domenica 19 ottobre 2014

Sinodo: nuovi equilibri nella Chiesa, i conservatori scoprono di essere minoranza

La domanda di questi giorni è destinata a rimanere per ora senza risposta: chi ha vinto al sinodo? L'opinione pubblica ha fatta un po' di fatica a capire che questa discussione, appena iniziata nella Chiesa, non si chiude con il voto sui documenti votati ieri. Il messaggio conclusivo, forse anche più avanzato nelle aperture sui temi più delicati – famiglie irregolari, divorziati ecc. - ha avuto 158 voti su 174 padri sinodali presenti in aula. I punti controversi della relazione conclusiva che affrontava per paragrafi tutte le questioni, erano tutti sopra i 100 voti a favore, fino a 118 sì) su 183 presenti. Il Papa insomma, in una Chiesa che solo due anni fa era travolta dagli scandali e s'interrogava ancora sulla messa in latino, ha costruito una nuova maggioranza, oggi ancora fragile, ma destinata a irrobustirsi via via che gli episcopati locali prenderanno coscienza del ruolo e della voce in capitolo che hanno ritrovato. 


E' l'inizio di un cammino e conta poco che qualche punto della relatio abbia sfiorato invece di raggiungere il quorum necessario dei due terzi, anche perché il pontefice ha di fatto cambiato le regole del sinodo, facendo diventare il testo votato ieri solo una tappa del percorso che porterà al sinodo del 2015, quello decisivo. Non solo: il testo finale della 'relatio' era talmente equilibrato che il voto in aula ha rappresentato più che altro la divisione fra chi vuole discutere e andare avanti e quanti dicono 'no'. La Chiesa uscita da questi 15 giorni di discussioni, dunque, non è più quella della stagione Wojtyla-Ratzinger ma non è ancora diventata fino in fondo la Chiesa di Francesco, la metamorfosi è in atto e tuttavia l'opposizione conservatrice proverà a riorganizzarsi. C'è però un fatto nuovo: se fino a poco tempo si dava per assodato che i conservatori fossero ampiamente egemonici nella Chiesa universale, il papa pubblicando i documenti accompagnati dalle votazioni, ha dimostrato che le cose non stanno così.

Da oggi, dopo la beatificazione di Paolo VI che unirà di nuovo tutta la Chiesa in piazza San Pietro, inizia una battaglia – come fu quella del Concilio Vaticano II – fra due visioni diverse della fede e del mondo. Probabilmente qualcuno fra gli oppositori più accaniti del papa uscirà di scena a cominciare dal cardinale tradizionalista americano Raymond Burke, presidente del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, lui stesso ha annunciato che presto sarà allontanato da quell'incarico. Un altro a rischiare è il cardinale Gerhard Muller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, che si è esposto molto in questi giorni per criticare la linea riformatrice. Francesco, poi, procederà probabilmente a una serie fitta di nomine sia fra i cardinali – dove il suo consenso è minore – sia a livello di episcopati locali per dare una base solida alla svolta cui ha messo mano.

Francesco Peloso


La cronaca delle votazioni finali 

Il sinodo straordinario sulla famiglia voluto da papa Francesco si chiude con un voto combattuto che sancisce la svolta su questioni delicate ma testimonia, allo stesso tempo, dell'intensità del dibattito che si è aperto nella Chiesa. La 'relatio' conclusiva viene votata punto per punto, tutto il documento ottiene la maggioranza dei due terzi, ma su due punti più controversi – la comunione per i divorziati risposati e l'accoglienza agli omosessuali – la maggioranza è 'solo' assoluta, tocca comunque il 65% dei 183 padri sinodali (su 191 aventi diritto) presenti al momento del voto. Secondo il regolamento del sinodo la maggioranza qualificata è decisiva per l'approvazione, e tuttavia questo sinodo è straordinario per varie ragioni. Il Papa infatti ha voluto che la relazione venisse pubblicata subito per intero con i voti su ciascun paragrafo e che diventasse il documento preparatorio per il prossimo sinodo sulla famiglia del 2015, quello che dovrà assumere le decisioni definitive.

Procedure straordinarie per un momento straordinario della Chiesa: questo è il senso di quanto sta avvenendo, così Bergoglio ha deciso di guidare la Chiesa verso una stagione nuova non priva di contraccolpi anche interni. Eppure la discussione è cominciata, tanto più che i punti più divisivi sono aperti al dibattito: “Alcuni Padri – si legge nel testo - hanno sostenuto che le persone divorziate e risposate o conviventi possono ricorrere fruttuosamente alla comunione spirituale. Altri Padri si sono domandati perché allora non possano accedere a quella sacramentale. Viene quindi sollecitato un approfondimento della tematica in grado di far emergere la peculiarità delle due forme e la loro connessione con la teologia del matrimonio”. Sulla questione degli omosessuali, il documento osserva: “alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: 'Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia'. Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. 'A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione'”. 

Insomma il sinodo non dà risposte definitiva, né poteva essere diversamente considerato che, grazie all'iniziativa del papa, i vescovi hanno ripreso a dibattere liberamente fra di loro dopo molto tempo. E le differenze sono esplose. Da questo punto di vista è stato molto significativo l'intervento del papa applaudito dall'assemblea per cinque minuti. Francesco ha chiesto di custodire il “depositum fidei" senza considerarsi suoi padroni. Quindi ha messo in guardia dalla “tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa e un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente! Li chiamavano bizantinismi, credo, queste cose”. Poi il papa h rilevato che vi sono anche altre tentazioni come quella dell'' “irrigidimento ostile, cioè il volersi chiudere dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio (lo Spirito)”, “dal tempo di Gesù – ha aggiunto - è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti – oggi - tradizionalisti e anche degli intellettualisti”. Allo steso tempo però il pontefice ha rilevato che un altro pericolo è quello "del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. È la tentazione dei buonisti, dei timorosi e anche dei cosiddetti “progressisti e liberalisti”. Francesco stesso dunque, con abilità, dopo aver convocato un sinodo che ha diviso i vescovi si erge a mediatore supremo, a capo di una Chiesa che – nel cambiamento – non vuole perdere l'unità.

Francesco Peloso 
Questi articoli sono stati pubblicati sul Secolo XIX



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