sabato 27 settembre 2014

La messa è finita: i vescovi attaccano il cattolico Renzi su lavoro, scuola e famiglia

La Chiesa interventista è tornata, e questa volta ha la voce del Segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, considerato l'uomo forte del papa nella conferenza episcopale. E non è una buona notizia per il premier cattolico Matteo Renzi. Non possiamo portare in Europa solo slogan – ha detto Galantino - no allo scambio più modernizzazione per meno diritti e poi su famiglia e scuola è l'ora della concretezza, non bastano gli annunci.


Resta la contrarietà alle coppie di fatto anche se la Chiesa – in generale - non è interessata a stabilire se Matteo Renzi sia simpatico o antipatico e non intende partecipare a questo tipo di dibattito o polemiche. Tuttavia i vescovi hanno fatto suonare l'ennesimo campanello d'allarme per il presidente del Consiglio, tanto che il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, ha voluto replicare alla critiche osservando che il governo risponderà con i fatti.

D'altro canto Renzi aveva incassato fino ad il sostegno del Vaticano certificato qualche tempo fa dalla Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei gesuiti italiani i cui articoli sono approvati dalla Segreteria di Stato, che aveva appoggiato il piano di riforme istituzionali del premier. Non solo: lo scorso aprile Renzi, interpretando lo stile bergogliano, si era incontrato con il papa in forma privata, senza ufficialità, per un colloquio di circa 50 minuti; A ciò si aggiunga l'incontro e l'abbraccio di Renzi con il mondo degli scout, appartenenti a un'area progressista del cattolicesimo italiano.

Non va però dimenticato che la Cei ha attraversato nell'ultimo anno e mezzo un periodo di faticosa riforma interna, inclusa una battaglia sulla presidenza terminata con la scelta del 'ticket' Bagnasco-Galantino a garantire sia l'area più tradizionalista che quella più legata al nuovo corso di Bergoglio. E tuttavia sciolti alcuni nodi organizzativi, i vescovi sono tornati a farsi sentire e il fatto che a farlo sia stato proprio Galantino suona come un avvertimento preciso: nessuna cambiale in bianco al governo, anche se il presidente del Consiglio va a messa, tanto più se il Parlamento si avvia a legiferare sui diritti delle coppie di fatto e omosessuali.

Ma il vero punto dolente delle parole del Segretario della Cei riguarda la questione sociale, qui dai vescovi è arrivato una sorta di cartellino giallo: ora servono i fatti. Sull'articolo 18, inoltre, il numero due della Cei ha riservato critiche sia all'esecutivo che ai sindacati. Si vedono, ha detto, “troppe bandiere che sventolano, sono sempre preoccupato quando alcuni temi decisivi vengono posti sul piano dello scontro”, in quanto “la categoria dello scontro è sterile” e “alla fine ci saranno morti da una parte e dall'altra”. Il problema , ha insistito, è che nella politica come nei sindacati “troppa gente piuttosto che cercare soluzioni al drammatico problema del lavoro, bada a tenere alto il numero dei propri iscritti”. Galantino ha però aggiunto anche una considerazione che non va sottovalutata: “se la logica fosse più modernizzazione uguale minori diritti io direi non ci sto. C'è una differenza d'approccio sostanziale tra un vescovo e i teorici della materia”.

“Non ci interessa - ha affermato - l'identikit di Renzi, se sia simpatico o antipatico” il pericolo è che “al di là delle promesse si sia sordi nel promuovere interventi fiscali a favore delle famiglie”; allo stesso tempo quando non si investe nella cultura, nella scuola, nella ricerca “si diventa una società in cui valgono più gli slogan dei ragionamenti”; E con quali proposte, si è chiesto Galantino, andremo allora a sederci al tavolo europeo, “con slogan e barzellette e con cosine che fanno sorridere e basta?”. Il colpo dunque arriva a Renzi anche perché, dalle parole di Galantino, traspare il timore che si ripetano situazioni già vissute non molto tempo fa dal nostro Paese in cui la credibilità dell'Italia è stata messa in discussione a livello internazionale.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX

Francesco Peloso




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