martedì 23 dicembre 2014

Il Papa attacca la Curia: 'c'è una patologia del potere di chi si crede immortale'

La Curia vaticana? Rischia di ammalarsi di patologia del potere, sindrome che deriva dalla malattia del sentirsi immortale, immune o addirittura indispensabile. Non corre buon sangue fra papa Francesco e la vecchia curia vaticana, l'antica e cerimoniosa istituzione che ha ha sempre cercato di sopravvivere a qualsiasi rivoluzione e cambiamento della storia. Per altro ci è riuscita mostrando una certa capacità di adeguamento ai tempi, con Paolo VI e Giovanni Paolo II, innovando qua e là i propri organismi, inserendo nuovi dicasteri e funzioni, senza perdere però i propri privilegi e soprattutto il proprio rango.


Ma con Bergoglio le cose proprio non vanno: il papa ha intenzione di cambiare non solo le strutture e gli uomini ma anche il modo di funzionare, di essere cardinali e prelati (rinunciando al potere), di rappresentare la Chiesa. Così, in un'occasione che più tradizionale non si può, vale a dire gli auguri natalizi alla Curia romana nella sala Clementina del palazzo apostolico, il papa ha illustrato un catalogo di malattie che affliggono la Curia sull'esempio, ha spiegato, dei cataloghi stilati dai “padri del deserto”; un modo per avvicinarsi al sacramento della riconciliazione e al Natale ha voluto commentare.

Il discorso del papa è andato di traverso a molti nei sacri palazzi e non c'è da stupirsi dato che ha elencato 'malanni' come quello della “doppia vita” dove il riferimento agli scandali degli abusi sessuali appariva immediato; da ultimo è emersa la vicenda del nunzio apostolico Jozef Wesolowski, di giorno ambasciatore del papa di notte cupo cacciatore di minori nelle periferie della Repubblica Dominicana.

C'è poi la malattia dell'accumulare di cui sono un segno “i nostri traslochi” e qui il rimando alla vicenda del super-appartamento nel quale avrebbe voluto andare ad abitare il cardinale Tarcisio Bertone, è sembrato pure evidente. D'altro canto 'accumulo' e 'doppia vita' sono problemi che hanno investito pure l'ordine dei francescani votato alla povertà e invece operoso sul fronte delle speculazioni finanziarie sbagliate. E ancora di recente il morbo dell'arricchimento ha contagiato un ex presidente dello Ior per ben vent'anni (1989-2009), Angelo Caloia, considerato uomo di punta della finanza bianca e accusato ora dalle autorità vaticane di peculato, cioè di aver raggirato la stessa banca del Papa.

Non è mancato un riferimento indiretto a vatileaks; è il caso della malattia delle chiacchiere che si riscontra “quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri. è la malattia delle persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo sono capaci di calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste”. Una “Curia che non si autocritica che non si aggiorna, che non cerca di migliorarsi è un corpo infermo” ha detto poi Bergoglio aggiungendo con feroce ironia: “un’ordinaria visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone, delle quali alcuni forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili!

È la malattia del ricco stolto del Vangelo che pensava di vivere eternamente e anche di coloro che si trasformano in padroni e si sentono superiori a tutti e non al servizio di tutti”. Il rifiuto della riforma e dell'autocritica, ma anche il perseverare in un certo “impietrimento spirituale” divenendo indifferenti verso i più deboli sono aspetti riferibili probabilmente – e parliamo del sinodo straordinario sulla famiglia – a ben cinque cardinali – Gerhard Muller, Walter Brandmuller, Velasio de Paolis, Carlo Caffarra e Raymond Burke – autori di un libro che aprì il fuoco di sbarramento contro l'idea della Chiesa ospedale da campo in grado di accogliere tutti, contrapposta al principio della Chiesa-dogana dove entrano solo quelli in regola.

L'assise diede comunque il via a un nuovo cammino. Ancora il papa ha elencato la “malattia dei circoli chiusi”, delle cordate, dei “gruppetti”, forse quelli troppo fedeli al tradizionalismo liturgico o quanti si riconoscono in un comune disegno di potere. Ma anche fuori dal catalogo Francesco ha usato parole severe: “un membro della Curia che non si alimenta quotidianamente” con la fede in Cristo “diventerà un burocrate (un formalista, un funzionalista, un impiegatista): un tralcio che si secca e pian piano muore e viene gettato lontano”.

Quest'articolo è uscito sul Secolo XIX del 23 dicembre 2014
Francesco Peloso

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