domenica 28 settembre 2014

Santa Sede-Iran, relazioni pericolose nel Medio Oriente scosso dal Califfato

La Santa Sede ha un nuovo alleato in Medio Oriente, forse un po' imbarazzante ma certamente di peso: l'Iran del presidente Rouhani. Un filo rosso, costruito pazientemente, porta da Roma a Teheran passando però dall'accordo con l'Hezbollah libanese, 'il partito di Dio', da sempre in sintonia con il Paese degli ayatollah. Obiettivo dell'operazione proteggere le comunità cristiane attaccate dai fondamentalisti dello Stato Islamico.

L'uomo d'affari Chagoury con il card. Sandri

Le buone relazioni fra l'Iran e la Chiesa di Roma del resto, non sono un fatto nuovo, e tuttavia la crisi dilagante in Medio Oriente ha provocato un'accelerazione che era nell'aria da tempo. Il nodo delle persecuzioni dei cristiani ha quindi indotto i sacri palazzi romani ad orientarsi verso un asse preferenziale che dalla capitale iraniana porta al regime di Assad a Damasco fino al Libano delle milizie di Hezbollah. Non tutti nella Chiesa la pensano in questo modo, ma di certo alcuni cardinali di assoluto rilievo stanno oggi operando attivamente in questo senso.

Si tratta di personalità che godono di un potere ampio come Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le chiese orientali, di Fernando Filoni, a capo della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, dell'arcivescovo di Washington Donald Wuerl – che rappresenta i settori della Chiesa americana orientati in questa direzione – e poi dell'uomo nuovo della Chiesa in Medio Oriente, cioè del patriarca dei cristiano-maroniti libanesi (in comunione con Roma), il cardinale Bechara Rai. A questi vanno aggiunti altri due uomini di punta che hanno avuto rapporti diretti e indiretti - attraverso missioni, incontri, scambi teologici e culturali - con l'Iran e la sua 'guida suprema' Khamenei: un diplomatico di lungo corso come il cardinale Jean Louis Tauran, e l'arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoneborn. Vienna, del resto, è da tempo l'avamposto dal quale la Chiesa di Roma parla con il mondo ortodosso e islamico, nella capitale austriaca ha sede fra l'altro la fondazione “Pro oriente” che guarda alle tante realtà delle chiese mediorientali.

Sul fronte opposto si trova – e non è cosa da poco – il patriarca caldeo dell'Iraq, monsignor Louis Sako, che vede anche le responsabilità di Teheran in quanto sta accadendo, e poi alcuni diplomatici vaticani dell'area. Nel primo gruppo rientra invece a pieno titolo Gregorio III Laham, patriarca di Damasco, alleato di Assad. In questo quadro va ricordato che Filoni – ex nunzio a Bagdhad - è stato inviato da papa Francesco in Iraq nelle settimane scorse e con lui ha conferito più volte sulla crisi in corso; anche il cardinal Sandri – di origine argentine ma considerato in passato un avversario di Bergoglio – ha svolto un ruolo importante in questa impostazione che ha avuto il suo culmine in un summit svoltosi a Washington dal 9 all'11 settembre.

L'evento promosso dall'organizzazione “In defence of christians” (IDC), ha visto la partecipazione di diversi cardinali fra i quali Sandri, Wuerl e Bechara Rai - mentre Filoni ha cercato di coinvolgere il potente episcopato americano nell'impegno in difesa dei cristiani mediorientali. L'IDC è un network politico-religioso che può contare su appoggio politici trasversali e sul sostegno di molti esponenti della comunità libanese in America. Fra i finanziatori dell'evento favorevoli alla linea Rai-Sandri-Filoni – ha rilevato fra gli altri il quotidiano libanese, storicamente vicino ai cristiani maroniti, “L'orient le jour” - un personaggio come Gilbert Chagoury, potente e spregiudicato uomo d'affari libanese-nigeriano (ambasciatore del paradiso fiscale caraibico di Santa Lucia in Vaticano), che ha ricevuto onorificenze pontificie e incontrato diversi papi fra cui, da ultimo, lo stesso Francesco.

Chagoury sostiene, in Libano, l'ex generale cristiano Michel Aoun che propugna da tempo un accordo con Hezbollah. Anche la politica Usa è divisa trasversalmente sulla questione: settori democratici sostengono la linea dei patriarchi di partenariato con gli sciiti, altri vi si oppongono, lo stesso avviene nel campo repubblicano. Tuttavia vale la pena sottolineare che fra gli oratori del convegno spiccava il nome di quel John Ashcroft, fra i maggiori fautori del 'patriot act' (le leggi speciali antiterrorismo) e dello scontro di civiltà sotto la presidenza di Bush junior.
L'ideologia che tiene insieme il nuovo approccio vaticano è quello dell'alleanza delle minoranze, promossa dallo stesso Assad in Siria. Quest'ultimo del resto appartiene al gruppo degli alawiti, di derivazione sciita, minoranza che detiene il potere a Damasco. E' il principio che si contrappone a quello della pari cittadinanza in base al quale, a prescindere dall'appartenenza etnica o religiosa, si godono gli stessi diritti. E' su questa seconda linea di pensiero che si muove per esempio il nunzio apostolico in Siria Mario Zenari. La tenaglia Teheran-Califfato sta dunque mettendo alle corde le comunità cristiane da una parte costrette alla fuga e all'emigrazione, dall'altra in cerca di nuovi protettori anche se in tale prospettiva si rischia di appoggiare il progetto egemonico iraniano sulla regione.

(Questo e l'articolo seguente sono apparsi su Pagina 99 settimanale il 20 settembre)

Francesco Peloso


Chi è l'uomo forte del Vaticano in Libano

E' il cardinale Bechara Boutros Rai, 74 anni, l'uomo forte del Vaticano in Medio Oriente. Dal 2011 è a capo della Chiesa maronita, la più forte realtà ecclesiale in comunione con Roma della regione, e oggi lavora attivamente per portare la Santa Sede su una posizione che faccia del Libano il modello definitivo per i Paesi mediorientali sconvolti da guerra, fondametalismo e rivoluzioni.

Solo che nel Paese dei Cedri bisogna fare i conti con Hezbollah, la forte creazione politico-militare sciita, in guerra con Israele e collegata a Teheran, alleata di Assad, che spesso ha favorito i disegni egemonici di Damasco su Beirut. Bechara Rai nelle settimane scorse è stato in Iraq, in Vaticano e poi a Washington dove, insieme ad altri patriarchi mediorientali, ha parlato con il presidente Barack Obama delle comunità cristiane attaccate dall' Is, lo Stato islamico. Alla fine di agosto, inoltre, il patriarca aveva annunciato di essere pronto ad incontrarsi con il leader del 'partito di Dio', Nasrallah, per fronteggiare il comune nemico rappresentato dai fondamentalisti.

Nel super-attivismo del cardinale va anche segnalato un suo intervento, un paio di settimane fa, di fronte all'International Catholic Legislators, riunitosi a Frascati. Si tratta di un network di politici cattolici americani ed europei fondato nel 2010 dal cardinale austriaco Schoenborn e da Lord David Alton, membro della Camera dei Lord nonché cattolico e antiabortista convinto. In questa sede Rai ha chiesto a gran voce un intervento militare contro l'Is sotto l'egida dell'Onu per contrastare i gruppi terroristi. Nel 2011 tuttavia, il patriarca fu criticato - anche dai cristiani libanesi raccolti nella colazione 14 marzo – per aver sostenuto il diritto di Hezbollah ad essere armato in funzione difensiva anti-Israele.

E ancora di recente il summit “In difesa dei cristiani” tenutosi a Washington è stato turbato dall'intervento del senatore texano ultraconservatore Ted Cruz che, proprio in quella sede, ha associato la difesa di Israele a quella delle comunità cristiane, venendo per questo contestato dalla platea di patriarchi ed esponenti mediorientali. Un incidente di percorso in grado di rallentare la corsa del cardinale Rai nella costruzione di un progetto politico per il Medio Oriente assai ambizioso.

F. Pel.

















Nessun commento:

Posta un commento