mercoledì 29 ottobre 2014

Ad Albenga uno scandalo fra sesso a luci rosse e ultrà della tradizione preconciliare

Il caso del vescovo di Albenga, monsignor Mario Oliveri, la cui diocesi è da tempo al centro di una serie di scandali e di ipotesi di reato a sfondo sessuale, sta diventando un problema sempre più serio per il Vaticano. Le accuse rimbalzate sui media sono ormai note: si va dagli abusi sessuali sui minori alle molestie nei confronti di turiste alla pubblicazione di foto di preti nudi su siti gay. Un quadro che, sotto il profilo giudiziario, potrebbe rivelare particolari non ancora del tutto emersi. Fino ad ora per altro dalla diocesi è arrivata una sola smentita che risale alla settimana scorsa circa lo scenario inquietante in cui si troverebbe la chiesa della cittadina ligure, ma dal Vaticano confermano invece che i fatti sono veri, “in quella diocesi ci sono problemi seri”.

il vescovo di Albenga-Imperia Mario Oliveri

Per questo dopo l'ispezione compiuta del nunzio in Italia, monsignor Adriano Bernardini, che ha verificato la gravità della situazione, è iniziato il pressing sul vescovo per indurlo a dimettersi. Per evitare infatti l'inasprimento della crisi è necessario che monsignor Oliveri consegni il proprio mandato al papa, in tal modo la nomina di un successore diventerebbe assai più semplice. In caso contrario la Santa sede dovrà procedere seguendo altre strade e adottando provvedimenti più severi. Tutto può succedere nelle prossime ore e giorni.

D'altro canto monsignor Oliveri non è poi così isolato nella Chiesa. Il vescovo di Albenga è infatti uno dei punti di riferimento dei settori ultratradizionalisti in Italia e non solo. Non a caso in questi giorni la galassia dei siti internet vicina ai lefebvriani sta difendendo a spada tratta il monsignore finito nell'occhio del ciclone. Si consideri che Oliveri fu tra i primi in Italia a celebrare la messa in latino preconciliare dopo la sua liberalizzazione da parte di Benedetto XVI nel 2007. 

Oliveri, sotto tale profilo, vanta alleati di un certo peso nella Curia vaticana, sia pure oggi caduti in disgrazia con papa Francesco. Di certo non lontano dalle posizioni di Oliveri è per esempio il cardinale Raymond Leo Burke, americano, attualmente prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica. Burke è un difensore estremo del tradizionalismo cattolico e probabilmente presto verrà allontanato dai posti che contano in Curia. C'è poi il cardinale Mauro Piacenza, di scuola 'siriana', ora a capo della Penitenzieria apostolica; Bergoglio lo allontanò dall'incarico assai più rilevante di prefetto della Congregazione per il clero, anche lui appartiene al gruppo dei tradizionalisti. Ma Oliveri è anche vicino al super integralista vescovo di Ferrara, il ciellino Luigi Negri. Oliveri ha scritto la prefazione a un libro di Negri dedicato a Pio IX - 'Pio IX, attualità e profezia' - il testo è stato pubblicato dalle edizioni Ares vicine Opus Dei.

Ancora il vescovo di Albenga lo ritroviamo celebrante nel 2008 di una messa nell'antico rito in cui sette suore della Congregazione dei francescani dell'Immacolata fanno la professioni dei voti perpetui. Oggi la congregazione in questione è stata commissariata da papa Francesco anche per contrasti e problemi sorti in merito all'amministrazione di alcuni beni. Se questo è il quadro, parziale, dei legami del vescovo con settori importanti della Chiesa, non può essere dimenticato un episodio più recente. 

Solo nel febbraio scorso fatti è stato nominato vescovo di Sanremo monsignor Antonio Suetta, ex capo di quel seminario vescovile di Albenga al centro di una parte non piccola degli scandali fin qui emersi, nonché economo della diocesi, uomo insomma vicino a Oliveri. Suetta fra l'altro nel 2009 ha preso il dottorato in teologia presso l'ateneo Regina Apostolorum dei Legionari di Cristo, altra congregazione della destra ecclesiale coinvolta in scandali sessuali e commissariata già da Benedetto XVI. Fra i primi atti del nuovo vescovo di Sanremo c'è fra l'altro la partecipazione a una messa preconciliare nel luglio scorso. La nomina di Suetta formalmente è del papa ma di regola è il nunzio apostolico in Italia – lo stesso monsignor Bernardini - a fornire una terna di nomi dopo aver consultato la conferenza episcopale regionale, in questo caso per altro presieduta dal presidente della Cei il cardinale Bagnasco la cui voce ha il suo peso nelle nomine.

Quando il primo marzo scorso il cardinale consacrò come vescovo monsignor Suetta appena nominato a Sanremo, nel corso dell'omelia disse fra l'altro: “saluto con particolare affetto il Monsignor Mario Oliveri, che ha donato generosamente un suo sacerdote, monsignor Antonio Suetta, per questo impegnativo servizio”. Anche il cardinale Domenico Calcagno, si dice, è amico di Oliveri; Calcagno in Vaticano è ancora a capo – sia pure solo pro forma - dell'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, divenuta la banca centrale del vaticano. E' dunque un mondo in crisi quello on cui si muove Oliveri, eppure ancora vivo, che resiste al cambiamento.

 Ma per comprendere i legami forti del vescovo di Albenga all'interno della Chiesa bisogna andare indietro nel tempo, quando Oliveri svolse fra gli anni '70 e '80, una prima parte della carriera ecclesiale dentro il servizio diplomatico vaticano a diretto contatto con la Segreteria di Stato. Quel percorso però s'interruppe, dopo incarichi di un certo rilievo nelle nunziature di Francia, Gran Bretagna e Italia, il monsignore non diventò mai nunzio apostolico e il suo cammino virò d'improvviso verso la diocesi di Albenga di cui divenne vescovo nel 1990 e dove è rimasto fino ad oggi.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX

Francesco Peloso

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