martedì 7 ottobre 2014

Il papa ai vescovi, parlate senza paura; card. Marx: dibattito pubblico nella Chiesa

Un dibattito aperto, senza paura di dire ciò che si pensa e con la capacità di ascoltare. È quello che ha chiesto il papa ieri mattina, nel momento in cui è iniziato il sinodo straordinario sulla famiglia in Vaticano. In uno dei primi interventi, seguiti alla relazione d'apertura pronunciata dal cardinale ungherese Peter Erdo, un altro porporato, il tedesco Reinhard Marx assai vicino a papa Francesco, ha chiesto che anche la Chiesa apra un dibattito pubblico sui temi del sinodo, insomma discussione pubblica e a tutto campo sulla famiglia per affrontare quelli che ha definito i tanti cambiamenti degli ultimi anni.


La richiesta di una discussione aperta fatta dal papa e da quanti lo sostengono, non è semplicemente formale: si tratta invece, da una parte, del tentativo di aiutare quanti vogliono mettere in discussione il tradizionalismo su certi temi, dall'altra sta a significare che il sinodo non ha un finale già scritto. Insomma Francesco ha chiesto ai vescovi di aiutarlo a cambiare la Chiesa e di non lasciarlo solo in questa battaglia.

“Un cardinale - ha raccontato il pontefice nel suo intervento d'apertura - mi ha scritto dicendo: peccato che alcuni cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso”. “Questo – ha aggiunto - non va bene, questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità”.

Erdo ha poi fatto una relazione molto ampia nella quale ha toccato diversi temi tenendo conto, ha spiegato, delle indicazioni arrivate già prima del sinodo dalle conferenze episcopali. Una parte significativa della relazione è stata dedicata al tema dei divorziati risposati considerato un po' il tema simbolo di questa assise.“Bisogna tener conto – ha detto il porporato - della differenza tra chi colpevolmente ha rotto un matrimonio e chi è stato abbandonato. La pastorale della Chiesa dovrebbe prendersi cura di loro in modo particolare. I divorziati risposati civilmente appartengono alla Chiesa. Hanno bisogno e hanno il diritto di essere accompagnati dai loro pastori”. Al sinodo invece spetterà affrontare il tema dell'accesso ai sacramenti per i divorziati risposati. E tuttavia alcune proposte concrete già sono sul tappeto e riguardano la questione dell'agevolazione nel riconoscimento della nullità matrimoniale.

Da questo punto di vista è stato lo stesso cardinale a spiegare che, data la diffusa mentalità “divorzista”, “non è un azzardo” ritenere non validi diversi matrimoni celebrati in Chiesa. Per questo Erdo chiede di rivedere la doppia sentenza necessaria oggi per dichiarare nullo il vincolo matrimoniale; allo stesso tempo, ha aggiunto, in certi casi basterà la “confessione della parte simulante” rispetto a un matrimonio celebrato in Chiesa senza convinzione, suffragato da altri elementi, per dichiararlo nullo.

E' la strada proposta dal cardinale Angelo Scola e da quanti vogliono una soluzione all'interno del diritto canonico senza toccare altri aspetti a cominciare dai sacramenti. Di fatto sarebbe un divorzio ecclesiastico - per quanto il cardinale ha spiegato che non bisogna dare quest'idea – tale da rendere non valido il primo matrimonio in modo asai più semplice di quanto non lo sia ora. Nella relazione è stato toccato anche il tema della prassi attuata dalle chiese orientali le quali, dopo un cammino penitenziale, rendono possibili le seconde nozze. Su questa ipotesi Erdo è stato piuttosto prudente, e tuttavia questa strada piace invece al gruppo riformatore che vorrebbe approfondirla.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX del 7 ottobre

Francesco Peloso



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