domenica 21 dicembre 2014

Bertone non è più nemmeno camerlengo, anche la sede vacante è di Bergoglio

L'ennesimo pezzo si potere del cardinal Tarcisio Bertone si dissolve: da ieri il porporato di origine piemontese non è più nemmeno camerlengo di santa romana Chiesa, carica onorifica solo in parte. Il camerlengo ha infatti il compito “di curare e amministrare i beni e i diritti temporali della Santa Sede nel tempo in cui questa è vacante”, ovvero di gestire la sede id Pietro nel momento in cui un papa muore o – secondo la novità introdotta da Benedetto XVI – si dimette, in un frangente insomma particolarmente delicato e cruciale. Al suo posto Bergoglio ha chiamato un uomo - neanche a dirlo - di sua fiducia, il cardinale francese Jean Louis Tauran, 71 anni, una lunga carriera diplomatica alla spalle.



Bertone ha compiuto lo scorso 2 dicembre 80 anni, si tratta dell'età alla quale un cardinale decade da qualsiasi incarico e, cosa ancor più importante, non può più prendere parte al conclave per l'elezione del nuovo papa. Così, riassumendo, il cardinal Bertone ha lasciato prima l'incarico di Segretario di Stato (sostituito dal cardinal Parolin), poi quello di presidente della Commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior (la banca vaticana), quindi ha smesso le funzioni di camerlengo.

Nel frattempo ci sono state le polemiche sull'appartamento troppo grande e lussuoso che si sarebbe voluto costruire in Vaticano, da parte sua Bertone si è messo a scrivere le sue memorie nelle quali con ogni probabilità potrà rispondere a molte delle accuse che gli sono state mosse in questi anni: da una certa approssimazione sul piano diplomatico a una gestione spesso confusionaria delle finanze vaticane, ai difficili rapporti con l'episcopato italiano, a un eccesso di concentrazione del potere. E' tuttavia un fatto certo che Benedetto XVI ha sempre voluto difendere il suo primo collaboratore; Bertone fra l'altro è stato il braccio destro del cardinal Ratzinger negli anni in cui questi era prefetto della dottrina per la fede curando molti dei dossier più delicati, dal segreto di fatima al caso Milingo. Con la nomina di ieri in ogni caso si chiude definitivamente un ciclo.

Tauran, al contrario, è stato l'uomo che ha annunciato l'elezione di Bergoglio a piazza San Pietro ma soprattutto ricopre attualmente due ruoli di primaria importanza: è presidente del pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e membro della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior. Anzi, in questo secondo organismo è l'unico porporato della precedente gestione ad essere rimasto al suo posto dopo l'avvio della riforma bergogliana. Ancora va ricordato che dal 1990 al 2003 è stato il ministro degli Esteri vaticano svolgendo poi un ruolo di primo piano nell'azione diplomatica sviluppata da Giovanni Paolo II per fermare la guerra in Iraq. Tuttavia Tauran ha un problema di salute serio, soffre infatti di Parkinson.

In quanto alla nomina di camerlengo, secondo la legge vaticana quest'ultimo ha il diritto-dovere durante il periodo della sede vacante, “di richiedere da tutte le amministrazioni dipendenti dalla Santa Sede le relazioni circa il loro stato patrimoniale ed economico, come pure le informazioni intorno agli affari straordinari, che siano eventualmente in corso” oltre ai bilanci, e di trasmettere il tutto al collegio cardinalizio. E considerato lo stato opaco delle finanze vaticane trovate da Francesco, è evidente che non si tratta di un ruolo così indifferente.

Infine il papa ha nominato anche un vicecamerlengo nella figura di monsignor Giampiero Gloder, arcivescovo veneto di 58 anni, attualmente presidente della Pontificia accademia ecclesiastica, ovvero la prestigiosa scuola di formazione diplomatica della Santa Sede. Gloder, che ha prestato servizio nella Segreteria di Stato, ha lavorato anche, per alcuni anni, presso la nunziatura del Guatemala: prende il posto di monsignor Luigi Celata, altro diplomatico di lungo corso. In tal modo papa Francesco premia ulteriormente il partito dei 'nunzi', cioè degli ambasciatori vaticani, che era stato messo in secondo piano durante il pontificato di Ratzinger; il ruolo internazionale giocato da Bergoglio ha richiesto invece una decisa inversione di rotta.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX



Francesco Peloso

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