domenica 6 luglio 2014

Il Vaticano indaga su S. Maria Maggiore, la via giudiziaria della S. Sede dove arriverà?

E' sotto processo in Vaticano l'economo della basilica di S.Maria Maggiore, monsignor Bronislaw Morawiec; la chiesa fa parte delle quattro basiliche patriarcali di Roma, è cioè uno dei luoghi simbolo del cattolicesimo, centro del culto mariano nella capitale, basilica amata dai pontefici e anche da papa Francesco che vi si è recato più volte a pregare da quando è stato eletto Papa.


Morawiec è accusato di aver sottratto beni e fondi e di aver gonfiato fatture per una cifra di quasi 2 milioni di euro. Insomma gli elementi a suo carico sono pesanti. “Quella di oggi è stata una prima udienza – ha detto al Secolo XIX il portavoce vaticano padre Federico Lombardi – ve ne saranno certamente altre, non è ancora stato deciso quando perché devono essere acquisiti altri elementi. Sono stati ascoltati l'imputato ed altri testimoni, il processo è cominciato e rientra nella volontà della Santa Sede di fare chiarezza sul piano amministrativo”.

Padre Lombardi ha anche descritto la sequenza dei fatti: “la Prefettura per gli affari economici, nell'ambito del suo lavoro di controllo e vigilanza, ha riscontrato delle irregolarità nella gestione economica, a quel punto ha comunicato la situazione all'arciprete della basilica e, d'accordo con lui, ha fatto ulteriori riscontri”. L'arciprete in questione, dal 2011, è il cardinale Santos Abril y Castellò, spagnolo, da non molto presidente della Commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior, uno dei più stretti collaboratori del Papa. Alla guida della Prefettura, invece, c'è il cardinale Giuseppe Versaldi, bertoniano, le cui quotazioni erano in forte calo negli ultimi mesi.

In ogni caso a fronte degli elementi emersi il Tribunale vaticano ha aperto un'indagine, a prendere l'iniziativa è stato il promotore di giustizia – l'equivalente del pubblico ministero – l'avvocato Gian Piero Milano. A presiedere il tribunale e anche l'udienza di oggi, il presidente Giuseppe Dalla Torre che già aveva presieduto il giudizio contro l'ex maggiordomo infedele di Benedetto XVI, il famoso 'corvo', Paolo Gabriele. Inoltre questo è il secondo processo penale di rilievo che si sta celebrando in Vaticano e all'orizzonte ce n'è un possibile terzo: quello a carico dell'ex nunzio apostolico in Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski, sul cui capo pesano gravi accuse di pedofilia tanto che il processo canonico si è già concluso con la riduzione allo stato laicale del diplomatico di origini polacche.

Va poi ricordato che la basilica di S. Maria Maggiore rientra fra le aree extraterritoriali poste sotto la giurisdizione vaticana, per questo il processo si svolge entro le mura leonine, a ciò si aggiunga che la chiesa vanta proprietà e beni di notevole entità: terreni, appartamenti, edifici sparsi in varie parti della città e anche fuori di essa, che compongono un piccolo 'tesoretto' di cui l'antica basilica è titolare. Da questo punto di vista il procedimento in corso potrebbe dunque coinvolgono altri pezzi del potere ecclesiale vaticano e romano. Fra l'altro fino al 2011 arciprete di Santa Maria Maggiore è stato il cardinale Bernard Francis Law, l'ex arcivescovo di Boston che fuggì dagli Stati Uniti nel 2002 per non dover rispondere delle accuse di di insabbiamento relative ad alcuni gravissimi casi di preti pedofili, da lì lo scandalo abusi dilagò in America. Insomma la basilica non è stata esattamente una 'casa di vetro' negli anni passati.

Allo stesso tempo le accuse a monsignor Morawiec dopo quelle al nunzio Wesolowski, gettano una luce negativa su ciò che resta del clan polacco-wojtyliano a Roma. Già ombre insistenti hanno seguito in questi anni il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, in merito ai suoi rapporti con il fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel, corruttore e abusatore sessuale, oggi scomparso e a suo tempo allontanato da ogni incarico da Benedetto XVI. Dziwisz è stato per decenni il segretario particolare di Wojtyla e ha promosso a Roma una vasta rete di sacerdoti polacchi. La Chiesa di Santo Spirito in Sassia, a due passi da San Pietro, per esempio, è legata alla memoria di Giovanni Paolo II; il suo rettore è don Jozef Bart, originario di Katowice. Qui si recava spesso a pregare e a svolgere un'intensa vita spirituale, Paolo Gabriele.

(Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX del 6 luglio)


Francesco Peloso

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