giovedì 4 dicembre 2014

Guardie svizzere verso il tramonto? lo strano caso del comandante licenziato

Perché il papa ha fatto dimettere il comandante della Guardia svizzera pontificia, Daniel Rudolf Anrig? La domanda fino ad ora non ha trovato una risposta del tutto soddisfacente; la decisione presa dal pontefice, e pubblicata dall'Osservatore romano, è infatti arrivata in modo inaspettato e mentre si svolgeva in Vaticano la visita “ad limina apostolorum” dei vescovi svizzeri. E' vero che al 42enne colonnello era stata data una proroga del mandato (di norma della durata di 5 anni) ma un cambio al vertice dello storico corpo di sicurezza non era previsto.


Sta di fatto che dal 31 gennaio Anrig non sarà più il capo delle guardie svizzere; le voci della prima ora parlano di un appartamento troppo lussuoso che l'ufficiale, sposato con quattro figli, si stava facendo costruire, o anche di un certo eccesso di militarismo di cui si erano lamentati alcuni rappresentanti del Corpo. Tutto può essere, naturalmente, e però vanno presi in considerazione anche altri elementi. Come quella storia risalente al 2003 quando l'allora capo della polizia del cantone di Glarona, in Svizzera, il futuro colonnello Anrig, fu coinvolto in uno scandalo relativo a un'indagine di polizia. Venne aperta anche un'indagine giudiziaria che si concluse con un'archiviazione, nessuna condanna insomma, tranne quella di una multa e delle spese legali.

In breve accadde che le forze di sicurezza guidate da Anrig, ricevettero la segnalazione di un traffico di droga in corso all'interno di un centro per richiedenti asilo. La polizia fece irruzione nell'edificio e, secondo i media svizzeri, utilizzò metodi violenti abusò dei rifugiati costringendo all'umiliazione sessuale alcuni di loro. Non solo: i poliziotti avrebbero agito a volto coperto per non farsi riconoscere. A denunciare i fatti fu nientemeno che Amnesty international, l'inchiesta giudiziaria si risolse però con l'assoluzione della polizia anche se vennero rilevati alcuni comportamenti scorretti. In ogni caso nel rapporto di Amnesty dl 2004, si denunciavano diverse violazioni da parte di varie polizie cantonali contro richiedenti asilo, manifestanti, detenuti di colore.

I casi cui si faceva riferimento nel rapporto riguardavano alcuni cantoni fra cui quello di Glarona. Certo è che i fatti erano già noti all'epoca della nomina di Anrig a capo della Guardia svizzera nel 2008; anzi lui stesso dichiarò che si trattava di “cose di cinque anni fa, è una storia che per me e per i miei uomini si è conclusa positivamente, visto che la denuncia venne archiviata dalla magistratura” . Non tutti i media la pensavano così ma non si può dire che Oltretevere non avessero tutti gli elementi per valutare.

Anrig del resto, originario del cantone di San Gallo, conosceva bene la Guardia svizzera in quanto vi aveva prestato servizio dal 1992 al 1994, poi si era laureato in diritto civile ed ecclesiastico. Dal 2002 al 2006 si ritrovò a capo della polizia criminale del cantone di Glarona (è il periodo della vicenda ricordata), poi servì come capitano nell'esercito svizzero, quindi venne chiamato nel 2008 in Vaticano. Qui prenderà il posto di Elmar Mader, il suo predecessore, che lasciò l'incarico anche a causa della rivalità che si andava accrescendo fra Guardie svizzere e Gendarmeria vaticana, l'altra forza di sicurezza della Santa Sede, quella il cui ruolo sta crescendo sempre di più. Mader fra l'altro chiedeva un incremento del numero di uomini a sua disposizione. Di Anrig è rimasta agli atti invece una mezza apertura all'ipotesi, futuribile, di aprire la Guardia svizzera anche alle donne.

In epoca moderna in ogni caso il Corpo ha vissuto diversi problemi; nel 1998 si verificò lo scandalo recente più grave quando il caporale Cedric Tornay uccise il comandante Alois Estermann e sua moglie Gladys. Omicidio-suicidio per una mancata promozione del caporale da parte del comandante, fu la versione ufficiale alla quale la madre di Cedric non ha mai creduto tanto da mobilitare avvocati di grido per cercare di riaprire il caso. E in effetti la storia presenta diversi lati oscuri. A ciò si aggiunga che, oltre ogni retroscena, il colonnello Anrig faceva comunque parte di un pezzo di potere legato ai vecchi apparati vaticani, quelli che Francesco sta cercando di emarginare. In tal senso va sottolineato che le guardie svizzere restano pur sempre una forza di sicurezza interne al piccolo Stato e che molte di loro sono continuamente a contatto con il Papa. Ancora è possibile che Francesco stia pensando a un progressivo ridimensionamento del Corpo e delle funzioni che ricopre rafforzando magari quelle simboliche e di rappresentanza.

Nel maggio scorso lo stesso pontefice, rivolgendosi alle guardie, osservò: “ricordate che non è l’uniforme ma colui che la indossa a dover colpire gli altri per la gentilezza, per lo spirito di accoglienza, per l’atteggiamento di carità verso tutti”. Non sembrava esattamente un ritratto marziale. Intanto si fa il nome del vice comandante, Christoph Graf, come possibile sostituto.

Quest'articolo è stato pubblicato Sul Secolo XIX

Francesco Peloso





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