martedì 7 ottobre 2014

Sinodo: Papa, la classe dirigete della Chiesa non sia preda di cupidigia e potere

Il sinodo straordinario sulla famiglia è stato aperto ieri dal Papa con accenti impegnativi e quasi drammatici. Francesco ha infatti voluto richiamare i vescovi, “la classe dirigente” della Chiesa che dovrebbe guidare il popolo, a non diventare preda dalla cupidigia e dalla superbia, dall'amore per il denaro e per il potere caricando “sulle spalle della gente pesi insopportabili” quando “loro non muovono neppure un dito”. 

Così mentre le famiglie vivono momenti felici e rotture, divorzi e nuovi matrimoni, i figli nascono dentro e fuori dal matrimonio, si affermano le 'famiglie allargate' e vengono posti problemi nuovi come quelli delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali, oppure si tocca con mano la sofferenza delle ragazze madri, delle violenze o degli amori finiti, la Chiesa troppo spesso sa solo stabilire divieti rinunciando ad accogliere l'umanità nella sua varietà esistenziale. Se questo è il tema generale del sinodo come fin qui è stato proposto dalla Santa Sede, ieri mattina il papa, aprendo l'assise nella basilica vaticana, ha aggiunto però un elemento in più destinato a pesare.

Francesco ha detto che i pastori incapaci di aprirsi alla comprensione dei mutamenti sociali, sono in realtà innamorati del potere tanto da ignorare le sofferenze del loro popolo per chiudersi nella cupidigia. Il fronte conservatore guidato dal cardinale Gerhard Muller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, è avvertito: in gioco non c'è solo qualche apertura o meno sul tema della comunione ai divorziati risposati, ma tutta un'idea di riforma della Chiesa, del suo ruolo nella società, del rapporto dei vescovi con la gente. Due giorni fa il papa ha parlato di un sinodo che deve puntare a rinnovare la Chiesa e la società, intendendo con ciò anche la capacità del cattolicesimo di restare dentro la vita concreta delle persone. 

 “La tentazione della cupidigia – ha scandito ieri il papa - è sempre presente. Cupidigia di denaro e di potere. E per saziare questa cupidigia i cattivi pastori caricano sulle spalle della gente pesi insopportabili mentre loro non muovono neppure con un dito”. Quindi il Papa ha messo in guardia dal rischio che il sinodo diventi una contesa teologica o ideologica: “le assemblee sinodali non servono per discutere idee belle e originali, o per vedere chi è più intelligente. Servono per coltivare e custodire meglio la vigna del Signore”. 

No, dunque a uno scontro frontale, anche perché il sinodo straordinario è fortemente diviso al suo interno. Il Papa ne è consapevole e chiede che si giunga a una sintesi comprensiva dei vari punti di vista ma tale da dare un segno visibile di quel rinnovamento sul quale Bergoglio ha battuto per tutti questi mesi. Del resto alla vigilia dell'assise (191 padri sinodali, 253 partecipanti in totale compresi uditori e invitati) alcuni dei più autorevoli cardinali del sacro collegio hanno espresso la loro netta contrarietà ad ogni cambiamento. Una mossa che ha destato scalpore e ha irritato non poco il vescovo di Roma. Da qui la decisione del papa di alzare i toni negli ultimi giorni.

Tuttavia non sono pochi i cardinali e i vescovi che sostengono la linea di papa Francesco; per ora si sono mossi tenendo un basso profilo forse anche per riservarsi di intervenire con maggiore efficacia nel corso del dibattito sinodale. Con il pontefice è schierata quasi tutta la chiesa latinoamericana con poche eccezioni; il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, coordinatore del C9, il gruppo di nove cardinali che coadiuva Francesco nel governo della Chiesa, è fra questi. Insieme a lui il porporato brasiliano Raymundo Damasceno Assis, capo dell'episcopato del più grande Paese cattolico del mondo, il Brasile. Da considerare poi, che molte chiese europee – Francia, Germania, Svizzera, Regno Unito fra le altre – sono in larga parte con il pontefice. Pro-Bergoglio è il cardinale Reinhard Marx, membro del C9 e capo del consiglio per l'economia; sulla stessa linea il prefetto della Congregazione per il clero (il 'ministro' dei sacerdoti di tutto il mondo) Beniamino Stella e un altro brasiliano, Joao Braz de Aviz, prefetto del dicastero dei religiosi – frati e suore – della Chiesa universale.

Una parziale incognita viene dai continenti di nuova evangelizzazione, Africa e Asia in testa; ma di certo l'eccessiva normatività romana e occidentale è faticosamente vissuta dalle chiese africane dove vivono modelli famigliari differenti. Nelle Filippine, poi, l'arcivescovo di Manila, il cardinale Luis Antonio Tagle, è anche lui dalla parte di Francesco.

Quest'articolo è stato pubblicato il 6 ottobre sul Secolo XIX

Francesco Peloso





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