mercoledì 17 settembre 2014

Quando il card. Brandmuller diceva: Nostra Aetate non è vincolante, entrino i lefebvriani

Il dibattito in vista del sinodo straordinario sulla famiglia entra nel vivo e di conseguenza emerge anche  - come pure è normale - l'opposizione al tentativo di riforma portato avanti da papa Francesco. Da ultimo è stato dato risalto a un libro firmato da 5 cardinali, capeggiati dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Gerhard Muller, che si oppongono alla possibilità di far accedere alla comunione i divorziati risposati di prendere. Il dibattito sul tema è ampio, ma qui interessa segnalare come i firmatari siano, oltre a Muller, un drappello di ultraconservatori. Insomma lo scontro in atto è assai più ampio di quanto non sembri a prima vista.



C'è fra loro il cardinale di Bologna di scuola ruiniana Carlo Caffarra (diciamo l'ala destra del ruinismo), poi il Prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Leo Burke (che ha preso parte a manifestazioni pro-life cui hanno aderito e partecipato settori dell'estrema destra italiana), quindi il cardinale Walter Brandmuller, ex presidente del pontificio comitato di scienze storiche. Quest'ultimo solo due anni faceva parte del partito di quanti sostenevano che la dichiarazione 'Nostra aetate' approvata dal Concilio Vaticano II non era vincolante per tutta la Chiesa, di conseguenza i lefebvriani della Fraternità San Pio X potevano tornare in comunione con la Chiesa di Roma pur non accettando il contenuto di questo documento conciliare. Il testo in questione apre al dialogo con l'ebraismo, l'Islam e le altre religioni, cancella l'accusa di deicidio contro gli ebrei e riconsidera tutta la questione ebraica in rapporto alla Chiesa tenendo conto della Shoah. Di seguito il servizio che realizzai per una testata giornalistica un paio di anni fa sulle posizioni espresse da Brandmuller. 

Città del Vaticano, 21 mag.  - “La dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’ va presa sul serio come espressione del magistero vivente senza però voler vincolare tutta la Chiesa a questa formula”. E’ quanto ha detto stamane il cardinale tedesco Walter Brandumueller, in merito al possibile rientro del gruppo ultratradizionalista dei lefebvriani in piena comunione con la Chiesa di Roma. La Fraternità di San Pio X contesta infatti la ‘Nostra aetate’, il documento del Concilio Vaticano II che chiude con l’antiebraismo e l’antisemitismo e cancella l’accusa di deicidio rivolta per secoli agli ebrei. Ancora si tratta del testo che apre al dialogo con le altre religioni, dall’ebraismo all’Islam alle altre tradizioni religiose. Il gruppo deilefebvriani critica da sempre il Concilio Vaticano II e i principi della libertà religiosa, dell’ecumenismo, del dialogo con le altre fedi.

Brandumueller, presidente emerito del pontificio comitato di Scienze storiche, ha preso parte ad una conferenza stampa nei locali di 'Radio vaticana' per la presentazione del libro “Le ‘chiavi’ di Benedetto XVI per interpretare il Vaticano II”, insieme a lui monsignor Agostino Marchetto, storico del Concilio e segretario emerito del pontificio consiglio per la Pastorale dei migranti, e padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede. 

 "Noi tutti speriamo che riesca il tentativo del Santo Padre di unificare la Chiesa” ha detto ancora il cardinale Brandumuller in merito al rientro dei lefebvriani. "E proprio la storicità di ogni Concilio – ha aggiunto - è il punto di partenza per le conversazioni fruttuose con i lefebvriani. Qualora ci rendiamo conto del diverso carattere canonico dei vari documenti conciliari, vediamo se si apre una porta per continuare il dialogo. C'è una grande differenza tra le grandi costituzioni - ad esempio 'Dei verbum', 'Lumen gentium' - e le semplici dichiarazioni, come quella sui mass media”. “Inoltre i due testi più controversi – ha detto ancora il porporato tedesco - la 'Dignitatis humanae' e la 'Nostra aetate' come diceva il mio venerato maestro Klaus Moersdorf non hanno un contenuto dottrinale vincolante, allora si può dialogare. Io non capisco perché i nostri amici della fraternità sacerdotale San Pio X si concentrino quasi esclusivamente su questi due testi. Mi dispiace perché sono i più facilmente accettabili se si considera la loro natura canonica". 

Tuttavia in merito ai negoziati in corso con la Fraternità di San Pio X, monsignor Agostino Marchetto – a lungo segretario del dicastero dei migranti dedicatosi anche alla storia del Vaticano II – ha sostenuto: “Anche se non sono addentro ai colloqui (fra Santa Sede e lefebvriani, ndr), da quello che so ci deve essere una accettazione de Concilio da parte di coloro che devono entrare nella Chiesa”. “Ci dovrà essere -  ha ribadito – una accettazione in toto del Concilio, altro discorso è che resta aperta la possibilità dello studio e dell’interpretazione e della ricerca scientifica sui testi conciliari, come avviene pure per gli altri concili”.  Nei giorni scorsi, poi, il rabbino Jack Bemporad, direttore del  "John Paul II Center for Interreligious Dialogue", e docente presso la Pontificia università San Tommaso d'Aquino, aveva detto: “Io credo che la Chiesa non può accettare i lefebvriani, sarebbe opportuno che la Chiesa si distanziasse da questo gruppo, anche perché con i lefebvriani la Chiesa non ci guadagna abbastanza e va contro tutto il mondo. E’ come se guadagni il 5% e perdi il 90%”.

Quindi aggiungeva: “bisogna dare spazio e tempo alla Chiesa per risolvere questo problema, perché la Chiesa è in grave difficoltà oggi, nel senso che ci sono così tante correnti differenti, che trovare un certo centro che può unire è molto difficile”.  A sua volta il cardinale Kurt Koch, proprio durante un incontro con il rabbino Bemporad avvenuto nei giorni scorsi all’Angelicum a Roma, affermava fra l’altro: in virtù del fatto che “il flagello dell’antisemitismo sembra non estirpabile dal mondo di oggi”, “la Chiesa cattolica è costretta a denunciare che l’antiebraismo è tradimento della sua stessa fede cristiana e a richiamare alla mente che la fraternità spirituale fra ebrei e cristiani ha il suo fermo ed eterno fondamento nella Sacra Scrittura”. Quindi ribadiva tutta l’importanza della dichiarazione ‘Nostra Aetate’. 

Francesco Peloso



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