mercoledì 11 febbraio 2015

L'origine della vita e gli extraterrestri: la Chiesa non ha più paura delle stelle

E' su una stella cometa che si nasconde il segreto della vita? Vengono dallo spazio i materiali organici, l'acqua, che hanno permesso alla Terra di accogliere piante e esseri viventi? L'interrogativo è stato riproposto nel novembre scorso quando la sonda spaziale Rosetta, tutta di costruzione europea, si è avvicinata alla cometa 67P /Churymumov-Gerasimenko per lanciare sulla sua superficie il 'lander' Philae allo scopo di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili sull'origine del nostro sistema solare. Non solo: si cercavano tracce di materiale organico compatibile con l'evoluzione della vita tali da poter determinare che alcuni elementi fondamentali dai quali è scaturita l'evoluzione del nostro pianeta, provenissero dallo spazio, cioè dalle comete e che, almeno in via ipotetica, la sequenza potesse essersi ripetuta altrove.


E' noto che il lander ha smesso di trasmettere informazioni alla metà di novembre e che ora i dati sono in via di elaborazione, è possibile che quando la cometa si avvicinerà di nuovo al sole Philae possa riaccendersi, le sue batterei solari insomma potrebbero ricaricarsi; è solo una speranza per gli studiosi, tuttavia si tratta di un evento che potrebbe realizzarsi nel corso dell'estate 2015. Ma in che termini un progresso di conoscenza di queste proporzioni cambia il rapporto fra l'uomo e Dio?
La domanda non è tanto peregrina se si considera che fra le istituzioni di maggior prestigio internazionale della Santa Sede c'è, da tempo, la Specola vaticana, ovvero gli osservatori astronomici del Vaticano dove lavorano, guarda caso, scienziati-gesuiti.

La Specola ha una sede a Castelgandolfo dove si trova pure il Palazzo apostolico 'estivo' del papa – di cui Bergoglio ha deciso di non servirsi in omaggio alla dismissione della regalità papale – dotata anche di uno storico osservatorio. Ma l'attuale e moderno osservatorio scientifico vaticano si trova ora in Texas dove si fa sul serio quando si studiano le stelle anche per via di condizioni ambientali particolarmente favorevoli. Leone XIII fondò la Specola nel 1891, Pio XI la rese un'istituzione moderna nel 1935 e la affidò in via definitiva ai gesuiti poi, in ragione del crescente inquinamento luminoso di Castelgandolfo, nel 1981, il Vaticano decise di dare vita a un secondo sito di osservazione dello spazio a Tucson, in Arizona (The Vatican Observatory Research Group – Vorg – presso lo Steward Oservatory dell'Università dell'Arizona); qui hanno sede alcuni dei centri di ricerca scientifica legati all'esplorazione dello spazio fra i più importanti a livello mondiale. Negli ultimi decenni, infine, nuovi investimenti hanno permesso alla Specola di servirsi di tecnologie e telescopi particolarmente avanzati.

A dirigere l'istituzione è – neanche a dirlo – un astronomo argentino, padre José Gabriel Funes; padre Funes è noto anche per aver affermato, senza enfasi e però senza giri di parole, che l'ipotesi di altre forme di vita nel cosmo non solo non è da scartare ma ha anzi una sua fondatezza per quanto sia impossibile stabilire se e quando potrà avvenire un incontro con la Terra. “A mio parere - spiegò in proposito il gesuita nel 2008 in un'intervista all'Osservatore romano che fece scalpore - esiste questa possibilità. Gli astronomi ritengono che l’universo è costituito da un centinaio di miliardi di galassie, ognuna delle quali è composta da cento miliardi di stelle. Molte di loro, o quasi tutte, potrebbero avere dei pianeti. Come possiamo escludere che la vita non si sia sviluppata altrove? Fino ad ora non abbiamo prove, ma certamente in un universo così grande non si può escludere questa ipotesi”. Si tratta di idee che padre Funes ha ripetuto più volte in questi anni.

Nel 2012, poi, il direttore della Specola rilevava come “il problema dell’origine ultima del cosmo e dell’uomo è una questione ineludibile. C’è un senso, una finalità nell’universo? Abitiamo in un universo ostile o friendly alla vita e all’uomo? La scienza si pone dei quesiti che da sola non può risolvere, perché vanno al di là della sua capacità interpretativa del mondo. Queste domande aperte sono un ottimo punto di partenza per un annuncio di fede e una rinnovata catechesi della creazione”. Altro che “intelligent design” insomma, o lettura letterale della Genesi: La Creazione divina dunque non è in contrasto con la scienza, non nega l'evoluzione della vita né tantomeno delimita la libertà creatrice di Dio al nostro mondo; ci possono essere per questo altre forme di vita nell'universo o addirittura negli universi paralleli su cui ragiona in linea teorica la scienza contemporanea. 

“L’astronomo che studia le stelle – osservava ancora il gesuita-scienziato - potrebbe legittimamente chiedersi perché esiste l’universo, con i suoi miliardi di galassie, e non il nulla. È esattamente questo il tipo di interrogativo che spinse i magi a incamminarsi sulla buona strada”. Eccoci tornati allora al punto di partenza: i re magi che seguono una stella cometa, forse la sua scia, forse altro fenomeno luminoso (si ipotizzò che fosse la cometa di Halley ma le date degli storici e quelle degli scienziati non coincidono).

Il 'mistero' non viene rimosso o annullato dall'esplorazione del cosmo, il linguaggio sapienzale delle Scritture resta e deve essere sradicato dal fondamentalismo interpretativo - tipico per esempio di alcuni ambienti evangelici statunitensi - per essere proiettato oltre i confini del mondo conosciuto. Papa Francesco, infine, ha toccato questi stessi argomenti nei mesi scorsi in due occasioni. Ricevendo i membri della Pontificia accademia delle scienze ha infatti osservato: “Quando leggiamo nella Genesi il racconto della Creazione rischiamo di immaginare che Dio sia stato un mago, con tanto di bacchetta magica in grado di fare tutte le cose. Ma non è così. Egli ha creato gli esseri e li ha lasciati sviluppare secondo le leggi interne che Lui ha dato ad ognuno, perché si sviluppassero, perché arrivassero alla propria pienezza. Egli ha dato l’autonomia agli esseri dell’universo al tempo stesso in cui ha assicurato loro la sua presenza continua, dando l’essere ad ogni realtà. E così la creazione è andata avanti per secoli e secoli, millenni e millenni finché è diventata quella che conosciamo oggi”.

In tal modo anche l'evoluzione, il darwinismo, hanno trovato spazio nella teologia cattolica aggiornata ai tempi delle sonde che viaggiano verso le stelle comete. Ma c'è dell'altro: Francesco ha anche parlato di extraterrestri. “Se domani venisse una spedizione di marziani, per esempio – ha affermato Bergoglio durante una delle sue celebri omelie nella residenza di Santa Marta - e alcuni di loro venissero da noi, ecco, marziani, no? Verdi, con quel naso lungo e le orecchie grandi, come vengono dipinti dai bambini. E uno dicesse: 'Ma, io voglio il Battesimo!'. Cosa accadrebbe?”. Lo Spirito spiegò allora il Papa “soffia dove vuole” e non si sottomette alla tentazione, presente anche nella Chiesa e fra i credenti, di farsi rinchiudere entro determinati limiti.

Quest'articolo è stato pubblicato su: La Provincia di Como 

Francesco Peloso



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