domenica 27 luglio 2014

Periferia-Caserta, in 200mila con il Papa: tutela per l'ambiente e no all'illegalità

Ogni volte che il papa si sposta, anche quando lo fa per viaggi considerati 'minori' – sulla carta – la risposta popolare è fortissima, straordinaria piena di entusiasmo. E del resto se le poche ore di trasferta a Caserta erano, dal punto di vista dell'agenda vaticana, un appuntamento non di primissimo piano, è allo steso tempo un dato di fatto che la cittadina campana fa parte a pieno titolo di quelle 'periferie' del mondo che il Papa ha messo al centro del suo magistero e pontificato. Così sono arrivati in 200mila, in piazza Carlo III, davanti alla Reggia di Caserta, per ascoltare Francesco e per dimostrare, così come era già avvenuto durante la visita compiuta dal papa in Calabria, che le periferie, oggi, sono davvero il 'centro' della Chiesa.



Francesco, all'interno della straordinaria reggia costruita nel '700 da Luigi Vanvitelli allo scopo di rivaleggiare con quella di Versailles, ha incontrato - nei locali del circolo ufficiali dell'aeronautica militare - il clero della diocesi di Caserta imbastendo il consueto scambio fatto di botta e risposta con i sacerdoti, subito dopo ha celebrato la messa di fronte a una folla immensa.

Arrivando a Caserta in elicottero nel primo pomeriggio aveva sorvolato l'area della terra dei fuochi, quella sommersa dagli sversamenti tossici, un prolungamento reale e non televisivo di Gomorra, terra di immigrazione, di povertà, di criminalità organizzata e di bellezze “rovinata da fenomeni come questi” secondo quanto ha detto lo stesso Bergoglio durante il viaggio in elicottero. Ad accogliere Francesco il vescovo di Caserta Giovanni d'Alise e alcune autorità e amministratori locali; poi il bagno di folla, la gente che rompe i confini della 'zona rossa' a protezione del pontefice, i malori di tanti per l'afa, la gente in attesa nel caldo fin dalle 9 del mattino.

Di fronte alla folla accorsa da mezza Campania, Francesco ha affermato con determinazione alcuni concetti: “Dare il primato a Dio – ha detto - significa avere il coraggio di dire no al male, no alla violenza, no alle sopraffazioni, per vivere una vita di servizio agli altri e in favore della legalità e del bene comune”. Quindi ha proposto nuovamente uno stile di vita in base al quale ciascuno condivide “con gli altri la carità che viene da Dio. Chi diventa amico di Dio, ama i fratelli, si impegna a salvaguardare la loro vita e la loro salute anche rispettando l’ambiente e la natura”. Poi, come spesso avviene, ha proseguito a braccio, e in questo modo ha forse lanciato i suoi messaggi più importanti: “Io so che voi soffrite per queste cose. Oggi, quando sono arrivato, uno di voi si è avvicinato e mi ha detto: ‘Padre, ci dia la speranza’. Ma io non posso darvi la speranza”.

 “Ma io – ha proseguito papa Francesco - posso dirvi: dove è Gesù, c’è la speranza, dove è Gesù si amano i fratelli, ci si impegna a salvaguardare la loro vita, la loro salute, anche rispettando l’ambiente e la natura”. “Ciò è particolarmente importante – ha quindi aggiunto - in questa vostra bella terra che richiede di essere tutelata e preservata, richiede di avere il coraggio di dire no ad ogni forma di corruzione e di illegalità”. “Tutti – ha detto ancora il papa - sappiamo il nome di queste forme di corruzione e di illegalità. Richiede a tutti di essere servitori della verità e di assumere in ogni situazione lo stile di vita evangelico, che si manifesta nel dono di sé e nell’attenzione al povero e all’escluso”.

Papa Francesco nel corso dell'omelia, ha anche invitato all'accoglienza nei confronti degli immigrati, appello importante in una regione dove la presenza di extracomunitari è particolarmente forte e nella quale conflitti e convivenza si alternano. Un gruppo di ucraini ha poi lanciato in cielo una ventina di colombe bianche quale messaggio di speranza e di pace. Infine papa Francesco ha annunciato che nel corso dei prossimi mesi andrà in visita anche a Napoli.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX

Francesco Peloso





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