lunedì 16 febbraio 2015

Vaticano: in vigore le nuove regole per manager, clienti e gestione economica

Le norme in funzione dal 13 gennaio, a marzo intanto arriva il terzo rapporto dell'Aif. L'aggiornamento del sistema giudiziario vaticano, il contrasto del finanziamento al terrorismo.



Francesco Peloso - quest'articolo è apparso su Vaticaninsider
Proseguono le novità nell'ambito della riforma finanziaria del Vaticano. Dallo scorso 13 gennaio infatti è entrato in vigore il nuovo regolamento dell'Aif, l'Autorità d'informazione finanziaria che svolge i compiti di vigilanza e di contrasto al riciclaggio e al terrorismo sugli enti finanziari della Santa Sede. In sostanza l'applicazione delle nuove norme costituirà una parte significativa del lavoro cui si dovranno dedicare nei prossimi mesi i dicasteri economici d'Oltrtevere. Il regolamento appena introdotto definisce tutti i criteri e gli standard di “competenza, onorabilità, gestione del rischio, valutazione del capitale” - e le eventuali sanzioni relative - cui dovranno attenersi lo Ior l'Apsa e altri organismi che dovessero svolgere un'attività finanziaria.

Il testo riguarda il management come la tutela della clientela e i controlli su di essa. Vengono definiti capitoli quali la pianificazione delle attività i controlli interni, si specificano i rapporti con gli organismi non governativi, si parla dei rischi connessi a “pagamenti, intermediari e mercati” e anche in relazione ad alcune operazioni finanziarie. Si definisce anche il modello di management cui fare riferimento; in quest'ambito spicca la richiesta di competenza ed esperienza nel campo della gestione finanziaria. Importanti anche i cosiddetti requisti di onorabilità dei manager: nero su bianco vengono esclusi tutti coloro che siano stati condannati per “crimini finanziari, nel settore assicurativo, o per reati fiscali, chi è responsabile di una bancarotta”. Ancora vengono messi all'indice quanti sono stati anche temporaneamente sospesi “dai pubblici uffici”, coloro che hanno commesso reati contro la “pubblica amministrazione, lo stato sociale, l'ordine pubblico” e i beni pubblici. Molto dettagliata poi la parte sull'uso e il controllo degli strumenti finanziari utilizzati nelle transazioni. Si tratta insomma della messa a punto di una materia che riguarderà per intero le strutture della Santa Sede. Il regolamento dell'Aif, d'altro canto, risponde agli impegni presi dalla Santa Sede con l'Unione europea e con Moneyval – l'organismo del Consiglio d'Europa che vigila su antiriciclaggio e finanziamento al terrorismo.

Per quale che riguarda Moneyval, poi, il cammino è ormai avviato, la prossima tappa dovrebbe la presentazione da parte della Santa Sede di un rapporto complessivo nel quale si informa l'organismo circa i progressi compiuti. D'altro canto Moneyval proseguirà l'attività di monitoraggio sul Vaticano secondo i propri standard tradizionali. Nel prossimo mese di marzo, intanto, verrà presentato il terzo rapporto dell'Aif, che farà il punto su queste novità (nelle quali rientra la vigilanza prudenziale), mentre verranno resi noti i nuovi dati sulle segnalazioni sospette. Queste ultime dovrebbero segnare un leggero calo rispetto all'anno passato (quando furono 201) in linea con la progressiva entrata in vigore di tutta la legislazione antiriciclaggio.

Ancora da rilevare che sul fronte del contrasto al finanziamento al terrorismo il Vaticano nel corso degli ultimi due anni - attraverso il Governatorato – ha fatto proprio l'elenco stilato dall'Onu dei soggetti a rischio, con i quali cioè non si possono avere rapporti di natura economica e finanziaria. In questo settore la Santa Sede – nel corso del negoziato - ha fatto notare ai vari organismi interessati, fra i quali il Gafi (Gruppo d'azione finanziaria internazionale), che un'applicazione rigida della normativa contro il finanziamento al terrorismo comporta dei problemi. In particolare in un Paese in guerra in cui ci sono istituzioni o poteri militari inseriti negli elenchi dei soggetti pericolosi stilati dalle Nazioni Unite, chiunque svolga un'attività di aiuto umanitario (una ong cattolica o laica, una missione), rischia di essere accusato di sostenere il terrorismo. In pratica qualsiasi contatto o rapporto con questi soggetti può diventare motivo di accusa. Rinunciando del tutto a un intervento, però, si rischia di non applicare le convenzioni di Ginevra sul diritto umanitario, sul dovere di prestare soccorso e via dicendo, creando una discrepanza forte fra i vari livelli di legislazione sovranazionale. Un problematica che è stata recepita in modo positivo dagli organismi internazionali. E proprio nell'ambito del contrasto al finanziamento del terrorismo va letto anche l'ingresso nel management finanziario vaticano di personalità provenienti da realtà molto diverse, dall'America, dall'Asia, dall'Europa, portatrici di esperienze di alto livello di mondi distanti fra di loro eppure inseriti nei meccanismi della finanza globale.

Sul fronte interno invece, va rilevato che l'adeguamento della Santa Sede non tocca solo il sistema finanziario ma anche quello giudiziario; in tal senso andavano anche le richieste di Moneyval. Il problema posto era quello di dotare il Vaticano un sistema giudiziario in grado di agire di fronte a una denuncia interna; d'altro canto quando una denuncia riguarda un cittadino di un altro Paese, anche in Italia ma non solo, è importante che ora il Vaticano sia in grado di fornire tutte le informazioni del caso al Paese interessato, in un'ottica di reciprocità e di scambio di informazioni.



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