domenica 28 dicembre 2014

Ali Agca a San Pietro, il flop dei controlli e tutti i dubbi sul viaggio dall'Austria

Dietro il muro di dichiarazioni ufficiali accomodanti, in Vaticano si registra una forte peoccupazione per quello che è accaduto ieri. Alì Agca è infatti arrivato fino in piazza San Pietro senza che prima fosse fermato, individuato o segnalato da nessuno, tanto meno dalle forze di polizia e dai servizi di intelligence italiani. “In piazza San Pietro ci sono i metal detector cui devono sottoporsi quanti vogliono entrare nella basilica; a quel punto Ali Agca è stato riconosciuto dalla polizia italiana, la sua presenza segnalata alla Gendarmeria vaticana e da quest'ultima sono state chieste indicazioni ai piani alti del Vaticano. Da lì è arrivato l'ok a lasciar passare Agca; non siamo stati avvertiti il giorno prima, ma quando era già in piazza San Pietro” dicono al Secolo XIX dal Vaticano spiegando lo svolgimento dei fatti.


Insomma la Santa Sede non sapeva dell'arrivo di Agca e quando se l'è ritrovato a due passi dalla basilica vaticana ha fatto buon viso a cattivo gioco permettendo all'ex terrorista turco di entrare a deporre dei fiori sulla tomba di Giovanni Paolo II. In tal modo sono stati evitati scandali, polemiche e ulteriori incidenti pubblici, anche considerata la facilità con cui l'ex lupo grigio traccia nuovi scenari e indica di volta in volta nuovi mandati per il suo attentato di 34 anni fa.

Tutto sembra un po' incredibilmente avvenuto per caso: Agca è stato fermato in quella stessa piazza dove esplose i colpi di pistola contro Giovanni Paolo II il 13 maggio del 1981; nessuno si è accorto di lui fino all'ultimo. Possibile? Eppure è andata così. Agca sembra sia arrivato a Roma in automobile passando dall'Austria, in ogni caso non era in possesso di un visto per l'Italia – come previsto negli accordi bilaterali con la Turchia – e per questo sarà espulso all'inizio della prossima settimana. Resta da capire come sia entrato in Austria – ammesso che questa sia realmente la strada seguita – Paese che fa parte dell'area Schengen (per altro dalla Turchia si può chiedere un 'visto Schengen'). Tuttavia, in base quanto emerso fino ad ora, sembra che Agca avesse un visto d'ingresso per l'Austria ma non per l'intera area Schengen; una spiegazione forse un po' esile ma che potrebbe quanto meno far quadrare le cose; successivamente i controlli da parte italiana potrebbero essere stati insufficienti e questo avrebbe consentito alla vettura con l'ex lupo grigio a bordo di passare le Alpi. Altro discorso è come sia arrivato fino a piazza San Pietro.

Se invece il suo è stato un percorso tutto o in parte (almeno dall'Italia in poi) clandestino, resta da capire come e da chi si è fatto aiutare per arrivare fino a Roma. Le domande si accumulano, anche perché proprio negli ultimi mesi, in virtù dei problemi legati alla sicurezza del papa, le misure di sicurezza intorno a piazza San Pietro e al Vaticano erano state rafforzate. Di certo l'Italia con il suo sistema di controlli non esce benissimo da questa vicenda; lo steso dicasi per gli altri due paesi coinvolti ,Austria e Turchia, tre Paesi che, complessivamente, godono di buone relazioni fra di loro. Da sottolineare poi che l'Austria figura fra i Paesi nei quali Agca passò prima di scendere verso Roma nel 1981, quando era un sicario di qualche notorietà a livello internazionale; insomma l'ex lupo grigio conosceva la strada.

Il viaggio di Alì Agca verso San Pietro forse di per sé non è pericoloso, ma certamente dimostra l'estrema vulnerabilità del sistema di controlli relativi alla sicurezza, un sistema che non è entrato in funzione fino a piazza San Pietro dove per l'altro Agca aveva tutto l'interesse a farsi notare; è stato lui stesso infatti a convocare alcuni media per rilasciare dichiarazioni e mostrarsi mentre deponeva i fiori sulla tomba di Giovanni Paolo II.

Per il resto Agca prosegue la sua attività che è metà fra quella del millantatore e del depistaggio consapevole. Di recente ha tirato fuori addirittura una pista iraniana per il suo attentato, Khomeini in persona avrebbe voluto la morte del papa. Uno scenario che, collocato nel 1981, in piena guerra fredda, appare assai bizzarro. E poi c'è il filone Emanuela Orlandi, il caso della ragazza romana figlia di un dipendente vaticano scomparsa nel giugno del 1983. Agca ha continuato a ripetere che è viva, ha dato diverse versioni circa la sorte toccata a Emanuela e ogni tanto aggiunge particolari. In realtà non vi è alcun nesso diretto fra l'attentato al papa e il rapimento della Orlandi, anzi il riferimento a quest'ultimo si configura più che altro come un'operazione di depistaggio.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX

Francesco Peloso



LA CRONACA DEI FATTI
“Sono venuto oggi perché il 27 dicembre è il giorno del mio incontro con il Papa (con Wojtyla nel carcere romano di Rebibbia, ndr). Sono ritornato nel luogo del miracolo. Qua fu compiuto il terzo segreto di Fatima. Io con l'attentato al Papa ho compiuto un miracolo”. Con queste parole Mehmet Ali Agca, l'ex terrorista turco appartenente al gruppo ultranazionalista di estrema destra dei 'Lupi grigi', ha spiegato la visita compiuta in piazza San Pietro e poi nella basilica vaticana dove ha portato due mazzi di fiori sulla tomba di Giovanni Paolo II.

Il riferimento di Agca era alla famosa rivelazione che la Madonna avrebbe fatto ai tre pastorelli nella località di Fatima, in Portogallo, nella quale si parlava di un attentato contro un papa. Il testo era conosciuto dallo stesso Giovanni Paolo II che interpretò l'attentato come una conferma della rivelazione, fu poi il cardinale Joseph Ratzinger da prefetto della Dottrina della fede a diffondere il testo completo del terzo segreto e a darne una lettura nella quale rientrava pure l'attentato del 1981. Agca del resto ha voluto rincarare la dose affermando di essere venuto a Roma “dopo 34 anni per gridare che siamo alla fine del mondo. La Madonna di Fatima ha annunciato la fine del mondo”. 

“Sono felicissimo – ha detto ancora - di essere in piazza San Pietro, nel luogo del miracolo e del cristianesimo. Viva Gesù Cristo, l'unico redentore dell'umanità”. Eh sì, perché l'ex lupo grigio che ha scontato parte della pena in Italia e parte in Turchia – dove era stato pure condannato per l'assassinio del giornalista Abdi Ipekci – ha avuto modo di avvertire alcune testate giornalistiche del proprio arrivo a San Pietro, quindi ha rilasciato dichiarazioni e si è fatto riprendere dalle telecamere. D'altro canto Agca è tempo un uomo libero; si è dunque messo in viaggio dal suo Paese poi, passando dal confine austriaco, è entrato in Italia. Un viaggio verso Roma che, per altro, egli stesso aveva annunciato nelle settimane scorse anche perché a quanto pare voleva parlare con papa Francesco. Restano diversi dubbi tuttavia su come abbia passato il confine fra Austria e Italia.

In ogni caso una certezza c'è: Agca è arrivato tranquillamente fino a piazza San Pietro, qui è stato riconosciuto da un poliziotto e sono scattati i controlli. Da parte vaticana tuttavia non sono stati opposti divieti particolari; “non ha nessuna pendenza aperta con il Vaticano” ha spiegato il vicedirettore della Sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. Dunque non c'erano ostacoli formali; per altro l'ex terrorista era stato perdonato per ben due volte da Giovanni Paolo II, il pontefice polacco che sopravvisse fortunosamente all'attentato del 1981 in piazza San Pietro. Altra cosa è l'opportunità del gesto, “ ma questa è una cosa che dovete chiedere a lui” dicono dai sacri palazzi, mentre il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha chiosato: “ha messo i fiori sulla tomba di Giovanni Paolo II, credo che basti”. Alì Agca - dopo la sua rapida visita nella basilica di San Pietro – è stato sottoposto a controlli da parte delle autorità italiane e di quelle vaticane che sono abituate a collaborare in frangenti simili. “Sentivo l'opportunità di fare questo gesto” ha poi aggiunto parlando con le forze di polizia che lo hanno fermato. Quindi Agca è stato portato – e il particolare non è trascurabile – alla Questura di Roma per ulteriori accertamenti, qui, di concerto con l'ambasciata turca, è stato controllato il suo passaporto privo di visto per l'Italia e avviata la procedura d'espulsione.

Pubblicato sul Secolo XIX 

F. Pel.





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