lunedì 27 ottobre 2014

La diocesi di Albenga travolta dagli scandali sessuali. Il Papa vuole cacciare il vescovo

Nella diocesi di Albenga-Imperia è successo di tutto: abusi su minori, preti che si sono fatto fotografare nudi su siti gay, altri che palpeggiano turiste, chi fa il barman di notte e chi si dedica a giri di prostituzione. Il vescovo locale, monsignor Mario Oliveri, è un ultratradizionalista d'assalto - con qualche amico che conta in Vaticano - uno che ama la messa preconciliare in latino e i paramenti immensi. La Santa Sede ha svolto una prima ispezione che ha fatto infuriare il papa, la situazione è critica e non di facile soluzione, soprattutto se Oliveri non si dimette (ma vedremo nei prossimi giorni). Il quadro è allarmate e mostra una realtà della Chiesa italiana fino ad ora emersa solo a tratti. Di seguito il pezzo che ho scritto per il Secolo XIX, il giornale che - nei giorni scorsi -  ha fatto venire alla luce la vicenda. Qui descrivo le reazioni Oltretevere. 



L'imbarazzante dossier relativo a monsignor Mario Oliveri,  il vescovo della diocesi di Albenga da diversi giorni nell'occhio del ciclone, è sotto esame in Vaticano. Il Papa naturalmente è stato interessato alla vicenda, ma anche due dicasteri della Santa Sede sono chiamati a dire la loro. Gli scandali a sfondo sessuale fin qui emersi che coinvolgono diversi sacerdoti, vengono infatti considerati particolarmente gravi nei sacri palazzi. 

Nel frattempo monsignor Oliveri cerca di di evitare ogni appuntamento pubblico come è accaduto ieri quando, atteso per la benedizione del monumento che ricorda il bicentenario dei carabinieri di Albenga, non si è fatto vedere. Dalla curia locale hanno poi fatto sapere che il vescovo era impegnato nella celebrazione di alcune cresime. Certo è che per monsignor Oliveri questo è il momento del silenzio, ogni contatto con i media e con i fedeli può infatti peggiorare ulteriormente le cose. D'altro canto l'assenza da una celebrazione ufficiale che riguarda la comunità - annunciata dagli stessi carabinieri - è anche il sintomo di una crisi che sta precipitando, la vicenda infatti ha superato i confini nazionali e ora è oggetto di attenzione da parte dei media internazionali. 

Ma vediamo qual è la situazione in Vaticano. I due dicasteri coinvolti anche formalmente nella gestione del caso sono la Congregazione dei vescovi e quella del clero guidate rispettivamente dai cardinali Marc Ouellet e Beniamino Stella. La prima per l'operato dello stesso Oliveri la seconda in merito ai comportamenti dei preti della diocesi (fra le altre cose  ci sono le foto di alcuni di loro nudi su siti gay, altri che organizzano giri di prostituzione e poi il coinvolgimento in casi di pedofilia).  In un quadro pesantissimo la Santa Sede è chiamata a intervenire in modo netto e chiaro; una prima ipotesi è quella della visita apostolica, cioè di un'indagine ufficiale del Vaticano condotta da un inviato del papa. 

Il precedente, d'altro canto, è assai recente. solo l'estate scorsa, infatti, il Papa mandò un visitatore apostolico a Ciudad del Este, Paraguay, dove il vescovo Rogelio Livieres era accusato di coprire un sacerdote abusatore, di malversazioni economiche, di una gestione personalistica del seminario locale. Livieres era anche un ultratradizionalista fortemente critico verso gli altri vescovi del Paese giudicati troppo attenti ai temi sociali. Il Papa inviò da Roma un cardinale, Santos Abril y Castellò, che dopo una rapida visita apostolica portò le sue conclusioni a Francesco il quale ordinò a Livieres di dimettersi; questi si oppose e fu allora allontanato  d'ufficio dal papa. Anche Olivero è noto per essere un sostenitore della messa in latino di San Pio V, quella preconciliare per intendersi, e la saldatura fra questo orientamento ecclesiale e un grumo di scandali sessuali sembra ripetersi gravemente. 

Tuttavia, confermano dal Vaticano al Secolo XIX, è stata già condotta nella diocesi un'ispezione da parte del nunzio apostolico in Italia, il vescovo Adriano Bernardini, ma questo primo sondaggio per raccogliere informazioni non può essere considerato sostitutivo della visita apostolica. Quest'ultima, che in ogni caso non potrà essere condotta dal nunzio, permetterebbe alla Santa Sede di prendersi qualche settimana in più per scegliere un sostituto e per dare solidità alle accuse avviando un proprio procedimento interno sui fatti avvenuti. 

Se dovessero emergere responsabilità evidenti del vescovo potrebbe essere aperto anche un processo canonico, e anzi, sotto questo stesso profilo,verrà pure valutato il ruolo dei preti coinvolti nei vari aspetti e reati della vicenda. In Vaticano, d'altro canto, è l'ora della mano pesante verso situazioni di questo tipo, basti pensare che presto si celebrerà Oltretevere il processo penale contro l'ex nunzio Jozef Wesolowski, già ridotto allo stato laicale, accusato di abusi su minori nella Repubblica dominicana. In tale prospettiva Bergoglio può anche decidere che, considerata la gravità del quadro generale, è necessario arrivare subito alle dimissioni di Oliveri e alla nomina di un amministratore apostolico che resta in carica fino all'arrivo di un nuovo vescovo, oppure può immediatamente procedere a una nomina con valore definitivo (ma sempre Oliveri deve rassegnare le proprie dimissioni). 

La diocesi nei giorni scorsi ha escluso che sia alle porte un commissariamento, ovvero la nomina di un coadiutore che affiancherebbe monsignor Oliveri per succedergli automaticamente  più avanti. In questo caso bisogna considerare pure che il vescovo di Albenga ha 70 anni, dunque potrebbe restare al suo posto, almeno in teoria e se non si ritira prima, per altri 5 anni; secondo la legge della Chiesa, infatti, il vescovo rassegna al papa le sue dimissioni al 75esimo anno di età. Da considerare, infine, che l'intera vicenda chiama in causa anche la Chiesa italiana la quale, fino ad ora, non si è pronunciata pubblicamente sui fatti emersi ad Albenga.  

Francesco Peloso

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