lunedì 20 ottobre 2014

Riformare la Curia la prossima mossa di papa Francesco. E poi nuovi cardinali

Gli effetti del sinodo straordinario sulla famiglia non sono stati ancora smaltiti che già il papa e i suoi collaboratori pensano alle prossime mosse. L'ultimo atto dell'assise svoltasi in Vaticano è stata la beatificazione di Paolo VI celebrata ieri mattina in piazza San Pietro di fronte a 70mila persone. “In questo giorno della beatificazione di Paolo VI – ha scandito Bergoglio - mi ritornano in mente le sue parole con le quali istituiva il sinodo dei vescovi: 'scrutando attentamente i segni dei tempi cerchiamo di adattare le vie e i metodi, alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società'”. 


In tal modo Francesco ha voluto stabilire un collegamento ancor più netto fra il suo pontificato e la svolta conciliare portata a compimento da Paolo VI anche con l'istituzione del sinodo.
Ma se questo è l'orizzonte complessivo dentro il quale si muove il pontefice, non poche sono le ferite del giorno dopo. Bergoglio ora ha visto emergere con chiarezza quali sono i suoi avversari e i suoi sostenitori; nel corso del sinodo l'opposizione più forte al cambiamento non è arrivata dai presidenti delle conferenze episcopali ma dai cardinali e dai capidicastero della Curia. 

Non solo: lo stesso pontefice aveva nominato ben 26 membri del sinodo dividendoli in parti uguali, 13 a suo favore e 13 contro (su 191 partecipanti); una scelta realistica che ha pesato però sull'esito finale dell'assise consegnando al papa una maggioranza forte ma non una vittoria schiacciante. Anche per questo, ora, il processo di riforma della Curia che ha subìto un rallentamento, riprenderà con forza.

Due riunioni del consiglio dei 9 cardinali che coadiuvano il papa nel governo della Chiesa, si svolgeranno all'inizio di dicembre e poi di nuovo al principio di febbraio; sarà quello il momento in cui verrà definita la prima bozza della nuova curia romana nella quale saranno definiti accorpamenti e nuovi dicasteri. Sulla via del tramonto alcuni pontifici consigli come quello dei laici e dell'educazione cattolica, entrambi guidati da uomini della vecchia guardia wojtyliana (i cardinali Rylko e Grocholoewski), anche i 'ministeri' sociali come quelli dei migranti, di giustizia e pace e Cor Unm (l'organismo che promuove le opere di carità del papa) verranno soppressi e riaccorpati. Il dicastero per la nuova evangelizzazione di monsignor Rino Fisichella è pure fra i pezzi di Curia la cui sopravvivenza è incerta, lo stesso vale per il Pontificio consiglio per la salute guidato da un altro polacco, monsignor Zimowski. Presto anche l'Apsa - la nuova banca centrale del Vaticano – avrà un assetto più certo, a quel punto andrà via il cardinale Domenico Calcagno che formalmente ancora la guida. Sempre entro febbraio si terrà quasi certamente un nuovo concistoro per la nomina di diversi cardinali, anche in questo caso non mancheranno le novità.

C'è poi il tema dei porporati che al sinodo si sono opposti al papa con estrema durezza. Fra questi spicca l'ultratradizionalista americano Raymond Leo Burke, che dovrebbe lasciare a breve – lo ha dichiarato lui stesso – il ruolo di prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica per un incarico onorifico e ininfluente. Anche la posizione del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Gerhard Muller, che ha attaccato con forza ogni ipotesi di cambiamento sui divorziati risposati e sull'accoglienza agli omosessuali, è oggi traballante. Se poi i cardinali italiani legati alla Cei come Bagnasco e Scola (Milano) hanno criticato le proposte riformatrici, si sta rafforzando una linea cardinalizia italiana vicina a Papa. In quest'ambito spiccano il Segretario di Stato Parolin, il Segretario del Sinodo Baldisseri, quindi il capo del dicastero per la cultura Ravasi. Con loro due pesi massimi della Chiesa europea, l'arcivescovo di Vienna Schoenbron e il capo dei vescovi tedeschi Marx.

Emergono poi altri particolari sul sinodo. Intanto è passato quasi sotto silenzio che la proposizione 41 votata con maggioranza qualificata dei due terzi (125 sì su 183) mantiene l'apertura in merito alla necessità di cogliere gli elementi positivi nei matrimoni civili e nelle convivenze. Mentre sui punti più discussi – divorziati e omosessuali – sono mancati i voti sia dei conservatori che dei progressisti per opposte ragioni. Tuttavia la nuova versione del punto 55 relativo ai gay ricalcava in buona parte l'insegnamento tradizionale della Chiesa (veniva citato Ratzinger). Qui i conservatori hanno compiuto un grave errore tattico schierandosi contro il principio di non-discriminazione e rafforzando così la richiesta di un cambiamento più profondo.

Francesco Peloso
(Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX)


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