione.


(Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX)
Francesco Peloso

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