venerdì 26 settembre 2014

E due: il Papa manda via il vescovo di Ciudad del Este (che non voleva dimettersi)

Papa Francesco ha deciso di andare fino in fondo nella battaglia contro gli abusi sessuali nella Chiesa: così, dopo aver dato il via libera agli arresti in Vaticano per l'ex nunzio apostolico in Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski, ha deciso la rimozione di un altro vescovo. Si tratta di monsignor Rogelio Livieres Plano, 70 anni, membro dell'Opus Dei, alla guida fino a ieri della diocesi di Ciudad del Este, in Paraguay.



Diverse sono le questioni che lo riguardano: la copertura di un sacerdote accusato di abusi sessuali, vicario della diocesi fino a poco tempo fa; una cattiva gestione finanziaria anche dei seminari con sospetto di malversazione di fondi; una conflittualità aperta con l'episcopato del Paese latinoamericano accusato di essere troppo vicino alla teologia della liberazione; poi nell'estate scorsa ha dato dell'omosessuale al vescovo di Asunciòn, monsignor Pastor Cuquejo, che lo invitava a riaprire le indagini sul suo vicario, Carlos Urrutigoyti.

Ieri è arrivata la decisione del Papa successiva a una vista apostolica realizzata alla fine di luglio dal cardinale Santos Abril y Castellò, presidente, fra l'altro, della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior, che ha indagato su tutta la situazione. Quindi Francesco “ha provveduto all'avvicendamento” perché a quanto pare il vescovo Livieres non voleva affatto dimettersi. E' quanto emerge dalla nota diffusa dalla nunziatura apostolica in Paraguay ieri mattina: “il provvedimento pontificio è stato reso necessario dalla mancanza di disponibilità del vescovo Livieres a presentare la propria rinuncia, come gli era stato chiesto il dicastero competente, vale a dire la Congregazione dei vescovi dopo la visita apostolica del passato mese di luglio”. Insomma è stato scontro duro fra il vescovo e la Santa Sede.

Nei giorni scorsi Livieres è venuto a Roma dove ha avuto alcuni incontro con i responsabili vaticani ma evidentemente non ha voluto mollare di un centimetro dalle sue posizioni. Del resto ha sempre difeso padre Urrutigoyti dalle accuse di abusi sessuali e ha intensificato il fuoco delle polemiche contro il resto dell'episcopato paraguayano. E però già al termine della visita apostolica di luglio gli era stata vietate ogni altra ordinazione sacerdotale. Quindi il papa ha “nominato amministratore apostolico” di Ciudad del Este, monsignor Ricardo Jorge Valenzuela Ríos, vescovo di Villarrica del Espíritu Santo”.

 “La gravosa decisione della Santa Sede, ponderata da serie ragioni pastorali – afferma il comunicato - è ispirata al bene maggiore dell’unità della Chiesa di Ciudad del Este e alla comunione episcopale in Paraguay”. Insomma la tensione è stata alta come si deduce anche dalla richiesta del papa “al clero e a tutto il Popolo di Dio di Ciudad del Este di voler accogliere i provvedimenti della Santa Sede con spirito di obbedienza, docilità e animo disarmato, guidato dalla fede”. Avverrà in ogni caso che l'amministratore apostolico – in attesa dell'elezione del nuovo vescovo – verrà accompagnato nella sede di Ciudad del Este dal nunzio apostolico, monsignor Eliseo Antonio Ariotti, per garantire “serenità” e “le adeguate misure di continuità amministrativa e pastorale”; insomma a Roma non si scherza più a quanto pare. 

D'altro canto la vicenda di padre Urrutigoity, il sacerdote di origini argentine accusato di abusi e protetto da monsignor Livieres, è complicata e inquietante. Da molti anni in ambienti ecclesiali girano voci sulle sue tendenze, la diocesi di Scranton (Pennsylvania) , negli Stati Uniti – dove il prete ha operato fino al 2002 - ha denunciato pubblicamente il problema e ha informato della pericolosità del sacerdote la diocesi di Ciudad del Este.

Ma, ancora prima, Urrutigoity, aveva provato a frequentare i seminari della Fraternità di San Pio X, ovvero i lefebvriani; anche da lì alla fine era stato allontanato e fu il Superiore della Fraternità, Bernard Fellay, ad avvertire il vescovo di Scranton del problema. A Scranton intanto il prete argentino fondò una associazione ultraconservatrice, la Società di San Giovanni, che poi fu sciolta. Da lì il problema si spostò in Paraguay.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX del 26 settembre

Francesco Peloso


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