domenica 21 settembre 2014

Nullità più facili: il primo passo della riforma di papa Francesco sul matrimonio

Papa Francesco vuole che il prossimo sinodo sulla famiglia, in programma ad ottobre, dia risposte concrete alle domande poste dai fedeli a partire dalla questione della comunione per i divorziati risposati. Su questo punto si è accesa la discussione all'interno della Chiesa, così ieri Bergoglio ha dato vita ad una commissione speciale per la “riforma del processo matrimoniale canonico” che dovrà “semplificarne la procedura, rendendola più snella e salvaguardando il principio di indissolubilità del matrimonio”. In sostanza facilitare gli annullamenti per rendere valide, secondo la legge della Chiesa, le seconde nozze; in tal modo quei coniugi che si sono risposati potranno prendere la comunione. Il Pontefice vuole dunque procedere speditamente sulla strada dell'aggiornamento del diritto e, allo stesso tempo – con la creazione di una commissione ad hoc - evitare che il sinodo si concentri solo su aspetti normativi e burocratici.


Ma quali potranno essere le novità nelle cause di annullamento? Gli ultimi due papi hanno indicato alcune strade. Bergoglio, nel febbraio scorso, in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario del Tribunale della Rota romana in Vaticano, aveva detto rivolgendosi ai giudici: “il vostro ministero, è un servizio peculiare a Dio. Siete essenzialmente pastori. Mentre svolgete il lavoro giudiziario, non dimenticate che siete pastori! Dietro ogni pratica, ogni posizione, ogni causa, ci sono persone che attendono giustizia”. L'aspetto pastorale dunque non può essere separato da quello giudiziario, il che, tradotto nel messaggio di papa Francesco, significa più misericordia, più attenzione e disponibilità a comprendere situazioni familiari e matrimoni in crisi.

Dal punto di vista formale, poi, il processo canonico ha bisogno comunque di due gradi: a un primo giudizio di nullità ne deve seguire comunque un altro – di conferma - di un secondo tribunale diverso la primo. Se poi il secondo giudizio è diverso bisognerà ricorrere al Tribunale della Rota in Vaticano; infine un'ulteriore pratica è necessaria per far riconoscere dallo Stato la nullità stabilita dalla Chiesa. In Italia la conferenza episcopale ha istituito 20 tribunali ecclesiastici regionali ai quali i fedeli possono rivolgersi.

Ma ad entrare nel merito della questione e a indicare alcune ipotesi di riforma, era stato Benedetto XVI. Il principio generale individuato da Ratzinger, in linea con Francesco, è il maggior peso da dare al 'foro interno', vale a dire alla coscienza del coniuge che afferma la non validità del primo matrimonio avvenuto, per esempio, senza che vi fosse coscienza del sacramento o fede autentica. Non sempre, sotto questo profilo, un tribunale ecclesiastico è in grado di risolvere la questione. 

Nel 2011 l'Osservatore romano pubblicava alcune note di Benedetto XVI dedicate al tema nelle quali fra l'altro si leggeva: “Particolarmente dolorosa è la situazione di quanti si erano sposati in Chiesa, ma non erano veramente credenti e lo hanno fatto per tradizione, e poi trovandosi in un nuovo matrimonio non valido si convertono, trovano la fede e si sentono esclusi dal sacramento dell'eucaristia”. “Questa – rilevava il Pontefice - è realmente una sofferenza grande e quando sono stato prefetto della congregazione per la dottrina della fede ho invitato diverse conferenze episcopali e specialisti a studiare questo problema: un sacramento celebrato senza fede”. Dunque “se realmente si possa trovare qui un momento di invalidità perché al sacramento manca una dimensione fondamentale non oso dire. Io personalmente lo pensavo” , ma il problema, concludeva, deve essere approfondito. 

Altrove il papa tedesco precisava ancora che andrebbe valutato se sempre un matrimonio fra battezzati – che però non sono credenti o non credono più in Dio - vada considerato un matrimonio sacramentale a tutti gli effetti. Dunque sembrano due le direzioni di marcia: da una parte lo snellimento burocratico e dall'altra il riconoscimento più ampio delle ragioni personali e di coscienza del singolo credente. 

D'altro canto già un po' le maglie si erano allargate se il tribunale ecclesiastico ligure, nel 2014, inseriva il 'mammismo' - come eccesso di dipendenza psicologica dal genitore - , fra le ragioni di possibile nullità. Anche le angustie psichiche e le ansie profonde avevano già trovato spazio nel diritto canonico come le motivazioni più classiche legate all'impotenza, l'esistenza di legami di sangue, le minacce, la poligamia, l'aver dato notizie false sulla propria identità, così come che non vi fossero costrizioni, intimidazioni, soggezioni.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX
Francesco Peloso

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