martedì 13 gennaio 2015

Rischio attentati in Vaticano? Interni, digos e Santa Sede smentiscono i servizi Usa

Il Vaticano non è un obiettivo del terrorismo fondamentalista, almeno per ora, in ogni caso la vigilanza intorno a San Pietro è stata rafforzata considerato l'allarme che si è diffuso in tutte le capitali europee all'indomani dei tragici attentati di Parigi. A dire come stanno le cose sono state tre autorevoli fonti differenti: il ministro degli Interni Angelino Alfano, il portavoce della Santa sede padre Federico Lombardi e il capo della Digos di Roma Diego Parente. In generale siamo di fronte a una smentita di quanto era emerso un paio di giorni fa da ambienti dei servizi segreti americani e israeliani circa il fatto che il Vaticano fosse uno dei prossimi obiettivi dei terroristi.


Nel frattempo il papa ieri mattina ha tenuto un importante discorso di fronte al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede nel corso del quale è tornato sui recenti fatti di sangue accaduti a Parigi. Francesco ha affermato che all'origine degli attentati c'è “una cultura che rigetta l’altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte”. In tal modo, ha detto ancora Bergoglio, “l’essere umano da libero diventa schiavo, ora delle mode, ora del potere, ora del denaro, talvolta perfino di forme fuorviate di religione”.

Sul piano dei problemi legati al rischio attentati in Vaticano, invece, Alfano ha osservato: “nel sistema di relazioni con le autorità di sicurezza degli altri Paesi abbiamo fatto verifiche e a noi non risulta”, tuttavia, ha rilevato il ministro, “il Vaticano è stato più volte citato dall'autoproclamato Califfo dell'Isis e sono apparse immagini con la bandiera nera sul Cupolone. Ecco perché non sottovalutiamo nessuna ipotesi, neanche quella più tenue”.

Piuttosto netta poi la smentita di padre Lombardi il quale ha precisato: “contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di informazione, non è vero che la Santa Sede abbia ricevuto segnalazioni di rischi specifici da servizi di sicurezza di altri Paesi”. “Si conservano i normali e opportuni contatti fra servizi di sicurezza – ha aggiunto - che facendo riferimento alla situazione attuale invitano ad attenzione e ragionevole prudenza, ma non risultano segnalazioni di motivi concreti e specifici di rischio”. “Non è quindi il caso – ha concluso – di alimentare preoccupazioni non motivate”. Importanti infine le parole del capo della Digos romana Diego Parente, il quale ha chiarito la situazione nel suo insieme. In primo luogo ha confermato che “non c'è al momento nessun riscontro sulle minacce al Vaticano ma l'allerta è massima”, tuttavia “su quest'ultimo allarme non è stata trovata lacuna conferma”.

 Insomma la questione attentati non ha fondamento, almeno per ora. In ogni caso, si spiega, “in Vaticano il servizio era già cospicuo e sostanzioso, adesso è stato rivisto come tutto il sistema di sicurezza della città che comprende tutti gli obiettivi sensibili presenti a Roma e che sono numerosi”.

In realtà la soglia di sicurezza per il papa si era alzata nei mesi scorsi quando l'Is, il sedicente Stato islamico, aveva fatto proclami provocatori anche su Roma e il Vaticano. il clima non sembra però più teso del dovuto, per quanto dalle parti di via della Conciliazione il numero di agenti presenti è aumentato e alcuni punti sono presidiati. D'altro canto un eventuale attacco al papa punterebbe a radicalizzare lo scontro religioso; tuttavia papa Francesco ancora nei giorni scorsi aveva ricevuto alcuni imam francesi, insomma il dialogo con l'islam non si è interrotto, anzi è cresciuto di qualità. Ieri Bergoglio ha poi rinnovato l'appello ai leader religiosi musulmani a condannare “ogni interpretazione fondamentalista della religione”, cosa che in effetti sta accadendo in Medio Oriente e in varie parti del mondo.

Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX
Francesco Peloso



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