martedì 23 settembre 2014

Cei: Bagnasco resta al suo posto, in coabitazione con monsignor Galantino

Il cardinale Angelo Bagnasco resta alla guida della conferenza episcopale italiana fino all'inizio del 2017. Non ci sarà dunque l'elezione di un nuovo presidente della Cei alla prossima assemblea generale dei vescovi italiani che si terrà a novembre, a meno di per ora improbabili colpi di scena. E' stato lo stesso arcivescovo di Genova a chiarire come stanno le cose all'inizio della sua prolusione tenuta ieri in occasione del Consiglio episcopale permanente.



Bagnasco, nelle prime battute del suo intervento, ha annunciato che i nuovi Statuti della conferenza episcopale, approvati nel maggio scorso dopo un serrato dibattito, sono stati presentati “al Santo Padre” il quale “ha espresso piena soddisfazione, ed hanno già ricevuto la “recognitio” della Santa Sede. Le modifiche apportate andranno in vigore – per espressa volontà del Sommo Pontefice – alla scadenza dell’attuale mandato del presidente”. Il cardinale era stato confermato al suo posto per un altro quinquennio nel 2012 da Benedetto XVI (la prima nomina risaliva al 2007), il che porta al marzo del 2017 la fine del governo della Cei da parte dell'arcivescovo di Genova, un decennio in tutto.

Sebbene il cardinale genovese fin dall'inizio non sia stato in grande sintonia con il Papa, il risultato al quale si è giunti è il frutto di una complessa mediazione. Papa Francesco aveva infatti chiesto alla Cei di 'diventare' come tutti gli altri episcopati del mondo, cioè di eleggersi il proprio presidente che invece fino ad ora è stato sempre nominato dal papa. Una scelta più democratica quella proposta dal pontefice, ma che cancellava del tutto quella sorta di rapporto preferenziale che esisteva fra la Chiesa italiana e il successore di Pietro. Non solo: spesso a scegliere il capo della Cei erano, di fatto, i cardinali più influenti o più potenti della penisola. Nel maggio scorso poi, nel corso dell'assise generale dei vescovi, la proposta dell'elezione diretta ebbe 104 voti, 102 furono i contrari.

Non c'era la maggioranza qualificata richiesta ma sopratutto l'episcopato era spaccato profondamente in due fra favorevoli e contrari al pontefice. Da qui prese corpo una soluzione intermedia: i vescovi sceglieranno a maggioranza assoluta tre candidati da presentare al papa a partire dal più votato. Sarà quindi il pontefice a nominare fra questi il presidente della Cei.

Cambiano dunque le regole e i vertici ma solo a partire dal 2017, la riforma è avviata – non senza fatica – e uno scontro interno all'episcopato e con la stessa Santa Sede è stato scongiurato. La candidatura dell'arcivescovo di Perugia, il cardinale Gualtiero Bassetti, che sembrava l'uomo destinato ad interpretare il bergoglio-pensiero nella nuova Cei, è stata per ora congelata. E tuttavia in questi mesi è cresciuto fortemente il ruolo del Segretario generale della Cei, nominato da Bergoglio già da tempo, Monsignor Nunzio Galantino, che – in effetti – è la voce del papa nella Chiesa italiana. Si delinea dunque una difficile coabitazione, una sorta di diarchia, fra presidente e Segretario nella quale il secondo sembra avere un rapporto assai migliore con il papa e con il nuovo corso da lui aperto. Le parole di Galantino avranno, come già è avvenuto, un peso particolare.

D'altro canto nelle valutazioni di Bergoglio ha influito pure il fatto che ad ottobre si terrà un sinodo straordinario sulla famiglia al quale fra un anno esatto ne seguirà un secondo il cui compito sarà quello di attuare le decisioni prese nelle prossime settimane. Si tratta di un doppio appuntamento importante per la Chiesa universale in cui temi delicati – divorziati, coppie di fatto, unioni gay - verranno discussi; in tale contesto Francesco ha voluto evitare una 'guerra' con la Chiesa italiana e favorire quelle decisioni condivise di cui spesso ha parlato. Sul piano sociale, infine, Bagnasco ha ieri sottolineato che “l’occupazione difficile e il fisco predatorio, la burocrazia asfissiante” mettono sempre più in crisi un Paese stremato. Quindi il cardinale ha invocato uno sforzo comune di tutti gli attori sociali per uscire dalla crisi, infine ha ribadito la difesa della famiglia da parte della Chiesa.

Quest'articolo è stato pubblicato dal Secolo XIX

Francesco Peloso






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