mercoledì 5 novembre 2014

Il caso di Brittany Maynard spacca la Chiesa, in gioco la dignità della persona

Il caso di Brittany Maynard, la donna di 29 anni che ha scelto l'eutanasia per evitare le sofferenze derivanti da un tumore al cervello ormai in fase terminale, ha riaperto il dibattito sulla 'dolce morte' e sulla possibilità che venga ammessa per legge. Il Vaticano si è fatto sentire ieri ribadendo la propria tradizionale opposizione all'eutanasia attraverso il presidente della Pontificia accademia per la vita, monsignor Ignacio Carrasco de Paula, membro dell'Opus Dei. Tuttavia anche all'interno della Chiesa e del mondo cattolico ci sono ormai posizioni diverse e lo stesso papa Francesco - sul tema generale, non sul caso specifico – esprimeva una posizione assai meno intransigente e più articolata. Ma andiamo con ordine.

Brittany Maynard

Commentando ieri il caso di Brittany Maynard monsignor Carrasco aveva affermato: “il gesto è in sé da condannare” in quanto “la dignità è un'altra cosa che metter fine alla propria vita”. “Suicidarsi – aggiungeva - non è una cosa buona, è una cosa cattiva perché è dire no alla propria vita e a tutto ciò che significa rispetto alla nostra missione nel mondo e verso le persone che si hanno vicino”. Poi attenuava un po' toni spiegando come, in ogni caso, “quello che è successo nella coscienza di Brittany non lo sappiamo”; Carrasco rilevava infine che gli Stati non sono più disposti a pagare i costi per le malattie gravi e di conseguenza quella del suicidio assistito “rischia di diventare l'unica soluzione”.

Resta da dire che l'Osservatore romano è rimasto per ora in silenzio di fronte alla vicenda, mentre si sono levate voci che la pensano in modo diverso rispetto all'Accademia per la vita vaticana. E' il caso del professor Salvatore Salvino Leone, medico ginecologo, bioeticista, docente di Teologia morale presso la Facoltà Teologica di Sicilia. Le sue parole sono state rilanciate dal Sir, l'agenzia stampa della Cei. “Per Brittany Maynard ‘morire con dignità’ - ha spiegato Leone - significava morire senza eccessive sofferenze ineliminabili, quando ancora si ha una lucidità e delle condizioni psico-fisiche accettabili”. Quindi ha osservato: “in fondo anche per la Chiesa significa questo, ma con un limite invalicabile, l’intervento diretto soppressivo della vita umana. Per altre visioni del mondo anche questo passo può appartenere alla dignità del morire, ma non per la visione antropologica cristiana”. Sotto questo profilo si tratta allora “di intendersi sui contenuti concreti, ma sul fatto di aspirare ad una morte dignitosa c’è una convergenza generale”.

“Tuttavia nella dignità del morire - affermava lo studioso - includerei anche il rispetto - diverso dalla condivisione - per scelte così tragiche, senza giudizi affrettati e senza condanne, perché se qualcuno di noi si dovesse trovare malauguratamente nella stessa situazione, non so poi di fatto, anche in un orizzonte di fede cristiana, quale decisione prenderebbe”.

La Chiesa nel suo rifiuto dell'eutanasia, sostiene da tempo l'importanza delle cure palliative e la necessità che i sistemi sanitari dei vari paesi si facciano carico anche dei malati terminali potenziando le cure palliative e antidolore. Allo stesso tempo si è espressa contro l'accanimento terapeutico. Su questi temi si è espresso anche il papa nel libro-dialogo con il suo amico, il rabbino argentino Abraham Skorka. Nel testo da una parte il papa sottolineava il rischio che i malati anziani venissero abbandonati, 'scartati' (“eutanasia nascosta”), quindi ribadiva il no all'eutanasia attiva. Ma poi spiegava: “non siamo tenuti a conservare la vita con metodi straordinari, perché ciò può rivelarsi contrario alla dignità della persona”, e ancora: “anzi, anche se vi fosse qualche speranza di vita, non è obbligatorio ricorrere a determinati mezzi, per esempio intubare qualcuno solo per prolungargli la vita di qualche giorno”.

Naturalmente il pontefice non parlava del caso Brittany, ma non sfugge in ogni caso che, secondo i medici, alla giovane rimanevano pochi mesi di vita e che presto la donna avrebbe dovuto affrontare sofferenze pesanti perdendo, almeno in parte, la lucidità.

(Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX)

Francesco Peloso


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