lunedì 19 gennaio 2015

Il Papa alla conquista dell'Asia, strategie gesuitiche per l'estremo oriente

Il Papa vuole condurre la Chiesa alla conquista dell'Asia. Una conquista pacifica s'intende, portando il Vangelo nel continente più popoloso del mondo, aprendo le porte del cattolicesimo all'immensa riserva umana e spirituale che si stende ad oriente. E' questo uno dei motivi di fondo del pontificato, oltre le questioni legate alla riforma della Curia vaticana e all'aggiornamento sui temi della famiglia. Vent'anni fa Giovanni Paolo II arrivò a Manila in occasione della Giornata mondiale della gioventù (1995), e anche in quell'occasione milioni di persone accolsero il pontefice. Dunque se i numeri della visita di papa Francesco sono impressionanti, forse senza precedenti in assoluto, in Vaticano hanno imparato a non farsi illudere dalle masse oceaniche.



L'Asia è da sempre il continente in cui con maggior difficoltà il cattolicesimo riesce a diffondersi, diversi gli ostacoli: culture molto lontane da quelle d'occidente, tradizioni religiose antiche e radicate – induismo, buddismo, islamismo – regimi spesso refrattari alla crescita della Chiesa di Roma vista come un intruso e un organismo in grado di erodere consenso, come nel caso della Cina.
Il Papa ora, ha osservato ieri padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, “si sente incoraggiato e certamente anche le sue prospettive apostoliche verso l’Asia, che ha intuito essere fondamentali già dall’inizio del suo pontificato, sono rafforzate da questi due viaggi che ha compiuto, quello della Corea e questo dello Sri Lanka e delle Filippine”. “E quindi – ha aggiunto - si vede che c’è un’attesa anche da parte di queste grandi popolazioni, di un magistero morale, di un incoraggiamento per il futuro che il Papa riesce a intercettare e a cui riesce a rispondere”.

D'altro canto la condizione dei cristiani in molti dei Paesi di qwuest'area del mondo non è semplice: la libertà religiosa è fortemente limitata da Pechino, in India frange estremiste induiste hanno messo in atto aggressioni e violenze di ogni tipo contro i fedeli di Cristo; in Pakistan è il fondamentalismo musulmano a compiere le stesse azioni, in Indonesia – il più grande Paese islamico del Pianeta – motivi indipendentisti e estremismo religioso spesso si incrociano e non di rado colpiscono i cristiani o i missionari. Accanto a ciò esistono naturalmente esempi e modelli di convivenza nuovi che fanno meno scalpore ma che sono in aumento. In Vietnam il cattolicesimo sta crescendo e la sua presenza è stata accompagnata da una positiva azione diplomatica condotta dal Segretario di Stato vaticano, il cardinale Parolin da tempo al lavoro pure sul dossier cinese. Le stesse recenti nomine di cardinali da parte di Francesco in Vietnam, Thailandia e Myanmar (Paese a regime militare sostenuto dalla Cina che si sta lentamente aprendo al mondo) vanno in questa direzione. Ancora importante è stato nella visita del papa, il ruolo del cardinale Luis Tagle, giovane arcivescovo di Manila.

D'altro canto il Papa è un gesuita, e la storia dell'Ordine è segnata dal tentativo di evangelizzazione dell'oriente; da Matto Ricci, il grande gesuita che morì a Pechino nel 1610, fino a Francisco Javier, suo confratello, che poco prima era andato a Goa, Taiwan, e poi in Malaysia e Giappone per morire nell'isola di Sancian, in Cina, nel 1552. Una tradizione antica, quindi che, in epoche recenti, ha prodotto allo stesso tempo una scuola teologica spesso frenata da Roma perché provava a innestare il cristianesimo – modificandone alcuni elementi - nella tradizione spirituale culturale dell'oriente. Da questo punto di vista il modello proposto dal papa della Chiesa della misericordia, dell' “ospedale da campo” , meno rigida sulla norma e capace però di stare in mezzo al popolo, sembra corrispondere meglio al tipo di evangelizzazione di cui c'è bisogno in estremo oriente. In questo senso il Papa ha toccato nelle Filippine temi che riguardano tutta l'Asia: lo sfruttamento dei bambini, l'enorme numero di mendicanti e poveri nelle megalopoli, un forte messaggio di speranza per i giovani, l'attenzione alla donna, spesso emarginata o sfruttata.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX
Francesco Peloso

LA CRONACA: FOLLA OCEANICA, MA IL PAPA DICE: 'POCHE DONNE'

Troppe poche donne fra i 30mila giovani accorsi ad incontrare il papa nel campo sportivo dell'Università di Santo Tomas a Manila. Di questo si è accorto papa Francesco, che subito rivolgendosi ai ragazzi entusiasti, ha voluto dire qualcosa sulla “piccola rappresentazione delle donne. Troppo poco! Le donne hanno molto da dirci nella società di oggi. A volte siamo troppo maschilisti, e non lasciamo spazio alla donna. Ma la donna sa vedere le cose con occhi diversi dagli uomini. La donna sa fare domande che noi uomini non riusciamo a capire. Così, quando verrà il prossimo Papa a Manila, che ci siano più donne!”. E' un invito forte rivolto alla Chiesa e alla società filippina, profondamente cattolica, l'unica grande nazione cristiana dell'Asia.

Così Francesco ha voluto segnare l'inizio di una giornata straordinaria, l'ultima trascorsa in estremo oriente, conclusasi con un'adunata oceanica di proporzioni mai viste, si parla di circa 6-7 milioni di persone per la messa conclusiva al Rizal Park. Qui ha affermato che l'uomo “sfigurato dal peccato”, è diventato autore di “strutture sociali che hanno reso permanente la povertà, l’ignoranza, la corruzione”. Poi, ancora, la difesa della famiglia che va “protetta da attacchi insidiosi e da programmi contrari a tutto quanto noi riteniamo vero e sacro”. Fra le indicazioni per il futuro, consegnato stavolta alle nuove generazioni, quello della difesa dell'ambiente, in un Paese che “rischia più di altri di essere colpito dal cambiamento climatico”. Molti dunque i messaggi lasciati in eredità alla Chiesa e al popolo delle Filippine con inevitabile ricaduta internazionale.

Francesco, di fronte ai giovani, ha tenuto un discorso particolarmente intenso, prendendo spunto da tre domande che gli sono state poste da tre ragazzi, una di loro si è messa piangere mentre chiedeva: “perché i bambini soffrono?”. E non può essere dimenticato che proprio l'incontro con con i bambini di strada aveva segnato una delle giornate trascorse a Manila del Pontefice; l'infanzia abbandonata e sfruttata è una delle piaghe che affliggono il Paese e altre realtà dell'estremo oriente e del sud-est asiatico. “Impariamo a piangere davanti ai bambini abusati” ha detto Bergoglio.

Il Pontefice ha richiamato i giovani a varie sfide, fra le quali ha indicato quella fra 'informazione' e fede, fra il 'sapere tutto' e il lasciarsi sorprendere da Dio. “Qual è la materia più importante che bisogna imparare all’università? - ha scandito Francesco - Qual è la più importante da imparare nella vita? Imparare ad amare! E questa è la sfida pone a voi oggi. Imparare ad amare! Non solo accumulare informazioni e non sapere che farsene. E’ un museo. Ma attraverso l’amore far sì che questa informazione sia feconda”. “Se voi avete solo tutta l’informazione – ha detto - siete chiusi alle sorprese; l’amore ti apre alle sorprese, l’amore è sempre una sorpresa perché presuppone un dialogo a due, tra chi ama e chi è amato. Lasciamoci sorprendere da Dio!” “E non abbiamo – ha aggiunto - la psicologia del computer di credere di sapere tutto. Com’è questa cosa? Un attimo e il computer ti dà tutte le risposte, nessuna sorpresa. Nella sfida dell’amore Dio si manifesta con delle sorprese”. Insomma, Francesco ha toccato un tema importante: quello di una conoscenza che non è più in grado di comprendere il mistero dell'esistenza.

Il Papa ha parlato a braccio e alla fine si è scusato per non aver seguito il discorso ma, ha osservato, “la realtà è superiore all'idea”, la realtà che gli è stata presentata dai giovani ha spiegato. Ancora, di fronte ai ragazzi, ha chiesto di “imparare ad essere evangelizzati dai poveri. Le persone che aiutiamo, poveri, malati, orfani, hanno molto da darci. Mi faccio mendicante e chiedo anche questo? Oppure sono autosufficiente e so soltanto dare? Voi che vivete dando sempre e credete che non avete bisogno di niente, sapete che siete veramente poveri? Sapete che avete una grande povertà e bisogno di ricevere?”. Dunque una carità non fatta dall'alto ma che si pone sullo stesso livello del povero, del mendicante. Papa Francesco aveva anche ricordato Chrystel, la giovane di 27 anni morta a causa del crollo di un’impalcatura prima dell’inizio della messa a Tacloban, la zona colpita d un tifone nel 2013, il pontefice ha poi incontrato il papa della ragazza.

F. Pel.
Quest'articolo è apparso sul Secolo XIX










Nessun commento:

Posta un commento