lunedì 5 gennaio 2015

Rotta verso sud, il papa porta la chiesa nelle periferie del mondo (che diventano centro)

Il Papa porta la Chiesa a sud, cioè verso quelle periferie del mondo da lui stesso evocate in molti interventi pubblici e che ora diventano, concretamente, protagoniste del pontificato. Il Pontefice infatti ha annunciato la nomina di 15 nuovi cardinali elettori, cioè con meno di 80 anni e quindi con diritto di voto in un eventuale conclave, e di 5 cardinali emeriti, vale a dire personalità della Chiesa di cui si riconosce il valore ma ormai senza diritto di voto. 


Vengono quasi tutti da Africa, Asia, Oceania e America Latina. Il concistoro in cui i 20 cardinali riceveranno la fatidica berretta rossa si terrà il prossimo 14 febbraio. Nei due giorni precedenti, il 12 e il 13, tutti i porporati del sacro collegio si riuniranno per discutere della proposta di riforma della Curia - cioè del ridimensionamento del potere degli apparati vaticani - ormai quasi pronta. Si tratta di eventi collegati fra loro come dimostra il fatto che nelle nomine preannunciate ieri si contava un solo cardinale 'curiale' nella figura di monsignor Dominique Mamberti, ex ministro degli Esteri e ora Prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, ovvero la Cassazione vaticana.

Quello descritto dal papa all'angelus è dunque il secondo capitolo di una rivoluzione cominciata esattamente un anno fa quando Francesco nominò 16 cardinali elettori andandoli a pescare, anche in quel caso, in larga parte lontano dall'Europa. Nel gruppo dei nuovi porporati ci sono poi tre italiani, due 'elettori', Francesco Montenegro e Edoardo Menichelli, rispettivamente arcivescovi di Agrigento e Ancona, e un emerito, Luigi De Magistris. Montenegro ex presidente della Caritas italiana, accolse il papa quando visitò Lampedusa, è impegnato sui temi sociali e dell'immigrazione. Personalità simile è quella di Menichelli che si è distinto pure all'ultimo sinodo generale sulla famiglia per aver assunto posizioni di apertura sui divorziati risposati e sugli omosessuali. 

Dunque anche in Italia il cambiamento di passo richiesto da papa Francesco all'episcopato, prosegue passando da centri 'minori' e saltando, nelle nomine, sedi classiche come Venezia e Torino. Ma significativi, in generale, sono i Paesi di provenienza dei nuovi cardinali: Vietnam, Myanmar, Thailandia, isole Tonga, Capo Verde, Etiopia, Panama, Uruguay e Messico. Una porpora anche alla lontana Nuova Zelanda. Forte, dunque, la spinta verso l'Asia dove ricevono la porpora gli arcivescovi di Hanoi, Bankok e Yangon, quest'ultima, la capitale del Myanmar, è una berretta rossa ( per mons. Charles Maung Bo) che guarda anche alla Cina per le forti relazioni fra il governo locale e Pechino. Un segno di dialogo e, allo stesso tempo, di esercizio di sovranità della Santa Sede nel sud-est asiatico. Ancora il nuovo cardinale di Hanoi, monsignor Pierre Nguyên Văn Nhon, rappresenta un impulso in favore di un modello di relazioni Stato-Chiesa, quello del Vietnam dove, nonostante i problemi, è iniziata da anni una collaborazione positiva. 

In Messico riceverà la porpora monsignor Alberto Suàrez Inda, arcivescovo di Morelia, capitale del Mioachan, regione del Paese sconvolta dalla guerra del narcotraffico che vede coinvolti i cartelli criminali insieme a settori corrotti delle forze di sicurezza e dello Stato. In Europa diventano cardinali monsignor Ricardo Blazquez, di recente eletto presidente dei vescovi spagnoli nel segno di una graduale apertura al cambiamento, e il patriarca di Lisbona Manuel José Macario do Nascimento Clemente. Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha poi spiegato che il criterio guida del papa nella scelta dei nuovi porporati è stato quello dell'universalità: tra elettori ed emeriti, infatti, sono 18 i Paesi del mondo rappresentati. Non solo: tra le 14 nazioni di provenienza degli elettori, 6 non avevano un cardinale o non lo avevano mai avuto, come Capo Verde, Tonga o Myanmar, oppure si tratta “di comunità ecclesiali piccole o in situazioni di minoranza”.

C' è anche un segnale interno molto forte però, le sedi cardinalizie per tradizione non contano più, il carrierismo viene colpito alla radice con una serie di scelte che capovolgono l'ordine di grandezza nella Chiesa; con una sola eccezione infatti nessun capodicastero è diventato cardinale.

(Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX)

Francesco Peloso

INTERVISTA SUI NUOVI CARDINALI A PADRE GIULIO ALBANESE (Secolo XIX)

Padre Giulio Albanese ha una lunga esperienza come missionario comboniano e giornalista impegnato sui temi dell'evangelizzazione e della giustizia in Africa e nel sud del mondo, dirige “Popoli e Missione”. “Le periferie, le periferie, è la scelta delle periferie” dice subito commentando le nomine cardinalizie annunciate ieri mattina da papa Francesco alla fine dell'Angelus. Le periferie del mondo sono in effetti al centro del magistero di Bergoglio e ora entrano numerose anche nel collegio cardinalizio.
Padre Albanese, qual è la prima impressione guardando i nuovi cardinali?
Le nuove nomine sono il segno evidente che papa Francesco sta decentrando la Chiesa, la Chiesa deve essere inclusiva e non esclusiva, si apre alle periferie che diventano il cuore della missione. Il Papa si pone in ascolto con i lontani, nelle periferie del mondo il messaggio di Cristo può essere compreso fino in fondo.
Ci sono anche due nuovi cardinali italiani ad Ancona e Agrigento
Quando parliamo di Agrigento non parliamo del sud del mondo, i dualismi: centro periferia, nord sud, non sono più solo geografici, nel mondo globalizzato parliamo anche di periferie esistenziali. Poi nella nomina dei due cardinali italiani osserviamo pure che Ancona è sulla sponda orientale, c'è l'Adriatico, si guarda ad est a quella porzione di mondo che si trova da quella parte, in quell'area dell'Europa. Agrigento significa Lampedusa, gli sbarchi che ci sono stati e che continuano ad esserci, siamo nell'epicentro del fenomeno migratorio. In entrambi i casi poi si tratta di personalità, Menichelli e Montenegro, che hanno una grande attenzione ai poveri, Montenegro ha fatto una scelta chiara è un uomo del dialogo.
Papa Francesco sembra dare particolare peso all'Asia
Le nomine asiatiche sono molto importanti, si tratta di un continente in cui l'evangelizzazione è ai primordi, i cattolici sono una minoranza. Il Papa sa però che conta la qualità della fede e guarda alla Cina, all'estremo oriente. Poi c'è stato un cambio di asse geopolitico nel mondo, c'è stato un grande spostamento di quadro generale verso oriente, i nuovi equilibri mondiali si costruiscono ad oriente, e il papa tiene conto anche di questo.
Come valuta la nomina di un cardinale Ad Addis Abeba?
In Etiopia i cattolici sono una estrema minoranza, rappresentano lo 0,8% della popolazione, eppure bisogna tenere conto della tradizione cristiana del Paese con la presenza della chiesa coopta, si tratta del Paese di più antica tradizione cristiana nell'Africa subsahariana.

F. Pel.





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