martedì 8 luglio 2014

Le cinque storie nere sulla pedofilia che hanno cambiato la Chiesa

Nel mea culpa pronunciato ieri dal papa di fronte ad un gruppo di vittime di abusi sessuali commessi da sacerdoti, c'è un passaggio particolarmente rilevante: quello contro “le omissioni da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata” alle denunce presentate dai familiari e dalle vittime; un comportamento che non solo ha provocato maggiore sofferenza, ma soprattutto “ha messo in pericolo altri minori che si trovavano in situazioni di rischio”. L'accusa, forse mai tanto esplicita, è rivolta all'interno stesso della Chiesa, a chi ha insabbiato e coperto. E fra questi ci sono molti cardinali.

Il cardinale Dario Castrillon Hoyos

Il Caso Maciel
Il caso forse più celebre di insabbiamento e di abusi, è quello di padre Marcial Maciel, messicano di origine, fondatore dei Legionari di Cristo. Abusatore seriale riconosciuto come tale da diverse vittime e da numerose inchieste, per molti anni ha goduto di protezioni potenti nella Chiesa: dall'ex Segretario di Stato Angelo Sodano al segretario particolare di papa Wojtyla, l'attuale cardinale di Cracovia Stanislaw Dziwisz. Vicino al suo movimento sono stati anche il cardinale ultratradizionalista Franc Rodé e l'attuale prefetto della congregazione per le Chiese orientali Leonardo Sandri. Ratzinger riuscì poi a condannare Maciel - ma solo una volta eletto papa – a una vita di penitenza (lo definì “falso profeta”, era il 2006). I Legionari infine stanno attraversando una lunga fase di rifondazione sotto papa Francesco mentre altri casi di abuso sono scoppiati nel movimento anche dopo la scomparsa di Maciel.
La bomba Boston
Boston è la città degli Stati Uniti in cui fra la fine degli anni '90 e l'inizio del decennio successivo, deflagrò la piaga degli abusi sessuali in America. Da allora in poi la vicenda ha pesato enormemente sulla Chiesa degli States provocando decine di cause contro le diocesi che in molti casi sono state costrette a fallire per via degli ingenti risarcimenti alle vittime. Ancora una volta il responsabile di gravi insabbiamenti fu un cardnale, Bernard Francis Law, all'epoca dei fatti arcivescovo di Boston, la cui destituzione fu chiesta anche da numerosi preti della diocesi. Quando Law stava per essere chiamato davanti a un tribunale americano riparò in Vaticano (era il 2002) dove assunse la carica di arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. Fra i sacerdti protetti per almeno 18 anni, spiccano i nomi – ma non sono gli unici - di padre John Geoghan e Paul Shanley, autori di numerose violenze sessuali su decine di ragazzi, finitI poi in carcere.
La lettera di Castrillon
Ma il documento forse più clamoroso dello scandalo abusi sessuali, è una lettera di elogio mandata dal cardinale Dario Castrillon Hoyos a un vescovo francese, monsignor Pierre Pican della diocesi di Bayeux-Lisieux, per non aver rivelato alle autorità il nome di un prete, l'abate René Bissey, accusato di abusi sessuali, il quale fu poi condannato dai tribunali civili a 18 anni di reclusione. Anche il vescovo ricevette una lieve pena per favoreggiamento poiché addusse come motivo del suo silenzio il “segreto professionale”, cioè aveva ricevuto le confidenze del religioso non nel confessionale. Castrillon era, in quel momento, prefetto della Congregazione per clero e nel 2010 rivendicò la paternità della missiva che – sostenne – sottopose a Giovanni Paolo II per poi inviarla come esempio a tutti i vescovi del mondo. Il fatto fu poi confermato da padre Federico Lombardi, portavoce vaticano in un comunicato nel quale spiegava le nuove politiche della Santa Sede contro la pedofilia.
La crisi irlandese
Il caso europeo più grave è certamente quello irlandese, uno dei Paesi fino a non molto tempo fa con il più alto tasso di fedeli della Chiesa di Roma del continente. In questa vicenda non si può parlare solo di alcuni colpevoli, quanto piuttosto di un intero sistema, quello educativo, curato da congregazioni religiosi e diocesi cattoliche finito sotto accusa. Quando lo scandalo è diventato un fiume in piena, nella seconda metà degli anni 2000, almeno quattro indagini indipendenti e governative hanno scoperchiato una storia di decenni di abusi. Papa Ratzinger decise allora una visita apostolica che riguardò diverse diocesi e le congregazioni religiose presenti in Irlanda. Si dimisero, per omissioni e coperture, diversi vescovi, fra di loro monsignor John Magee che fu segretario personale di tre papi: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.
Il predatore seriale
Una menzione merita infine padre Lawrence Murphy, accusato di aver abusato di almeno 200 vittime, in gran parte sordomuti, nella diocesi di Milwaukee. La vicenda è segnata da un lungo carteggio fra i responsabili della diocesi e la congregazione per la dottrina della fede, in particolare con l'allora segretario del dicastero e vice del card. Ratzinger, Tarcisio Bertone. Ne emerge soprattutto il tentativo di contenere lo scandalo e di non farne arrivare notizia all'opinione pubblica.

(Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX di martedì 8 luglio) 

Francesco Peloso




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