martedì 29 luglio 2014

Come il Vaticano ha salvato lo Ior, tagliati 10mila clienti sospetti in due anni

Circa 10mila clienti cancellati dallo Ior in poco più di due anni, lo screening e la ripulitura dei conti 'pericolosi' compresi quelli di diplomatici e ambasciate, un nuovo quadro legislativo per definire non solo le norme antiriciclaggio ma anche quelle del finanziamento al antiterrorismo. E' stata rapida e tecnicamente delicata l'operazione salvataggio-Ior realizzata nel primo anno di pontificato da papa Francesco e dai suoi collaboratori, ma assai più drammatica e profonda di quanto non sia emerso fino ad ora.


Non va dimenticato infatti che la Santa Sede mantiene rapporti con 179 nazioni del mondo e, particolare non secondario, fino a non molto tempo fa i diplomatici che frequentavano i sacri palazzi erano sottoposti e ben pochi controlli quando operavano attraverso lo Ior. “Questa clientela oggi è sottoposta e un regolamento che si applica a tutti, i controlli esistono e le nuove politiche di prevenzione impedirebbero comportamenti che erano usuali in passato”, spiega un'autorevole fonte vaticana al Secolo XIX. Ora sono stati introdotti pure nuovi criteri di rischio, fra i quali quello geografico è valutato con grande attenzione.

L'adozione della lista dei Paesi “che minacciano la pace e la sicurezza internazionale” da parte del Vaticano risale al novembre del 2013 ed è stata aggiornata il 28 marzo 2014. Si tratta di un atto passato quasi sotto silenzio, ma in realtà fondamentale per capire le nuove politiche finanziarie della Santa Sede. La lista comprende fra gli altri, ufficiali dei Guardiani della rivoluzione iraniana, e poi esponenti di banche, industrie, brigate militari e gruppi finanziari ambigui o paraterroristici di tutto il Medio Oriente e dell'Africa (per esempio la Liberia, l'Uganda), nonché ovviamente tutte le varanti di Al Qaida.

E' dunque in uno scenario non solo italiano, ma internazionale che va inquadrata la rimozione di circa 10mila clienti dallo Ior in luogo dei 3mila dichiarati dall'Istituto negli ultimi tempi come prova della propria azione di pulizia. Vediamo cosa è accaduto.

Dal giugno del 2012 allo stesso mese del 2014 lo Ior ha perso una fetta importante della sua clientela; due anni fa lo Ior si aprì infatti alla stampa cercando di cancellare almeno un po' la fama di istituzione segreta e opaca che lo avvolgeva da decenni. A fare gli onori di casa furono il direttore generale, Paolo Cipriani, e il suo vice, Massimo Tulli. Il momento era delicato: Gotti Tedeschi era stato appena allontanato e di lì a poco ci sarebbe stato il primo giudizio di Moneyval (l'organismo che valuta la trasparenza finanziaria degli Stati) sull'attuazione della legislazione antiriciclaggio in Vaticano. Dunque serviva un'alleanza in extremis con l'opinione pubblica. Ed è appunto in quell'occasione che Cipriani (dimessosi poi nel 2013 con il suo vice Tulli) spiegò come nell'Istituto fossero presenti circa 25mila posizioni (clienti) per un totale di più di 33mila conti. Il dato veniva confermato dal rapporto Moneyval. Quest'ultimo distingueva infatti fra 4.494 conti dormienti appartenenti ad altrettanti clienti (cioè inattivi da più di cinque anni) e 20.772 clienti attivi, in tutto appunto 25mila.

A distanza di due anni, cioè nelle settimane scorse, lo Ior ha reso noto di avere all'attivo circa 15.500 clienti. Dunque in due anni – stando ai dati forniti da Cipriani e mai smentiti dal Vaticano - sarebbero stati risolti i rapporti con più di 9,500 clienti, ben oltre i 3mila di cui si è parlato. A parlare sono i numeri. Va detto che l'attuale gestione riferisce su quanto è avvenuto nell'ultimo anno e mezzo, cioè dalle dimissioni di Ratzinger in poi. Ma nei mesi precedenti cosa è accaduto?

Altri 2mila clienti, infine, sono stati 'bloccati' “in attesa che vengano forniti tutti i dati richiesti” e, attenzione, sono compresi nei 15,500 dichiarati oggi dallo Ior. Il che porterebbe il totale dei clienti allontanati o in stand by a 11.500. Un repulisti clamoroso? In parte certamente sì. Ma forse anche un modo per cancellare le tracce di presenze discutibili e di traffici non confessabili.

Francesco Peloso 
(Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX del 29 luglio)





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